IL MOLESTATORE DI DONNE

È la sera del 26 aprile 1911. Nella Villa
Comunale di Cosenza si stanno celebrando le Feste Telesiane e in giro c’è un
sacco di gente. Molti assistono alla prima proiezione cinematografica all’aperto
della serata, Messina che risorge, in
tutto 9 minuti, poi, dopo una breve pausa, seguirà Salomè con la mitica Francesca Bertini; altri ascoltano la banda,
altri ancora passeggiano lungo i viali della Villa.
– Ohi mà, vaju aru cinematografu ccu donna
Maria… ‘a mugliere ‘e chiru d’a Prefettura… – dice Teresina Cundari, 13 anni, a
sua madre Filomena Caligiuri, mentre questa sta facendo delle riparazioni ad un’attrice
nel Teatro Massimo
– Va bbuanu… quannu finiscia ricogliate ara
casa!
Vi
era un gran concorso di gente
e, nella folla, Teresina perde di vista
donna Maria e la ragazzina incontra un’altra vicina di casa, donna Carmela
Pasqua e rimane con lei, ma ad un tratto si sente chiamare
– Teresì… Teresì… – è il suo compare
Giuseppe Galiotti, un fruttivendolo ambulante – chi fa ccà?
– Vaju aru cinematografu compà Peppì
– Puru iu… damm’a manu ca ti puartu a
nna parte ca si vida cchiù bbuanu
Teresina gli dà la mano e Giuseppe le fa
fare un lungo giro nella villa, attraversandola da parte a parte, fino ad
arrivare nei pressi della fontana detta
del Paradiso
, per imboccare un viottolo, poco e male frequentato, che
scende nella Villa. È buio e non c’è nessuno. Giuseppe afferra a viva forza Teresina, le tappa la bocca con una mano,
mentre con l’altra si sbottona i pantaloni e poi le solleva la gonnella.
Gli occhi di Teresina sono sbarrati per
il terrore, i suoi muscoli sembrano essere diventati di marmo, incapaci come
sono di fare qualsiasi movimento e così Giuseppe sfoga la sua libidine.
– Vavatinni e muta, ‘un dire nente a mammata sinnò t’ammazzu… ha capitu? Mu-ta – le ordina,
sillabando la parola
Teresina corre come il vento in mezzo
alla folla fino al Teatro Massimo e, come le ha ordinato il compare, non dice
una parola su ciò che è accaduto.
Ma la mattina dopo non resiste e confida
la cosa a Giovannina ‘a seggiara. Non
accade niente, la donna tiene per sé la confidenza, forse nemmeno ci crede a
quella storia, Teresina ogni tanto le spara grosse.
Una cosa strana però accade. Dalla mattina
del 27 aprile. Santina Pascuzzo, la moglie di compare Giuseppe, comincia a
insultare Teresina con ignobili volgarità: schifosa,
puttana, sbunnata davanti e d’arrieti
. Forse questo viene all’orecchio di
Giuseppe il quale, forse temendo che il comportamento di sua moglie possa far
insospettire la madre di Teresina, ferma per strada la ragazzina e le regala
una lira, come regalo per il silenzio, ferma restando la minaccia di morte.
Teresina nasconde la lira in casa ma sua
madre, facendo le pulizie, la trova e sono botte. La picchia perché pensa che
quella lira l’ha rubata in una delle case dove va a fare le pulizie e dove
Teresina spesso la va a trovare.
A questo punto, Teresina si decide a
parlare e racconta tutto. Sua madre va, come è ovvio, su tutte le furie e corre
nell’ufficio di Pubblica Sicurezza per querelare Giuseppe Galiotti.
Il fruttivendolo, rintracciato, viene
portato davanti al Delegato di P.S. e si difende attaccando
Teresina
è una mia comare. La sera del 26 aprile
1911
la
incontrai alla Villa Comunale durante uno spettacolo cinematografico. Nel posto
in cui si trovava non vedeva bene lo spettacolo ed è per quello che io
l’accompagnai più vicino all’apparecchio.
Più tardi successe
una rissa. Un certo Lupo Umberto ferì un altro giovinotto, per quanto mi si
disse. Mi seccava di farla da testimone; accompagnai la Cundari nel teatro Massimo
dove si trovava la madre, che era al servizio di un’artista, e per non
attraversare il Viale Maestro, dove si trovava una gra
n folla, percorsi il viottolo che è a destra di chi entra nella villa.
È falso pertanto che io l’avessi accompagnata verso la fontana “Paradiso”.
Alla porta del teatro trovai la guardia municipale Scarcelli Luigi,
nonché Carbone Francesco, negoziante in Portapiana. La guardia fece entrare la Cundari non dalla parte
della platea, ma per le scale.
Mi protesto pertanto
innocente di qualsiasi imputazione perché mi si vuol tentare un ricatto.
Aggiungo che la
Cundari è una ragazza corrotta, come può attestare Giuseppe
Gabrielli, barbiere presso la
Prefettura, il quale sa che la Cundari ebbe a corrompere
financo un bambino, figlio di Giovannina Intrieri, detta ‘a seggiara
È necessario mettere i due a confronto
TERESINA: Non ho nessuna difficoltà di sostenere in
vostro confronto quanto ebbi a dichiarare innanzi il Pretore il 6 maggio 1911.
voi la sera del 26 aprile detto anno mi incontraste nella villa comunale e mi
invitaste a seguirvi per vedere meglio lo spettacolo cinematografico, mi
faceste girare
per le paparelle,
tanto che una guardia daziaria ci domandò dove andassimo e noi rispondemmo che
andavamo a fare un’imbasciata. Poscia mi conduceste nella fontana dei 12 getti,
detta del “Paradiso” e lì mi faceste delle porcherie. In seguito mi
accompagnaste voi al Teatro Massimo, dove io raggiunsi mia madre. Dopo due
giorni, poiché io tacessi, mi complimentaste una lira d’argento. Questa è la
verità.
GIUSEPPE: È falso quanto voi affermate. È vero che la
sera del 26 aprile ci incontrammo nella villa comunale ed è del pari vero che
io vi cercai un posto per vedere meglio lo spettacolo. Ma è falso che avessi
abusato di voi. Era successa una rissa ed io per evitarla, vi accompagnai lungo
il viottolo pel teatro massimo. Voi siete una bambina corrotta: corrompeste il
figliuolo di Giovannina ‘a seggiara, siete una scostumata, venivate nel mio
negozio e mi mettevate la mani nelle brache in senso osceno, finanche alla
presenza di mia moglie, ed io non volli mai sapere di voi. Eravate così
corrotta che assistevate ai convegni carnali di vostra madre, anzi, il muratore
Aloi Vitaliano, catanzarese, dimorante in via Portapiana, entrò in casa vostra
con le vergogne di fuori. È falso che io vi avessi regalato una lira.
TERESINA:
Io dico la verità. Non sono una ragazza
corrotta. Il bambino di Giovannina ‘a seggiara si fece male da sé nel pene, e
quando l’Aloi andò a casa mia come voi dite, io ero ammalata a letto e
gl’ingiunsi di uscire fuori. Tutto il resto è inventato da voi. Voi, per farmi
tacere, mi avete dato una lira
Le
accuse sulla presunta “corruzione” di Teresina naufragano miseramente dopo due
perizie mediche. È vergine, quindi incorrotta
, e il fruttivendolo finisce al
fresco non con l’accusa di violenza carnale, ma con quella più lieve di corruzione di minorenne.
Si scopre, invece, che Giuseppe Galiotti ha il vizietto di
adescare donne per strada
Galiotti Giuseppe è un individuo capace di
commettere il reato che gli si addebita. Egli, lungo le processioni, segue le
ragazze con intenzioni oscene ed ultimamente molestò certa Rosina Patitucci,
vedova Nesci
– giura Gaetano Filice
Rosina
Patitucci,
trentaquattrenne bidella delle scuole elementari del Convento dei Cappuccini,
tirata in ballo, il 28
luglio
1911 racconta al Pretore
Sono in grado di attestare alla giustizia che Galiotti Giuseppe mi
molestava continuamente seguendomi nella scuola dove io mi recavo per fare le
pulizie. Mi fu detto che egli, spesso, durante la notte si fermava a canto alla
porta della mia abitazione ed una notte del dicembre 1910 io lo vidi sempre
accanto alla mia abitazione in Via Bisceglie N. 6, con la brache calate in modo
da mostrare le parti vergognose, tanto che io mi diedi a gridare
E bravo Giuseppe!
Il 26 novembre 1911 Giuseppe Galiotti
viene rinviato a giudizio per il reato di corruzione di minorenne. Con lui
viene rinviata a giudizio anche sua moglie, accusata di ingiurie verbali
pubbliche.
Il dibattimento è fissato per il 9 febbraio
1912, ma quando, alle 18,00, i due imputati vengono fatti entrare in aula, il
Presidente della Corte, Gaetano Rossi, fa presente che è tardi per iniziare
. Con l’accordo delle parti, la causa viene
rinviata a nuovo ruolo e se ne perdono le tracce.
[1]

[1] ASCS,
Processi Penali.

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