PERDUTA E DISONORATA

Manca poco alla mezzanotte del 2 luglio 1902. Qualcuno, a Cosenza, prende il fresco vicino al Crati, qualcun altro sta affacciato dalla finestra. Una donna attraversa il ponte della Massa e va verso il rione Spirito Santo, entra in un portone, sale due rampe di scale e poi bussa ad una porta.
– Che ci fai qui a quest’ora? – le dice l’uomo.
– Una disgrazia… Eugenio ha ammazzato sua moglie, corri a vedere…
L’uomo, Santo Gentile, non se lo fa ripetere due volte e corre verso la casa di suo cugino Eugenio. La donna, Luigina Gentile, cugina dei due, resta in quella casa, chiude la porta e si dirige sicura verso una stanza da letto dove stanno cercando di prendere sonno suo zio Francesco e sua moglie. Luigina si avvicina al letto dalla parte dove è coricato suo zio e gli dice:
Sei contento che per cagione tua son rimasta in mezzo alla via?
Cosa vuoi da me? tu non hai saputo fare… non dovevi far vendere la roba della bottega… – le risponde con tono acido.
Luigina non replica. In silenzio sfila dalla manica un trincetto da calzolaio e vibra un tremendo colpo all’addome dello zio, poi estrae la lama ed esclama:
Prenditi questo!
Mentre lo zio urla per il dolore e la zia urla per chiamare al soccorso, Luigina con calma esce e ripercorre la stessa strada. Mentre riattraversa il ponte lascia cadere a terra il trincetto, poi si dirige verso la stazione ferroviaria di Cosenza Casali.
L’Appuntato Nicola Salvatelli e il Carabiniere Pasquale Passeri sono di pattuglia davanti alla stazione di Cosenza Casali quando Luigina li ferma.
– Arrestatemi… ho accoltellato mio zio…
Il Maresciallo Leopoldo Tasso bestemmia quando lo svegliano ed è ancora mezzo addormentato quando Luigina comincia a raccontargli la sua storia, ma il torpore svanisce subito:
– Ho ventitre anni, sono nata a Campobasso e sono sposata con Giuseppe Iaccini – esordisce. Poi, tirato un lungo respiro, continua –. Allorquando mio padre morì nelle carceri di Orvieto, condannato a 12 anni per omicidio, prima di partire per la casa penale mi consegnò in custodia con mia sorella ed un fratello presso il mio zio Gentile Francesco d’anni 56 di Fiumefreddo Bruzio e qui dimorante in Via Spirito Santo. Contavo allora l’età di 13 anni e quel satiro, abusando della mia inesperienza, incominciò a corrompermi con atti di libidine consumando le sue voglie su di me, continuando tale stato di cose sino all’età di 20 anni. Un bel giorno, circa 3 anni orsono, detto mio zio approfittando del momento che nessuno vi era in casa, dopo avermi mezza ubbriacata, mi tolse l’onore congiungendosi carnalmente, continuando tale fatto per un buon lasso di tempo, abusando di me sia con minacce che con lusinghe. Rimasta incinta di circa 5 mesi, per tema d’esser scoperto, tentò invano di farmi abortire obbligandomi a bere dell’acqua di malva e di quella di erba di vento, facendomi prendere dei semicupi ai piedi e dei bagni freddi per tutta la vita, mi portò anche un medicinale che disse essere una pozione, mettendone soltanto una delle due cartine in un bicchiere di acqua. Non vedendo alcun esito, sempre con la scusa che mi faceva abortire si congiungeva più volte con me anche contro natura ed io che pur di soffocare lo scandalo avrei sopportato qualunque cosa, lasciai che egli mi rovinasse in tal guisa, sottoponendomi per dieci o quindici giorni ad essere zimbello delle sue turpi voglie. Finalmente, persuasosi che non si poteva più tenere celata la mia gravidanza giacché il ventre era notevolmente ingrossato, e che d’altra parte l’aborto non veniva, si confidò con la moglie e al nono mese, adoperando ogni segretezza e facendomi assistere dalla levatrice patentata Farsetti, il giorno 2 settembre 1900, nella casa di detto mio zio, davo alla luce un figlio maschio che, trasportato al Brefotrofio, dopo 3 giorni morì. Anche successivamente mio zio cercò di godermi carnalmente, ma ebbi la forza di resistere anche perché mia zia, la quale non ha alcuna colpa nell’accaduto, non cessò di consigliarmi a non aderire mai più alla prave voglie del marito. Benché mi capitasse varie proposte di matrimonio, mio zio per tema di perdermi sempre le rifiutava. Quando, essendosi presentato a chiedermi in isposa Iaccini Giuseppe, detto mio zio, dopo averlo ingannato dicendo che ero ancora vergine, si decise a farmelo sposare, come infatti tale matrimonio si effettuò il 2 maggio 1901 e mio zio ha avuto il coraggio di farmi proposte disoneste perfino in quel giorno in cui dovevo passare a matrimonio. Accortosi mio marito che non ero nello stato normale, tentai sulle prime di persuaderlo che era stato un giovane a me sconosciuto col quale amoreggiavo, ma poscia, saputo il fatto dalla voce pubblica, dopo pochi giorni mi obbligò a svelargli il segreto tanto nascosto in seguito alle minacce di mio zio. Saputo il fatto, detto mio marito, il 21 giugno, manifestando il proposito di partire fra breve per l’America e dandomi soltanto lire sette oltre degli ori che mi aveva comprato e di altri poco oggetti di casa giacché pensò di vendere e di trattenere per sé la moneta che ricavò dalla vendita degli oggetti di bottega da salumaio, che aveva col suo denaro comprato a mio nome in seguito a suggerimento di mio zio, mi abbandonò dicendo che non poteva sopportare tale sfregio al suo onore. Vistami perduta e disonorata da un uomo che doveva proteggermi l’onore, andai ad abitare per qualche giorno in casa di mio cugino Eugenio Gentile. Vedendomi alle strette col più pressante bisogno, sentendomi mortificata perché ero costretta a vivere alle spalle di un mio parente che vive di lavoro, tormentata continuamente dal ricordo della mia sventura, mi saltò in mente di vendicarmi contro chi era la causa di tutti i miei danni. Ieri sera, verso le 23, mi levai da letto e senza che i miei cugini si accorgessero di nulla, provvistami di nascosto di un trincetto che trovavasi nel panchetto di lavoro di mio cugino e che riuscii a trovare malgrado l’oscurità della notte, uscii furtivamente di casa, andai di filato in quella di mio zio  e
Luigina finisce in camera di sicurezza e i Carabinieri iniziano le indagini andando a verificare le condizioni del ferito che, in effetti, ha una ferita da punta poco sopra l’ombelico, giudicata dal medico che lo ha visitato, pericolosa di vita.
– Come sono andate le cose?
Non mi fido di parlare
– Su, forza, raccontate i fatti – insistono il Maresciallo Tasso e il Pretore Enrico Granata che, nel frattempo, lo ha raggiunto – chi vi ha ferito?
Mi ha ferito mia nipote Luigiail ferimento è avvenuto a mezzanotte… – farfuglia – e non posso dirne i motivi perché mi sento tanto male da sentirmi uscire l’anima
– Su, sforzatevi, bastano pochi minuti e poi potrete riposare e guarire.
Io sono cieco da circa 13 anniNon vi è stato alterco di sortamia nipote ha premeditato il reato da quanto vado a dirementre io e mia moglie eravamo supini nel letto coniugale, quella, appena dette le parole: “Vedi come sono ridotta?”, mentre io non avevo ancora finito di dire che era tutta sua colpa se le avevano venduto la bottega, di botto con un trincetto mi ha vibrato un colpo al ventre
– Perché ha questo forte risentimento nei vostri confronti? Le avete fatto del male?
Io ho tenuto in casa mia nipote per 14  anni la quale si lasciò disonorare non so da chi e di poi si diede anche ad un farmacista, anzi costui sarebbe stato il primo a goderne i favori
– E anche voi…
Sicuramente à tentato pure menon posso negare che qualche volta ne ho goduto anche io i favori in questo stesso letto nel mentre mia moglie era profondamente addormentata, anzi una volta, svegliatasi, nel vederla accanto a me fece una scenata violenta e chi sa quali altre maggiori conseguenze si sarebbero deplorate se fosse riuscita a raggiungerla! Il commercio carnale fra me e mia nipote ebbe luogo circa 4 anni addietro per tre o quattro volte e da quell’epoca io feci a meno di congiungermi più con lei. due mesi dietro essa passò a matrimonio ma il marito poco dopo l’abbandonò adducendo di essere stato ingannato sulla verginità della moglie
Poi fa segno che non ce la fa a parlare oltre e non gli viene fatta alcuna domanda sul bambino partorito da Luigina.
È falso assolutamente che io abbia avuto, pria che con mio zio, relazioni carnali con un farmacista, mentre con costui non vi furono che brevissime relazioni amorose per fine di matrimonio, tantoppiù che io ruppi i rapporti appena seppi che era soltanto un garzone di farmacia. È falsissimo pure che fossi stata io a darmi spontaneamente a mio zio e che fossi andata nel suo letto mentre la moglie dormiva e che una volta, svegliatasi, mi avesse inseguita – replica sdegnata alle contestazioni che le muove il Pretore.
Un bell’affare. E mentre gli inquirenti si scervellano per venirne a capo, Francesco Gentile muore per la peritonite settica sviluppatasi nello stesso per effetto del ferimento che ha dato luogo all’infezione del cavo peritoneale e che è stata occasionata dalla qualità dell’arma feritrice, essendo nota la virulenza settica irreparabile dei coltelli da calzolaio, identica a quella dei ferri adoperati per le autopsie. Parola del dottor Felice Migliori.
Poi si stabilisce con certezza che Luigina ha davvero partorito un bambino. A confermarlo è la levatrice Teresina Farsetti che l’ha assistita durante il parto:
La giovane dette alla luce un bambino che io, giusto il desiderio della famiglia, denunziai come figlio di genitori ignoti. E siccome il Gentile per soffocare lo scandalo richiese che né io né mia sorella fossimo andate a casa loro, così non ci facemmo vedere. Malgrado le ripetute domande allo zio e alla giovine, nessuno dei due avea voluto rivelare il nome della persona che avea reso madre la giovine medesima
La vedova di Francesco Gentile smentisce sia Luigina che il marito:
Mia nipote mi confidò che trovavasi all’ultimo mese di gravidanza e io non insistetti per vergogna di sapere chi fosse stato a renderla incinta. Non mancai d’informare mio marito di quella confidenza e lo stesso, mostrando d’inquietarsi, s’armò di un rasoio e inseguì per le stanze la nipote, senza però raggiungerla e farle del male. Mio marito non mi ha mai confidato di avere avuto rapporti carnali con la nipote, né io ebbi ad intavolare il discorso su tale argomento – poi si lascia andare a una rivelazione che potrebbe cambiare l’esito del processo –. In ogni modo, dopo lo sgravio di mia nipote, sospettando che essa potesse tradirmi con mio marito, la tenni d’occhio ed una notte, avendo avvertito del rumore nel letto, ritenni che quei due si stessero unendo carnalmente. Balzai dal letto ma non intesi né vidi altro, né mi fu possibile di andare nella stanza vicina dove dormiva mia nipote, attesa l’oscurità e la mia cecità.
L’impressione è di trovarsi davanti a una testimone reticente, ma comunque un passettino in avanti consente di farlo. Importanti sono le dichiarazioni di Eugenio Gentile, cugino di Luigina e nipote della vittima:
La disgraziata mia cugina, quando il padre andò in carcere per un omicidio, prese stanza presso suo zio, il quale ritirò pure una sorellina nonché un fratello minore di quella, però i tre giovani non vivevano a peso dello zio, bensì colla pensione cui ebbero diritto perché il padre era impiegato dello stato. Io, che ero stato beneficato dal padre dei miei cugini, ho avuto delle tenerezze sempre per loro ma, disgraziatamente, non ho potuto mai addimostrarlo a sufficienza perché malgrado fossi ammogliato e non più giovane, mio zio mal mi vedeva in sua casa ed or con un pretesto ed or con un altro, mi dichiarava inimicizia. Io non mi persuadevo di quel contegno, ma ora capisco anche troppo perché la giovine più d’una volta mi raccomandò di non sedermi accanto a lei perché lo zio era sospettoso. Io ero sicurissimo della onestà della povera giovine e, animato dal desiderio di aiutarla, mi capitò di poter proporre per lei un buon matrimonio con Iaccini Giuseppe, agiato contadino arricchito in America. Ben tosto però si sparse la triste notizia che il Iaccini era stato ingannato perché non aveva trovato la moglie zitella e tantoppiù rimase dolente quando successivamente apprese che a togliere l’onore alla giovinetta era stato colui che avrebbe dovuto usarle cure paterne, il proprio zio e tutore Gentile Francesco
E le cose cominciano a quadrare quando a parlare è Giuseppe Iaccini:
Avevo saputo che mia moglie, al pari dell’altra sorella, avea fatto una vita ritiratissima in casa; sospettai che fosse stato a disonorarla qualcuno di sua famiglia, facilmente suo cugino Alberto. Però ben presto si sparse la voce e me lo riferì mia madre, che ad avere contatto carnale con mia moglie era stato suo zio Francesco e che da tale unione era anche nato un figlio
Che Luigina sia sempre stata una ragazza onestissima e abbia condotto una vita ritiratissima in casa lo sanno tutti e tutti lo attestano davanti al Pretore, ma questo non costituisce prova e così l’8 novembre 1901, la Sezione d’Accusa presso la Corte d’Appello di Catanzaro rinvia a giudizio Luigina Gentile con l’accusa di omicidio premeditato.
Il dibattimento è fissato per il primo marzo 1902 ma viene subito rinviato perché Luigina durante la prima udienza ha un attacco di convulsioni e deve essere portata via.
Dietro ordine di Vostra Signoria Ill.ma, ieri sera e stamattina mi sono recato in queste Carceri di S. Agostino per visitare ed osservare la detenuta Luigina Gentile, la quale nell’udienza di ieri fu colta da malore e forme convulsive che durarono parecchi minuti.
La Gentile, da me accuratamente visitata, nulla di anormale presenta nel suo organismo da meritare la mia attenzione: dotata di ottima costituzione fisica, ha 23 anni ed ha esuberanza di pannicolo adiposo; è pallida alquanto e ciò è in rapporto ed in conseguenza della vita che fa in un luogo chiuso, senza moto ad aria libera. I suoi organi interni sono normali, specialmente i suoi centri nervosi ed il sistema vascolare, per come ho potuto raccogliere da un accurato esame sensiologico.
Ella mi ha riferito, dietro mia domanda, che diciotto mesi or sono, essendo al terzo mese di gravidanza, fu colta dallo stesso malore e così nove giorni or sono, trovandosi a pregare con un’altra detenuta nella cappella di queste carceri.
Ella mi ha assicurato che quando è colta da questa forma di deliquio, pur non potendo rispondere, avverte le persone che le stanno dattorno e che la soccorrono.
Dopo ciò mi son fatto il criterio che la Gentile soffre di accessi isterici e che nell’accesso  di ieri vi ha influito la preoccupazione morale per il processo che si svolge a suo carico, l’avere in atto la mestruazione, che è punto abbondante ed il non aver preso cibo dal giorno innanzi.
Ecco quanto ho l’onore di rapportare alla S.V. Ill.ma giusto la sua richiesta ed i suoi ordinativi.
Dott. Cesare Elia
Il 7 marzo, ripresasi, Luigina ascolta la lettura della sentenza che la manda assolta dall’accusa di omicidio premeditato.[1]

 

[1] ASCS, Processi Penali.

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