LA MORTE DEL PORCO

Bernardina Marano ha sedici anni quando viene stuprata dal parroco di Perito, don Michele Gregoraci, e rimane incinta (leggere la storia intitolata CIARDULLO, IL PRETE E LA RAGAZZA STUPRATA ). In paese non si sa niente di quello che è successo ma due donne avvicinano la ragazza per conto del prete per somministrarle degli intrugli abortivi. Passano i mesi e il padre di Bernardina viene richiamato alle armi, non prima di avere pubblicamente schiaffeggiato don Michele. Quando ormai il pancione è impossibile da nascondere, la ragazza racconta tutto alla mamma che decide di denunciare il prete.
Tra le tante voci che cominciano a girare in paese, una viene messa in giro per mezzo di una lettera anonima che, al fine di scagionare il prete, accusa il padre di Bernardina di essere l’autore della violenza (il testo completo di questa lettera è nella storia intitolata PEPPINU U CECATU).
Domenico Marano, il padre della ragazza, viene informato della cosa ma, sapendosi innocente, se la prende con la moglie e la figlia per tutto ciò che sta avvenendo e scrive lettere di fuoco dalla caserma dove presta servizio.
1^ lettera
Carissima ruffiana
Sento quanto mi diti voi non mi collati piu ame che se perlavergine maria e lo riavolo mia iuta ti devo fare fare la molte a te e a quella putana della tua figlia, la molte de porco che la mia rovina sei stata tuni voi lo sapevati delli mesi di giugno questa mia rovina e voi la veti covata che sapevati che io doveva divenire soldato e voi a ve gorere con lo prete; tia dispiaciuto di mi lo dire ame di quello tenpo e mo che ti a dispiaciuto la molte sua poi ti faccio fare la molte a te e a tua figlia pezzo di pottane che sei tu e la tua figlia che mia veti rovinato di moneta e de salute ma non dibitati che se lo riavolo mi fari venire a perito ti fazzo pagare tutti li soldi che speso per cappare la tua figlia e per lo tuo gennero prete pottana che mai rovinato per questo voi non voleti che io venissi piu a casa che voi sapeti le voste broglie, doveva partere e miaveti pieno di pastocie che facie tuni e mo voleti consigli di me io non ni voglio sapere anieti afatto io non sono statto patrone primo e non ni voglio sapere mo chine sono statti li tuoi
consiglieri, moni la gente tue tanno poltato voce mie. Voi pregati che io stassi senpre qui como gia stati preganno ma se per la vergine macolata ciarivo mi fazzo pagare tutti li soldi che aviti caciato alli miei figli, mille pago di curtelate mannaia lo corposdomine io mi lavo solo e voi miaveti rovinato per sarvare lo vosto namorato. Subito che ricevi questa speritemi lire 50 cinquanta ana lettera assicorata e fati subito che io mi devo fare li servizi solo e voi mi dati li centinara pe conbegliare li corna che tieni. Subito voglio moneta e di altri affari vila vedeti voi io non ni voglio sapere; solo io so che sono cornuto per amore dello mese di giugno che voi lo sapeti ame mi tenìe per tuo servo senza mi dire nienti per questo io non ni voglio sapere nulla voi avete rigiratola mia casa per mi fare trovare ruvinato. Mo ti la pensi sola como deve fare di me voi capilli, voi aveti lo torto e di me voi li capilli. Lo vostro prete vi consiglia a voi e alla pottana della tua figlia ame non mi contari nienti. La moneta la sperisci a questa direzione
274° battaglione M.T. 1^ Conpagnia Ancona
2^ lettera
Macerata 19 febbraio 1917
Carissima
schifosa aveti veduto le tue menzonie como sieti venute inpanno aveti veduta la lettera che mia scritto la vostra sorella questa e la verita no la tua mo che questo che voi non aveti curato ame e via dispiaciuto la molte delli prete e raviti (ed avete nda) pregato tanto che io avissi partuto subito per ti curare la tua figlia sola e per levitare la molte allo tuo amoroso prete e non aveti corato ame dunque quando e questo che voi aveti pregato tanto perri andare io alla molte senza fare nessuno male e quello che tia fatto delli male lo voliati vedere passara  sempre vicino avoi basta mo che voi ciavete
questa passione con lui voi e la tua figlia vicinna dati (ve ne andate nda) con lui e non stati piu dentro la mia casa che io per voi e la tua figlia sono molto che coragio infame che aveti avuto e ancore stati dentro li mia mura e bi mangiati li miei sodore ia gia ca ci mimuoro e sono sicuro ma se lavergine maria e lo riavolo mi Aiuta e mi ne fa ri venire la molte che aveti risparmiato allo tuo gennero la doviti di fare voi non dubitati e meglio per voi se vinnandati con lui voi coragio non naveti ciandati a cosenza per ci fare la spasiata insiemi e a fatto bene che tia minato ci vori (vi vuole nda) questo per la tua facie basta voi vi la regolati che strata doviti pigliare che comme non cifati piu quann mi aveti perduto lo mio rispetto io lo perduto puro per voi e la tua figlia e li figli che apartenano ame le dai alla mia madre e puro ci dai la ciave della mia casa e voi andati dove vi pare e piace seno io scrivo alli sindaco e alli carbinieri e ti facio caciare o che puro minne scappo e meglio basta fatemi sapere como vi regolati che poi io mi regolo como devo fare non altro che dire ma no tengo tanto che dire non tego tenpo saluto li miei tre figli e mi fermo lo suo padre Marano Domenico
La mia e questa soldato
Marano Domenico
12° Reggimento fanteria
6° conpagnia F
Caserma ricovero
Macerata marche
Mi fai sapere pure se la vocato tia fatto vedere la lettera che io cio mandato che mi laveva fatta la tua schifosa sorella ma como dice essa a ragione che la corpa e tua basta voi fatemi sapere cio che io tio spegato a questa lettera e cio che tia detto lavocato che poi penso io como devo fare
3^ lettera
Carissima
schifosa cosa voi sapere piu di me voleti sapere se mi sono spunti li corna che miaveti fatto ame mi laveti fatti ma non dubitati che si resto vivo vi lo facio piancere a voi tutte due cio che aveti fatto ame se poi ci nuoro vi fricati voi e lo porco di gristo e meglio che non mi scriviti piu che puro che resto vivo di qui alla casa non mi ce vedeti piu fatevi un conto che sono molto per voi e non ni voglio sapere piu ne di voi ne delli figli faciteli canpare delli tuo gennero che ciaveti sarvato la vita goritevi (godete nda) con lui che sperenza aveti piu di me che con li corna che mi aveti fatto venire aveti avuto lo barbaro coragio a venire alla guerra amorire senza sapere nienti putane schifose e aveti lo coragio acore di essere canpate di me ancore sieti veramente pottane spaciate (sfacciate nda) e con quale coragio vi fati vedere vicino ame schifose e questa sara lurtima e non voleti sapere piu di me se la rescio mi ci la vedo io como devo fare e non dubitati che vaio (vi debbo nda) di fare morire apoco apoco se mi riesce e non mi scriviti piu che di dove vaio (vado nda) non ti rispondo afatto
O finito la carta per voi
Dopo che Bernardina, sua madre, sua nonna e sua zia uccisero don Michele, gli inquirenti ritennero che fossero state proprio queste lettere a spingerle alla vendetta.[1]

[1] ASCS, Processi Penali.

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