O MIA O DI NESSUNO!

Alla fine di aprile del 1893 arriva a Cosenza, a Piazza del Popolo, una grande novità. È un carro con un nuovo tipo di tiro a segno. Lo chiamano all’americana perché, contrariamente a quelli che si sono visti in città finora, questo ha dei bersagli mobili che lo rendono più gradevole. Ma col nuovo tiro al bersaglio è arrivata un’altra novità, anzi due. A gestire l’attrazione è una gentildonna tedesca, l’affascinante cinquantenne berlinese Marie Beckmann e, a caricare i fucili e badare ai bersagli mobili, una bella ragazza milanese, la ventitreenne Maria Fumagalli.
Con queste prerogative non c’è dubbio che davanti al carro ci sia sempre una lunga fila di uomini che corteggiano le due donne, ma soprattutto la bella Maria la quale, tuttavia, non fa gli occhi dolci a nessuno. Qualche giovanotto fa anche a cazzotti per lei, ma non c’è niente da fare. Belli o brutti, ricchi o poveri, elegantoni o straccioni, nessuno riesce ad attaccare bottone.
In mezzo a tutti questi pappagalli ce n’è uno che è diverso dagli altri. Si chiama Giuseppe Salerno, ventiseienne lavorante nella farmacia Cairo. È timido. Così timido che si accontenta di andare al carro, farsi caricare il fucile, sparare molti colpi senza mai tentare di dire una parola a Maria. Poi trova il coraggio di scriverle delle lettere alle quali lei, ovviamente, non risponde. E come potrebbe rispondere se Giuseppe nemmeno si palesa? Lei non sa nemmeno come è fatto questo tale Giuseppe.
Il ragazzo, chiuso nel suo amore, soffre le pene dell’inferno. Immagina per Maria e per sé  meraviglie da mille e una notte, sogna di coprirla di baci, sospira per notti intere, ma non gli esce una parola di bocca.
La sera del 20 giugno fa caldo. Giuseppe si siede accanto alla finestra e, alla fioca luce di un lumino, si mette a scrivere. Scrive e strappa i fogli per quasi tutta la notte, poi, finalmente, ne conserva in tasca tre. La tenue luce dell’est lo avvisa che è ormai quasi mattina e deve prepararsi per andare a lavorare. Con calma indossa mutande di tela, un paio di calze di cotone marroni, una camicia di Oxford color turchino con un laccetto annodato a mò di cravatta, poi indossa un abito matinée con giacca, calzoni e gilet di colore bianco e marrone e scarpe color cuoio. In testa mette un cappello rigido color marrone ed esce.
Lavora tutto il giorno senza dire una parola. Inutilmente il cavaliere Cairo e la moglie cercano di tirargli di bocca una parola che sia una, ma niente, Giuseppe sembra diventato muto e risponde a gesti. A mezzogiorno non mangia nemmeno, cammina per la città sotto il sole cocente rimuginando le sue pene d’amore. Anche il pomeriggio è uno strazio, ma finalmente arriva l’ora di chiusura e Giuseppe corre a casa, al rione Massa. Rovista in un cassetto, trova ciò che sta cercando ed esce. Adesso sembra sicuro di sé e cammina con passo spedito verso Piazza del Popolo.
Nel carro del tiro a bersaglio Marie Beckmann è stesa sul suo lettino nel retro del carro, con una benda sugli occhi per cercare di lenire il suo mal di testa feroce. Maria sta rassettando e mettendo a posto i fucili e i bersagli, sono ormai passate le 21,00 ed è ora di chiusura. Nelle vicinanze ci sono solo un paio di persone che parlano tra loro.
Giuseppe entra e chiede se può tirare qualche colpo.
– Non c’è problema – risponde garbatamente Maria che rimette in moto il meccanismo e gli porge il fucile carico. Giuseppe le sorride con gli occhi dolci ma la ragazza gira lo sguardo da un’altra parte, forse infastidita o forse solo stanca dopo una giornata di lavoro.
Giuseppe spara mentre pensa alla decisione che ha preso e che ora non gli sembra più quella giusta. Quando il caricatore è vuoto posa il fucile e mette una mano in tasca. Però non prende il portafogli per pagare ma una rivoltella calibro 9 a canna corta. La punta contro la ragazza che è distratta e nemmeno si accorge di quello che sta per accaderle.
Il colpo le trapassa la mano destra e si conficca nell’addome. Prima di cadere si gira istintivamente sbigottita e ha il tempo di vedere Giuseppe che le sorride con la rivoltella puntata contro l’orecchio destro. Poi la detonazione, Giuseppe cade morto e Maria sviene.
Marie Beckmann si alza di soprassalto e vede i due corpi insanguinati. Urla per chiamare aiuto e accorrono due poliziotti che stanno passando a qualche decina di metri da lì.
Si imbattono per primo nel corpo di Giuseppe e non possono far altro che constatarne la morte. Poi sentono i lamenti di Maria e la soccorrono. La gente che nel frattempo è accorsa improvvisa una barella e la ragazza viene portata in ospedale.
I due agenti perquisiscono il cadavere e trovano in una tasca tre lettere.
La prima:
Gentilissima Maria
Dal giorno in cui ti ò vista la prima volta io mi sono di te affascinato di un modo che per guarire la fiamma che arde nel mio cuore non mi resta che implorare la tua protezione onde rendermi felice. O Maria se sapessi quante lagrime io facessi vedendoti partire da Cosenza senza avere la speranza di non più rivederti, il quore mio sarebbe capace di scoppiare come le bombe dei dinamitardi di Parigi, la mia persona diventerebbe curva come il gancio dell’Amore e quindi io vedendomi affranto dal dolore i giorni li avrei a noia.
Cara maria
la notte mi sveglio e suppongo se tu sei al fianco mio ma poi non è vero perché in quell’ora tu dormi nel letto degli aureoli ed io col cervello vado errando dove potere trovare riposo onde poter dormire. Ma invano perché il pensiero è sempre a te. Mi azzardo scriverle in questi termini pensando di non essere più vergognoso, per dirti che io sono un vero amante della tua bella immagine, cosa che fin ora non ho mai palesata.
La seconda:
se tu ti mostri indifferente col dire che non voglio maritarti e pure che io col modo mi trovo ecclissato son capace che un giorno o laltro mi troverò morto di un colpo fulminio senza neanche poter strincere la mano agli amici ai parenti e ai compagni. E la colpa di chi è? Io non credo che uno signo gentile e di animo generoso fosse causa di si grande ingratitudine.
Addio Maria ti dono mia stretta di mano e non dimenticare l’affetto che io ti porto.
Addio, che il cielo terrà le porte aperte per me se non mi veggo corrisposto.
La terza:
Gentilissimo padrone
Oggi sono deciso a dare un prezzo simile. Avuto riguardo alle molte circostanze che mi sono succedute da poco tempo in qua. Pregovi ora di dire a quelli di casa mia di non pigliarsi dispiacere e di collocare mia sorella al più presto possibile.
Scusate della impertinenza che io ò commesso, è pregate Iddio per me.
Addio, un bacio di mano alla gentile padrona la quale mi à voluto sempre bene, è spero che me ne vorrà anco dopo morto.
Dev.mo servo Salerno
A mia sorella Luisa Salerno la prego mantenere il contegno suo, alto più possibile.
Addio sorella
Addio mamma
Addio amici
            Maria morirà tre giorni dopo.
            Il carro di tiro a segno cambierà città.[1]

 


[1] ASCS, Processi Penali

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