I BULLI DELLA CELLA 5

Il 13 maggio
1906 Angelo Perrone, dodicenne di Diamante detenuto
in espiazione di pena
nel carcere di Cosenza, dopo un colloquio con il
Direttore, viene interrogato dal Pretore della città in merito a ciò che gli è
capitato
Sono stato rinchiuso nella stanza n. 5
insieme con i detenuti Mazza Rocco da Grisolia, Di Cianni Vincenzo da Roggiano
Gravina e Bianchi Emidio da Fagnano, i quali da circa undici giorni dietro si
concertarono di abusare carnalmente di me e una sera, dopo sonato il silenzio,
si presentarono al mio letto, dopo che io mi ero coricato, e mi afferrarono
immobilizzandomi. Due di essi mi tenevano per le mani e mi turarono la bocca
mentre uno mi introduceva il membro nell’ano e vicendevolmente si alternavano
nell’operazione. Il fatto si è ripetuto per circa otto giorni tutte le sere: io
ho dovuto subire tale onta senza poter neppure denunziare i suddetti, i quali
mi minacciavano di uccidere se io avessi riferito alle guardie e tutte le volte
che queste entravano nella camerata, essi cercavano di non farmi avvicinare.
Nella camerata vi erano altri due detenuti, Ciaccio Amedeo da Cosenza e
Tolentino Tranquillo da Fagnano, i quali furono presenti a tutte le violenze da
me subite. Io non potevo conferire con nessuno e sono rimasto per parecchi
giorni alla balìa dei tre compagni di camerata, i quali consumavano sul mio
corpo ogni sorta di laidezza e non si saturavano mai di libidine. Di Cianni Vincenzo
una sera, non contento di avermi egli e gli altri due fatto scempio, arrivò ad
introdurmi nell’ano un manico di spazzola: essi per costringermi all’impotenza
ed al silenzio, continuamente mi percuotevano, anche quando non si dovevano
congiungere carnalmente. Di giorno mi lasciavano stare, ma nella notte, dopo il
silenzio, rinnovavano le medesime violenze, sempre con crescente furore. Ho
dovuto subire e tollerare tutto per circa otto giorni, quando tre giorni dietro
mi riuscì di parlare con la guardia Lo Brano, al quale narrai ogni cosa. Sono
stato cambiato di camerata ed assegnato alla 19.ma. di giorno sto insieme con
gli altri e di notte ho ottenuto di dormire solo. Quando seppero che io ero
stato destinato ad altra camerata, Di Cianni Vincenzo prese della carta,
l’appiccicò e mi bruciò nella nuca. Ciò fece per una sevizie e per maggiormente
maltrattarmi. Quello che maggiormente si è distinto in tante nefandezze è stato
il Di Cianni e ritengo che egli sia stato l’istigatore degli altri, Mazza e
Bianco, ma anche costoro non sono stati da meno del Di Cianni e quindi tutti e
tre facevano a gara a chi più potesse abusare di me. Gli altri Ciaccio e
Tolentino assistevano indifferenti a tutti i soprusi e non mi apportarono alcun
aiuto. Io mi trovo condannato a sei mesi di carcere per avere in Diamante usato
violenza carnale contro un bambino insieme ad altri due, condannati al pari di
me
.
Hai capito
l’angioletto?
Il ragazzino
viene sottoposto a visita medica dal dottor Antonio Rodi e le sue parole
trovano riscontro nel referto. Vengono subito emessi i mandati di cattura per i
tre adolescenti e notificati in carcere. Tutti si dicono innocenti ma quando
vengono messi a confronto tra di loro cominciano a contraddirsi e finiscono con
l’ammettere gli atti sessuali, sentendosi
d’aver agito senza violenza ma col pieno consentimento del Perrone
sentendosi
incoraggiati dalla rivelazione fatta loro da Angelo di avere già avuto quel
tipo di esperienza.
I tre vengono
rinviati a giudizio per violenta
congiunzione carnale continuata con l’aggravante del simultaneo concorso di
altra persona e di esserne derivate lesioni guarite in giorni 17
, ma il
processo si terrà solo contro Di Cianni e Mazza perché il 12 febbraio 1907
Emiddio Bianco muore in carcere all’età di 16 anni.
Il 18 maggio
1907 Rocco Mazza e Vincenzo Di Cianni, concesse le attenuanti e gli sconti di
pena derivanti dall’età, vengono condannati a 5 anni, 6 mesi e 20 giorni il
primo e a 4 anni e 3 mesi il secondo. Ma c’è un inghippo: Di Cianni all’epoca
dei fatti era detenuto in attesa di giudizio per i reati di minaccia, porto
abusivo di arma e tentata violenza carnale per i quali subì la condanna a 7
anni e 6 mesi di reclusione, che sta scontando nel carcere di Viterbo, ed
essendo il reato di uguale natura, la pena inflitta deve essere ridotta a 2
anni, 1 mese e 12 giorni, per cui dovrà restare in carcere complessivamente per
9 anni, 7 mesi e 12 giorni.[1]

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