ELISA E LE PUTTANE DI SANTA LUCIA di Matteo Dalena

Elisa Cortesa ha solo
diciotto anni, viene da Potenza ed è una
donna
di facili costumi
. Una puttana. E’ intenta a sciacquare la sua propria natura quando il pattuglione di guardie
di città in borghese e in divisa al comando del delegato Di Napoli irrompe al
vicolo 1. di Santa Lucia, ovvero nei bassi
cosentini dell’amore svenduto. L’amplesso è appena terminato quando Giovanna
Salerno, quarantaquattrenne da Fagnano Castello, veterana nell’arte del
lenocinio, incassato il proprio obolo saluta il giovane avventore stampandogli un
laido bacio sulla bocca.
E’ il 17
gennaio del 1904 e, trascorso un anno dal maxi processo alla «mala vita
trionfante», i bassi di Santa Lucia sono nuovamente colmi di carne umana,
disponibile subito e al prezzo di una generosa bevuta in osteria.
I
CLIENTI |
Si tratta di bordelli veri e propri, di norma a più
vani, dove a fare «il prezzo» concorrono anche bacinelle d’acqua, tappezzeria e
mobilio. Ma in generale, quelli di Santa Lucia sono rinomati per la medio-alta
qualità e i prezzi ragionevoli. Gli unici a lamentarsi sono i residenti che
tramite la stampa, progressista e moralizzatrice, protestano per lo «sconcio
immenso» prodotto da decine di «laide circi». Vengono chiamate matte, pericolose, sguaiate, fomite di
sporcizia e malanni
, pisciano e
defecano
in istrada senza ritegno alcuno. Autoctoni o
forestieri, borghesi e popolani, in buon
arnese
oppure sudici, il
“mercato” di Santa Lucia appaga già da mezzo secolo i desideri
carnali di migliaia di maschi
, novizi oppure abitué, giunti nel quartiere del vizio con un desiderio generico
oppure esplicito. I rapporti delle
guardie di pubblica sicurezza diventano così fonte d’informazioni su tendenze,
preferenze e perversioni
.
Giuseppe Romeo conosce
Elisa, hanno già altre volte consumato
e il loro rapporto sembra andare oltre la semplice sveltina. Lui ha solo sedici
anni e, giunto da pochi mesi da Seminara, lavora a bottega in una calzoleria di
corso Telesio. «Compiva atti non leciti» scrivono le guardie, insieme a
Vincenzo Arcaro, anche lui originario di Seminara, trovato possessore di una rivoltella di calibro 9, carica di tre colpi.
Perché a Santa Lucia sesso e
pallottole si danno spesso la mano nei codici della risorgente «mala vita»
.
Poco più in là, al vicolo 2, portata
a spalla da una guardia di pubblica sicurezza riemerge, logora e malata, dalle
tenebre di una stamberga, Filomena Verletti da San Giovanni in Fiore. Ha solo
sedici anni ed è priva di mezzi di sussistenza se non quelli forniti dalle
proprie, tenere carni.  
FIGLIE
DI NESSUNO |
Progressivamente abbandonate dalla
truppa borbonica e danneggiate dal sisma del 1854, addossate le une alle altre,
le case di Santa Lucia cominciano a riempirsi di donnine di varia provenienza.
Sono soprattutto figlie di n/n, che
allo spalancarsi delle porte di brefotrofi e ospizi femminili – solitamente a
sedici-diciotto anni – si ritrovano senza beni, né mestiere. La mansione di cammirera (cameriera), è solitamente
anticamera della prostituzione. Prese con la forza e deflorate, esposte alle
insane voglie dei padroni, si trovano ad essere scaricate in strada dalla sera
alla mattina. Annebbiate dai morsi della
fame, vengono ricettate dalla mala vita secondo rodati passaggi, tutti al
femminile: locandiere, bettoliere, ex prostitute affrancate, donne di perduta
fama e vizio, sono le gestrici dei commerci carnali a pagamento nei recessi di
Santa Lucia
. «Dava luogo di casa» è la formula sovente utilizzata nei
processi istruiti per lenocinio e sfruttamento. Ma, per effetto dell’inurbamento d’inizio Novecento, a riempire le alcove
di Santa Lucia sono anche decine di giovanissime donne, contadine e filatrici,
provenienti soprattutto da Castrovillari, S. Martino di Finita, Vaccarizzo,
Cervicati, S. Agata di Esaro, Roggiano, Mongrassano e  S. Giovanni in Fiore,
ma anche Potenza, Salerno e Napoli. Carriere di
norma assai brevi, funestate dall’insorgere di malattie veneree, febbri
malariche e tifoidee, rovinate da lame e fendenti. Come quella di Raffaella
Piro, sessantenne di facili costumi, cui Mariantonia Damiani quarantenne da
Cervicati, strappò di netto l’orecchio sinistro, in pieno giorno e per mezzo di
una roncola. Nonostante l’età tarda, le rubava la clientela.
fonti:
ASCS, Tribunale di
Cosenza, Processi penali.
Cronaca
di Calabria
L’Avanguardia

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