LA RACCOMANDATA DAL CANADA

– Giovà, c’è
una raccomandata dal Canadà per te – fa il portalette a Giovanni Ammerato,
contadino di Aprigliano, dopo averlo raggiunto nel suo orto. Ammerato lascia la
zappa, si asciuga il sudore e firma sul blocchetto del portalettere che gli
consegna la busta. È il 31 marzo 1929.
– Grazie! –
lo saluta il contadino rigirando soddisfatto la busta tra le mani. Manca ancora
un’oretta a mezzogiorno ma è troppo impaziente di leggere la lettera e tutto il
resto che c’è nella busta, così si siede all’ombra di un melo, strappa la carta
il più delicatamente possibile, e tira fuori il contenuto: un passaporto
canadese a suo nome, una lettera scritta a penna, un foglio scritto a macchina
e due bigliettini scritti allo stesso modo. Sorride compiaciuto guardando la
sua foto sul passaporto con tanto di timbri canadesi, poi legge la lettera
scrittagli a penna dal fratello e, infine, legge con estrema attenzione ciò che
riporta il foglio scritto a macchina:
Dichiarerà, solo se domandato,
che il passaporto lo ha ottenuto a Montreal dal Console Italiano, il quale
glielo ha fatto pagare 5$ e si è ritirato il vecchio passaporto.
Il passaporto porta la data del
12 febbraio 1929 e cioè di quest’anno ed è valido fino al 12 febbraio 1930, ma
se caso mai il passeggiero non potesse partire per quell’epoca dovrà
ritornarcelo e dietro certe determinate condizioni noi potremo ottenergli il
rinnovamento per un altro anno.
Il passaporto dimostra che lui
era qui in Canada il 12 febbraio di quest’anno, altrimenti il Console non
poteva consegnargli il passaporto personalmente.
Detto passaporto ha la garanzia
del ritorno al Canada da parte del Consolato Italiano e la garanzia di
Mussolini per l’uscita dall’Italia, poiché il Mussolini ha emesso una circolare
garantendo l’espatrio a coloro che si sono recati in Italia per visita.
Lui è partito da Montreal per
ferrovia per St. John (porto canadese e vi ha messo circa 26 ore di treno) il
giorno 20 febbraio 1929 e cioè di quest’anno e giunse a St. John (si pronuncia
sen gian) il giorno appresso e lo stesso giorno e cioè il 21 febbraio di
quest’anno prese il vapore Melita della compagnia C.P.R. ( si pronuncia sipiar)
e giunse a Cherbourg di Francia (si pronuncia scerburgh) il giorno 27 febbraio
di quest’anno; a Cherbourg prese il treno per Parigi dove giunse dopo 7 ore; a
Parigi cambiò stazione e prese il treno per l’Italia giungendo a Modane (ultima
stazione di confine francese) il giorno appresso e cioè il 28 febbraio, e dopo
tre quarti d’ora di tunnel giunse a Bardonecchia (prima stazione di confine
italiano) e proseguì poi sempre per treno per Torino, Roma, Napoli e il suo
paese, giungendo al suo paese il 2 marzo; in tutto tre giorni e due notti di
treno da Cherbourg al suo paese.
Che sia franco nelle sue risposte
poiché il passaporto è legale e genuino e quindi non ha nulla da temere.
Deve vestirsi coi suoi migliori
abiti, possibilmente all’americana.
Non deve assolutamente portare
con sé carte o documenti che dimostrino che prima del 2 marzo lui era al suo
paese; quindi se ha tessera fascista o carta d’identità deve distruggerle e
farsene fare delle nuove con la data di adesso.
Insomma lui deve calcolare e
sapersi regolare anche riguardo a dichiarazione di figli, che lui dal 18
ottobre 1920 (quando giunse a Boston col Canopie) fino al 20 febbraio 1929 è
stato sempre in Canada e quindi non ha potuto avere figli in Italia in questo
frattempo.
Se gli convenisse di più potrà
dire che è stato altre volte in Italia ma che non ricorda le date esatte e i
nomi dei vapori. Deve evitare di sbagliare.
Non ha bisogno di dare conto a
nessuno in paese; tre o quattro giorni prima della partenza del vapore si farà
fare una fedina penale per dimostrare che non vi sono carichi pendenti contro
di lui; con la medesima e il passaporto e la carta di sbarco a Boston (che
dimostra che lui era già stato ammesso legalmente al Canada) si reca a Napoli e
compra il biglietto d’imbarco che deve essere pagato fino a Montreal o fino a
North Bay se deve recarsi a North Bay; e che non commetta l’errore di comprare
il biglietto solo fino a New York perché avrà disturbi allo sbarco.
Dovrà ottenere il visto di
transito dal Console americano a Napoli, al quale dichiarerà che ritorna al
Canada dove ha i suoi amici e parenti, che non intende restare negli Stati
Uniti per nessuna ragione poiché non conosce nessuno negli Stati Uniti.
Allo sbarco farà la stessa
dichiarazione dell’imbarco, senza alcun cambiamento di sorta e se gli viene
domandato perché non è ritornato al Canada dalla parte della Francia, e cioè
nello stesso modo come è andato in Italia, dirà che il governo italiano vuole
che i suoi sudditi partano da porti nazionali (ed è proprio così) e che non
essendovi vapori che partono direttamente dall’Italia per il Canada, ha dovuto
per necessità prenderne uno che sbarca a New York.
Che non si faccia imbrogliare
dagli ispettori né con promesse né con minacce; che mantenga sempre la stessa
dichiarazione e senza alcuna paura. Poiché anche se dovesse essere respinto, il
che fino ad ora non è avvenuto con nessuno, siccome i suoi documenti sono in
regola, la compagnia deve rimborsargli il biglietto e se saprà tenere bene la
lingua a posto lo faremo venire per altra via.
A New York, lui sapendo leggere e
scrivere è libero allo sbarco, può quindi restare negli Stati Uniti ma
illegalmente, mentre venendo al Canada, lui è legale qui; se dovesse restare
negli Stati Uniti deve scrivere subito a noi qui e faremo in modo che le
autorità non lo vadano cercando.
I documenti essendo legittimi e
genuini e legali, perché avere paura? Insistete per i vostri diritti e senza
alcun timore; ma segretezza assoluta e sangue freddo.
Lui sa dove ha lavorato a North
Bay quindi dirà quello che realmente ha fatto.
DEVE SOLO RISPONDERE A DOMANDE
CHE GLI VERRANNO FATTE E RISPONDERE SENZA PAURA E SOLO QUANTO E’ NECESSARIO E
NON PIU’ – CHE NON CERCHI DI INDOVINARE – RISPOSTE SECCHE.
Se non avete capito bene o volete
altri schiarimenti non partite ma scriveteci e risponderemo subito.
Segretezza massima anche con le
persone di famiglia.
Questa lettera una volta imparata
a memoria deve essere distrutta. Non portatela mai addosso con voi.
– Minchia! –
esclama Giovanni grattandosi la testa – mio fratello aveva detto che la cosa
era facile facile ma è un casino! – lui in Canada c’è già stato tre o quattro
anni in due riprese, poi, è tornato in paese con l’illusione di investire quei
quattro soldi risparmiati a fatica e di vivere da signore. Così non è stato e
ha dovuto riprendere la zappa. Adesso vuole, più di ogni altra cosa, tornare in
Canada, nonostante quel freddo feroce che gela le ossa fino al midollo. Ma non
può più espatriare, nessuno può più espatriare, il Governo ha detto basta.
Adesso è la Patria
ad avere bisogno di braccia, non gli stranieri. E Giovanni, come tanti altri,
si ingegna, o almeno tenta di farlo in vari modi. Uno di questi modi è
un’organizzazione clandestina che si occupa di fornire documenti e assistenza
agli italiani che per motivi politici o per fame decidono di non voler più
vivere nell’Italia fascista.
Ora è
arrivato il suo momento e, facile o difficile che sia, deve provare. Seguendo
le istruzioni comincia a preparare i documenti necessari e per prima cosa va al
Comune a farsi rilasciare un’attestazione nella quale risulta che dal 1920 al
1929 ha effettivamente risieduto in Canada. E ci riesce!
Ormai è
fatta, il sogno di andarsene a cercare fortuna in Canada, eludendo il blocco
imposto dal Governo, si sta avverando, manca solo il certificato penale e poi
potrà partire. Giovanni non è pratico di queste cose e contatta l’agente della compagnia
Navigazione Generale Italiana, Mario Tocci, che, dietro un anticipo di 500
Lire, si occuperà di ottenere gli altri documenti necessari e della
prenotazione del biglietto di imbarco.
Il 4 dicembre
1929, quattro funzionari della Questura di Cosenza bussano alla porta di
Giovanni, lo dichiarano in arresto e perquisiscono a fondo la sua casa,
trovando tutta la corrispondenza che dimostra il tentativo di emigrare
fraudolentemente. Lui non sa spiegarsi come sia stato possibile che la Legge si sia accorta di
tutto e il suo sogno sfuma per un nonnulla.
Giovanni non
si è accorto di aver commesso un errore: quando è andato al Comune per ritirare
l’attestazione di residenza in Canada, ha tirato dalla tasca il fascio di
lettere che il fratello Gabriele gli aveva spedito, nel tempo, da North Bay.
L’impiegato, sulle prime non ci aveva fatto caso ma poi all’improvviso,
folgorato come San Paolo sulla via di Damasco, realizza che è stato
imbrogliato, va in Questura e denuncia il fatto e Giovanni è fritto.
Ma non
finisce qui. Gli agenti della Questura vanno anche da Mario Tocci,
perquisiscono il suo ufficio e scoprono che c’è un’altra persona, Giovanni
Occhiuto di Pietrafitta, che è in attesa di imbarcarsi da Napoli per rientrare
in Canada. Insospettiti, perquisiscono anche l’abitazione di Occhiuto e trovano
la stessa lettera di istruzioni che hanno sequestrato a casa di Giovanni
Ammerato. È chiaro che si trovano davanti a un’organizzazione in grande stile e
passano tutta la documentazione al Ministero degli Esteri per le indagini del
caso.
I due
rischiano grosso ma il 4 febbraio 1930, il giorno in cui si deciderà il loro
destino, l’udienza viene annullata e rinviata a data da destinarsi in segno di
lutto per la morte improvvisa del gerarca fascista Michele Bianchi.
L’inaspettato
colpo di fortuna li salva. Non andranno in Canada, ma nemmeno in prigione.[1]

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