RED NOSE MIKE E I SUOI COMPARI

Il 15 febbraio 1889 a Nicastro tira una
fastidiosa tramontana. Il Carabiniere che sta di guardia sulla porta del
Tribunale è sorpreso nel vedere un distinto signore, quasi anziano si potrebbe
dire, vestito tutto di nero, con la bombetta calata sugli occhi e un vistoso
distintivo dorato attaccato al bavero del cappotto. Più incuriosito che
preoccupato, lo ferma e gli chiede chi sia e in quale ufficio deve andare
– Sorry… I don’t understand… I’m english… do you speak English?
– Cosa? Non capisco… chi siete e cosa
volete?
– I’m a detective… policeman… you
policeman, I policeman… police… do you understand? – risponde l’inglese
indicando il proprio distintivo, sicuro che finalmente il Carabiniere abbia
capito
– Ah! Polizia! Io Ca ra bi nie re! Aspettate
qui – gli dice, soddisfatto, facendogli segno di aspettare
Dopo parecchi minuti, e solo quando in
tutta fretta un Carabiniere va a prelevare a scuola un professore di inglese in
grado di fare da interprete, Carl Maximilian Flagan, cinquantatreenne agente
speciale della società di investigazioni private Pinkerton, viene fatto entrare
nell’ufficio del Procuratore del re e gli racconta una storia che lo lascia con
la bocca aperta:

Charles McFadden, impresario ferroviario
di Philadelphia, sta costruendo un tratto di ferrovia tra Mill Creek e Miners
Mill in Pennsylvania a ha alle sue dipendenze centinaia di operai, moltissimi
dei quali italiani. La mattina del 18 ottobre 1888, come ogni mese, il suo Agente e mastro pagatore Bernard Mc
Clure, 23 anni, accompagnato dalla guardia del corpo Hugh Flanagan,  era partito alla volta di Wilkes Barr a bordo
di un carrozzino scoperto, nonostante piovesse a dirotto, per prelevare circa
12.000 dollari in banconote ed argento
dalla Wyoming National Bank e pagare, il giorno successivo, le paghe agli
operai. Verso le 8,15 Mc Fadden, che stava andando a visionare i lavori, lo vide
da lontano andare in direzione di Wilkes Barr.
Arrivato sul cantiere, l’imprenditore
restò un’oretta e poi si rimise in cammino per tornare in ufficio.
In questo frattempo McClure e Flanagan
avevano prelevato il denaro e stavano tornando sul cantiere quando, giunti
sulla sommità di una collina, dai fitti cespugli che la costeggiavano, spuntò
un uomo armato di fucile e altri due uomini armati di revolver che cominciarono
a sparare contro di loro colpendoli ripetutamente. Il cavallo si imbizzarrì e
cominciò ad andare al galoppo facendo cadere a terra Flanagan e allora l’uomo
col fucile sparò anche al cavallo che cadde morto all’istante. McClure era già morto
ma all’uomo col fucile non importava e così prima gli sparò una fucilata in un
occhio facendoglielo uscire dall’orbita e poi, dopo averlo tirato giù dal
calesse, gli spaccò letteralmente la testa in due con il calcio del fucile. Poi
presero la borsa con il denaro e sparirono.
Giunto sulla sommità di una collina,
McFadden notò qualcosa di strano: ai bordi della strada costeggiata da folte siepi
c’era il calesse di Mc Clure messo di traverso e il cavallo che lo tirava
disteso a terra. “Il cavallo si è imbizzarrito e li ha rovesciati, Mc Clure me
lo ha detto che è un cavallo cattivo” pensò mentre si avvicinava per vedere
cosa fosse successo. No, ci doveva essere dell’altro perché l’imprenditore notò
subito che il cavallo perdeva sangue dalla bocca. Sceso dalla sua vettura vide,
fra le ruote del calesse, un fardello di
vestiti e di coperte
. Le spostò e lanciò una bestemmia: era Mc Clure, raggomitolato come una palla, morto. Mc
Fadden non indugiò oltre, non si preoccupò di cercare Flanagan, e tornò al
cantiere per chiedere aiuto
– È un delitto! – esclamò Alec Mc
Querrin, che aveva accompagnato l’imprenditore – è orribile… guardate la testa
di Mc Clure! E la borsa con i soldi? Dov’è la borsa? Guardate qui… hanno
sparato anche al cavallo! E dov’è Flanagan?
Già, Flanagan. Flanagan era a circa 100
da lì, in mezzo alla strada, anche lui morto ammazzato.
Una marea di gente si recò a Miners Mill
per rendere omaggio alle vittime e subito cominciò a girare la voce che a
compiere quell’orrendo delitto erano stati gli italiani e la Polizia seguì
subito questa pista e cominciò a tenere d’occhio soprattutto un certo Michele
Rizzolo, un ventenne siciliano che tutti conoscevano con il nomignolo di Red Nose Mike – Michele naso rosso –, e altri
due operai, i calabresi Giuseppe Bevivino di Maida e Vincenzo Villella di
Nicastro. I tre vennero interrogati ma non risultò niente a loro carico e
quindi furono rilasciati. Dopo qualche giorno, però, i sospetti su Rizzolo
aumentarono e la Polizia lo arrestò, ma Rizzolo si fece pagare la cauzione dal
suo amico Thomas Quigley, il ricevitore postale di Miners Mill, e fu rilasciato.
Ciò che Michele ignorava era che Quigley stava facendo il doppio gioco perché
era d’accordo con la Polizia e con gli agenti della Pinkerton’s National
Detective Agency, ingaggiata da McFadden per recuperare i soldi rubati, che
stavano provando a incastrarlo.
Il detective italo-americano della
Pinkerton Francesco De Luca lo agganciò e in pochi giorni riuscì a diventare un
amico intimo e inseparabile di Michele che cominciò a spendere per il suo nuovo
amico il quale gli presentò due suoi amici poliziotti, il capitano Robert S.
Linden e l’agente Frank Thayer e questi gli fecero capire che erano disposti ad
aiutarlo e, in effetti, lo aiutarono, almeno così sembrava e Michele li
ricompensò. Un paio di volte cambiò delle banconote da 50 dollari in banca e
un’altra volta pagò le puttane in un bordello con un altro pezzo da 50 e
intanto De Luca annotava tutto. Poi il detective ebbe l’impressione che Michele
si stesse preparando a partire per l’Italia e lo convinse ad andare con lui a
Philadelphia. Era il 2 novembre, mercoledì. Appena arrivati a Philadelphia,
vennero fermati da un agente che in realtà lavorava per la Pinkerton e De Luca
fu ammanettato. La sceneggiata riuscì perché Michele non sospettò
nulla e cominciò a protestare vivacemente per quell’arresto che riteneva
abusivo e così tutti e due furono portati alla Centrale, dove l’agente disse
loro che De Luca doveva essere portato in una città vicina e Michele fu
lasciato in consegna al capitano Linden e all’agente Thayer. Michele era
tranquillo, quelli erano suoi amici e se la sarebbe cavata di nuovo. Ma i due
poliziotti erano al servizio di Pinkerton. La trappola si chiuse. 

– Mike, sei nei guai – gli disse Linden
-, il cassiere della Banca dove McClure ha prelevato i soldi, ha detto che
aveva segnato tutte le banconote…, ha detto pure che i soldi che hai cambiato
in banca e quelli con cui hai pagato le puttane fanno parte dei soldi prelevati
da Mclure…
Poi gli fece vedere delle carte sulle
quali erano riportati dei numeri e gli fece capire che in una carta erano
riportati i numeri di serie delle banconote che aveva speso e nell’altra i
numeri che aveva annotato il cassiere. Ovviamente coincidevano.
Rizzolo, interdetto o confuso, davanti al Capitano Linden confessò: fu lui
insieme a Giuseppe Bevivino e Vincenzo Villella a compiere la rapina e
massacrare i due uomini e specificò che Bevivino propose il colpo a lui e ad un
certo Antonio Napolillo il quale non accettò e per sfuggire all’ira di Bevivino
preferì andarsene da Miners Mill. Allora Bevivino coinvolse Vincenzo Villella e
tutti e tre insieme andarono a comprare un fucile, un Winchester a undici colpi calibro 44, a Wilkes Barr. Poi fece
qualcosa in più: portò Thayer e Linden in un bosco poco distante dal luogo del
delitto dove avevano nascosto i corpi del reato e dissotterrò il fucile, la
borsa che conteneva ancora degli involti con dentro gli spiccioli e un appunto
della banca con la divisione del denaro secondo il taglio.
La Polizia, però, non riuscì a trovare
gli altri due compari perché, capita l’antifona, si erano imbarcati in tutta
fretta per tornare in Italia. A sostenere il processo nel Tribunale della
contea di Luzerne rimase solo Rizzolo, che nel frattempo aveva ritrattato
dicendo che la confessione gli fu estorta.
– E questo Rizzolo è stato condannato? –
chiede il Procuratore a Flagan
– Si, a morte mediante impiccagione… in
questo momento sta aspettando l’ordine di esecuzione della sentenza – risponde
quasi con noncuranza Flagan, mentre l’interprete ha quasi un mancamento
pensando alla corda stretta intorno al collo di Rizzolo
– Per gli altri due che dobbiamo fare?
– Il governo americano ha inviato la
richiesta di estradizione… noi sappiamo che sono qui nei loro paesi e vorremmo
che nel frattempo li arrestiate e recuperiate i soldi del signor McFadden
– In verità ci vorrebbe una denuncia,
noi ufficialmente non sappiamo niente di tutto questo…
– Ah! Allora diciamo che ciò che vi ho
raccontato è una denuncia! – poi Flagan, firmata la querela, saluta e se ne va,
mentre la Procura del re di Nicastro comincia a indagare.
Il racconto fatto dal detective è stato
abbastanza sommario e ci sono un sacco di cose che vanno chiarite. Vediamo un
po’ di cosa si tratta.
Quando Michele Rizzolo fu arrestato la
prima volta, Bevivino trovò il modo di fargli sapere che lui e Villella
avrebbero portato il bottino a Philadelphia, dove lo avrebbero aspettato per
scappare in Italia. Rizzolo li raggiunge il 20 novembre 1888 e da un amico
comune, Francesco Chiriaco di  Maida,
scopre che i suoi compari sono partiti due giorni prima per Napoli con tutto il
bottino
– Prima di partire, Bevivino mi ha detto:
Il motivo per cui io parto è perché vedo
quell’uomo con la pancia
…”
– Quando parte il prossimo piroscafo? –
Gli chiede Rizzolo
– Sabato prossimo…
– No… io non posso partire, si sposa mia
sorella…
– Compare Giuseppe mi ha detto che ti
spedirà del denaro dall’Italia…
– Andiamo a bere una birra da Piero, chè è meglio… – gli risponde
cambiando discorso
– Ehi Mike! Avevano detto che ti avevano
arrestato, che ci fai a Philadelphia? – Gli fa la moglie del barista
Si,
ma fui dichiarato innocente… sono venuto espressamente a Philadelphia per
incontrare il Capitano Linden
– le risponde
– Ti fidi degli sbirri? – Gli chiede,
sorpreso, Chiriaco
Questo
Capitano mi ha salvato due volte dalla morte
… vedi – aggiunge – c’è del denaro ma io ne sono senza… non sono
molto contento nell’andare a trovare il Capitano poiché tutte le volte io lo
conduco all’hotel e lo tratto bene… buoni liquori, sigari… ma ora non posso
Com’è
che hai la faccia da presentarti a quest’uomo?
– gli fa Chiriaco, che
insiste – Non temi che egli sia d’accordo
con la Polizia?
Michele, con un sorriso, gli fa capire
che non ha nulla da temere dal Capitano, poi, quasi piangendo, aggiunge
Credimi,
dal momento che accadde quello, non penso più né a mangiare, né a bere. Tu sai
com’ero solito a bere birra, ora non ne posso più bere affatto perché mi si
presenta la vista… quell’uomo a terra con il sangue che gli sgorga dalla bocca…
credimi, non sapevo che ne avessi avuto il coraggio… e quel bastardo di Villella
che non ha mantenuto il patto
Suppongo
che se non fosse stato per te, gli altri sarebbero morti nel vedere una tal cosa
Bevivino
è molto coraggioso, aveva il coraggio di sparare e tirò sulla bocca all’uomo
dopo che era morto
Poi Michele viene arrestato e James Mc
Donald, un negoziante informatore della Polizia nonché giornalista, in
compagnia di altri due amici, William Cullen e Balser Helfrick, lo va a trovare
in carcere, per pura curiosità, e Michele
gli racconta
Sono
stato spinto a farlo… mi hanno messo dentro… in Italia c’è un’organizzazione
segreta che è fortissima anche in qualche parte di questo Paese, specialmente a
New York e preferisco andare davanti ai giudici e correre la sorte piuttosto
che mancare di compiere la mia parte, dopo essere entrato nel segreto
Quindi Michele sarebbe affiliato alla
maffia in Sicilia e alla Black Hand,
la famigerata Mano Nera, in America.
Pochi giorni dopo viene processato nella
contea di Luzerne e il suo difensore fa rilevare molti abusi procedurali. Sa
che Michele rischia la vita e si appiglia a tutto. La Corte, da parte sua,
respinge tutte le richieste dell’imputato. Viene respinta, per esempio, la
richiesta di un rinvio per poter produrre documenti e testimoni. Gli viene
negato anche di ricusare alcuni giurati i quali, manifestamente, ammettono di
essersi già precostituiti un giudizio.
Il giurato James Kirk, interrogato se si
sia fatta una espressa opinione circa la
colpabilità dell’imputato
, dichiara
Si
signore, la mia convinzione è fortissima. Ci vorrebbe assai a mutarla
.
 Un altro giurato, Thomas Bothwick, alla
domanda della difesa se avesse ripetutamente detto in pubblico di credere che
l’imputato sia colpevole, se sia difficile per lui cambiare opinione e se abbia
un preconcetto verso l’imputato, risponde seccamente
Si!
Così anche i giurati Frank Whitebread,
J. N. Major, Daniel Brehm, P. J. Walsh, Frank W. Naugle, I. A. Bryden, Linden
Van Osborne, Carl Good, William F. Miller, e quasi tutti gli altri. La
decisione è praticamente già presa.
Interrogato all’inizio del processo,
Rizzolo dichiara
Non
posso ottenere in questa contea un giusto giudizio essendovi nel popolo una
grave irritazione contro di me, contro di me esiste un preconcetto, perciò
domando alla Corte di accordarmi facoltà di provare con testimoni tali
circostanze
Ma la Corte non se ne dà per intesa e
ribatte
Non
accorderemo un rinvio, ma sentiremo ora qualche testimonio su quest’argomento

Il difensore insiste
Domandiamo
un po’ di tempo per mandare le citazioni e procacciarci i testimoni
La Corte è irremovibile
Dobbiamo
respingere il rinvio. Crediamo ch’egli dovesse essere preparato a ciò. Egli
ebbe tutto il tempo per farlo e crediamo che sarebbe un pessimo precedente
l’accordare una facoltà di questa natura. È dovere dell’accusato di produrre,
ora, le sue prove a sostenere la sua domanda. Le sentiremo ora
”.
Ma non c’è niente da ascoltare, ora.
La difesa chiede di nuovo di rivedere la
lista dei giurati pel motivo che parecchi
giurati non erano elettori qualificati della Contea di Luzerne, né lo erano
stati molto tempo prima della compilazione della lista fatta il 24 novembre
1888, perciò la lista è illegale non essendosi ottemperato alla legge, né
all’ordinanza della Corte
. Tutto inutile, la richiesta è respinta.
Nel suo racconto Michele Rizzolo fa il
nome di Francesco Chiriaco che viene subito arrestato per complicità e tra le
altre cose dichiara che, secondo Bevivino, Rizzolo
appartiene ad una società segreta di Chicago, anzi ne è il capo
. Poi
descrive i suoi rapporti col compaesano Bevivino e dice che si scambiano delle
cortesie, un fiore nel gergo, e
aggiunge che con quel fiore Bevivino
è diventato suo padrino. Poi chiarisce meglio
Nel
nostro paese è costume che facendosi regalo d’un fiore si diventa com(pari) o
padrini. È un costume che abbiamo… invece di dire Buon giorno o Come state? O
qualche cosa di simile, si dice “O compare!”
Il
regalo di questo fiore sarebbe un segnale di riconoscimento fra i membri della
stessa società?
– gli chiede il Pubblico Ministero
No,
è un fiore che noi ci diamo nel mese di maggio nel nostro paese… è la festa di
San Giovanni
Michele Rizzolo viene condannato a morte
e condotto nel penitenziario della contea di Luzerne a Wilkes Barr per essere impiccato per il collo finché morte ne segua.
Tutti i ricorsi presentati dalla difesa vengono respinti.
La mattina del 5 giugno 1889 lo Sceriffo
Search entra nella cella di Rizzolo e gli legge l’ordine di esecuzione della
sentenza. Red Nose Mike resta
impassibile e aspetta che lo Sceriffo finisca di leggere, poi dice
semplicemente:
Va
bene, signore
Poco dopo entra nella cella il
confessore. Nel frattempo, il Guardiano Brockway ordina l’apertura dei cancelli
della prigione e la folla si precipita nel cortile mentre le guardie cercano di
controllare scrupolosamente i biglietti e ne trovano parecchi falsi in mano a cercatori di curiosità morbose.
Poi l’eccitazione svanisce e un cupo silenzio avvolge la prigione quando gli
occhi degli spettatori si posano sul patibolo.

Red
Nose Mike

non fa una piega mentre viene condotto alla piattaforma, non dà alcuna impressione di paura, rimorso o
tristezza
. Non mostra alcuna emozione nemmeno quando gli coprono la testa
con il cappuccio nero. Poi l’efficiente boia Atkinson aziona il meccanismo così
velocemente che molti nemmeno se ne accorgono. Sono le 10.16 quando il corpo di
Red Nose Mike cade nella botola, ma
il collo non si spezza. Ci vorranno cinquantatre minuti prima di dichiararlo
morto per impiccagione.

E gli altri due compari?
Arrivata la richiesta di estradizione
dagli Stati Uniti, per entrambi viene spiccato mandato di cattura. Villella, il
19 febbraio 1889, viene arrestato a casa sua, che viene perquisita
minuziosamente e gli vengono sequestrate 3.000 lire, parte in napoleoni di oro e parte in cartamoneta, alcune ricevute per 860
lire versate per compra di una casa,
ricevute per 280,73 lire pagate per spese notarili e imposte di registro e
altre ricevute. In tutto risulta che Vincenzo Villella da quando è tornato a
Nicastro ben vestito, ha speso
5.099,73 lire. Come le ha guadagnate, considerando che era partito sette anni
prima disperato, affamato, misero
giornaliero
? In più è andato in giro dicendo di voler trarre in moglie una donna di classe più elevata dalla sua e
di possedere 6.000 lire. Interrogato, dice di aver sempre lavorato nelle
vicinanze di Philadelphia e New York e di avere economizzato 4.250 lire che ha ritirato dalle banche newyorkesi
Cantone e Brigamile, di non essere mai stato a Miners Mill, di non conoscere né
Rizzolo, né Bevivino, di non aver mai detto di avere 6.000 lire e di non essere
mai stato a Maida per incontrare Bevivino. Alla contestazione che risulta aver
speso a Nicastro più di quanto dice di possedere, senza contare le spese di viaggio e il mantenimento da novembre sino
all’arresto
, e che in più risulta che le banche che ha citato non esistono,
non sa dare spiegazioni. Viene smentito anche sulla non conoscenza di Rizzolo
perché gli inquirenti intercettano una lettera scritta dal suo paesano Pasquale
Vescio indirizzata al padre, nella quale Francesco Chiriaco gli manda a dire
che Rizzolo è stato arrestato e che la Polizia sta cercando altri due complici
partiti per l’Italia. Non basta? I Carabinieri appurano che Villella a Maida
c’è stato e c’è rimasto un paio di settimane, ospite a casa del cognato di
Bevivino.
Giuseppe Bevivino, partito un anno prima povero, tornò ricco, faceva sfoggio, portò anelli
alla moglie
, invece riesce a sottrarsi alla cattura e in casa sua i
Carabinieri non trovano nemmeno l’ombra di un quattrino, una cambiale o una
ricevuta, niente di niente. Eppure viene ritenuto
il direttore del maleficio che si prese tutto il denaro, meno il poco che restò
a Rizzolo e la porzione data a Villella
. Ma finalmente, il 18 aprile 1899,
arriva la soffiata giusta: Giuseppe Bevivino si nasconde in casa di un parente
a Maida. Lo arrestano e gli trovano in tasca 250 lire in cartamoneta, una cambiale di 100 lire, una ricevuta per l’acquisto
di un fucile e di una rivoltella, diverse altre ricevute per un totale di
4.743,13 lire e un pezzo di una lettera
diretta al
Signore…,
probabilmente un avvocato, in cui c’è scritto che per presentarsi vuole prima capire lo stato del processo in quanto se
questo offre che può andare venti anni, si contenta di morire nel bosco con la
carabina in pugno
. Ma adesso la domanda che assilla gli inquirenti è una
sola: dove ha nascosto i soldi?
A questa domanda non apre bocca, ma
ammette di essere stato a Miners Mill dove ha conosciuto Rizzolo e Villella con
il quale ritornò in Italia. I due vengono messi a confronto e Villella è
costretto ad ammettere ciò che fino ad ora ha negato. Bevivino giura poi che
all’orrendo delitto non ha partecipato, ma dice di sapere che sono stati
Rizzolo, Villella e un certo Napolillo (già risultato estraneo ai fatti, nda).
Aggiunge che in questo pasticcio è stato trascinato da Rizzolo per vendetta in
quanto non volle restituirgli 350 lire che gli aveva prestato, ma che in
seguito, per tacitarlo, gli mandò 2.500 lire.
C’è la chiamata in correità di Rizzolo,
ci sono i soldi spesi dei quali non possono giustificare il possesso, ci sono
tante contraddizioni e incongruenze nei loro racconti. Per questo vengono
rinviati a giudizio davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro. E di questo sono
contenti perché sicuramente faranno il carcere ma non saranno appesi ad una
corda come Michele Rizzolo: il Governo italiano ha negato la loro estradizione
e il Presidente americano Benjamin Harrison in persona ha ordinato di non
insistere per non aprire un increscioso contenzioso con l’Italia. 
Il 16 aprile 1892 la Corte d’Assise di
Catanzaro condanna Giuseppe Bevivino a 20 anni di reclusione e Vincenzo
Villella a 15 anni di reclusione.[1]
A questa storia bisogna aggiungere
qualche altra informazione. Negli Stati Uniti Michele Rizzolo, Red Nose Mike, è inserito nell’elenco
dei peggiori fuorilegge e la sua storia si è trasformata in una specie di macabra
leggenda nella quale sono stati narrati anche fatti mai accaduti.

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