ACQUA RAGIA

Italo Colucci
è uno stagnino romano che nel suo girovagare conosce una contadinella di
Scalea, Cristina Galiano, e se la sposa stabilendosi nel paese della moglie.
Vanno ad abitare in una stanza sottostante
all’altra abitata dalla famiglia del contadino Francesco Tuoto, col quale
conviveva pure la figlia Maria, maritata a tal Rotondaro
.
Verso la fine
del 1910 i rapporti tra Cristina Galiano e Maria Tuoto si guastano a causa di quistioni di vicinato e
d’ingiurie reciprocamente scambiatesi, il 10 gennaio 1911 le due donne vengono
a conflitto tra loro
. Quel giorno, Maria Tuoto, che stava scendendo dalla Piazza Cimalonga, portava una
bottiglia di aceto e dietro di lei veniva la Galiano con una brocca d’acqua sul capo
.
Cristina Galiano affretta il passo e raggiunge Maria Tuoto, prende la brocca
che ha sulla testa e la scaglia contro l’avversaria, facendola cadere a terra.
La brocca e la bottiglia di aceto vanno in frantumi. Cristina raccoglie il
collo della bottiglia e lo usa come arma contro Maria, vibrandole un colpo alla
testa. Maria para il colpo col braccio destro, ma male gliene incorre perché quel
corpo tagliente le ferisce gravemente l’arteria radiale dell’antibraccio
destro, onde la spaventosa fuoriuscita di sangue che mette la donna in pericolo
di vita
.
Maria querela
Cristina per lesioni personali volontarie e parte tutto l’iter giudiziario. Ma
il 4 marzo successivo Cristina e suo marito lasciano
Scalea e partono per Roma in visita di licenziamento dalla famiglia Colucci,
per emigrare
. I due non sanno che è stato appena emesso un mandato di
cattura nei confronti di Cristina e non appena scendono dal treno, trovano i
Carabinieri che mettono i ferri alla donna, disponendone il trasferimento nel
carcere di Scalea.
Colucci, che mai si sarebbe aspettato tanta
sorpresa nei suoi meditati progetti, intuisce che l’arresto della moglie sia
avvenuto per interessamento dei Tuoto
e, senza nemmeno andare a salutare i
suoi familiari, torna anche lui a Scalea col primo treno in transito per compiere meditata vendetta contro
Francesco Tuoto
.
Dopo una
decina di giorni Cristina non è ancora stata trasferita e la rabbia di Italo
Colucci monta sempre di più.
Hanno fatto arrestare mia moglie ma se lo
ricorderanno fino alla morte!
– lo sentono dire nella bottiglieria di Carlo
Baccarini.
È il 14 marzo
e Francesco Tuoto va in campagna a far legna percorrendo la via che corre tra i fondi e la spiaggia dell’Arenella. Colucci,
che sta riparando i rubinetti dell’acqua
in casa del Cavalier Biagio Del Giudice
, lo vede e capisce dove sta
andando. Termina il lavoro in fretta e furia, poi corre a casa, prende un
bicchiere e lo riempie di acqua ragia, poi si incammina a passo svelto nella
direzione di Tuoto e lo avvista in contrada Cutura. Tuoto, a sua volta, si
accorge di Colucci  e, per evitare conflitto, si mette a battere su un ceppo con l’occhio della
scure per conficcarvi il manico
. Colucci lo raggiunge e prosegue oltre per
qualche passo, poi si gira e gli dice
Tu hai fatto arrestare mia moglie, è vero?
– No non
sono…
Non può nemmeno
finire la frase perché gli arriva in faccia l’acqua ragia che Colucci aveva nel
bicchiere. Le urla di dolore sono strazianti, l’acido gli è entrato negli occhi
e alla luce successero le tenebre più
profonde
. Tuoto si butta a terra contorcendosi, implora aiuto, impreca
contro l’assalitore che, nel frattempo, si è dato alla fuga.
Fortunata La Rosa, ed Emilia Capalbo
stanno lavorando nei loro orti quando sentono delle urla che fanno fatica a
capire se si tratti di un uomo o di un
animale
. Accorrono sul posto e vedono Tuoto camminare barcollando a destra e sinistra. Ha il viso e il collo molto
arrossati, ma quando lo guardano meglio si ritraggono per lo spavento: gli
occhi sono completamente bianchi come quelli degli spettri raccontati ai
bambini per far loro paura.
Pochi giorni
dopo, Francesco Tuoto subisce un intervento chirurgico consistente nel vuotamento dei globi di ambo gli occhi e resterà
cieco per il resto dei suoi giorni.
Italo Colucci
viene ricercato, oltre che nelle campagne circostanti, anche a Roma e in tutte
le città dove ci sia una stazione ferroviaria o un porto: il timore è che,
prima di mettere in atto la sua vendetta, avesse già comprato un biglietto per
le Americhe e cerchi di espatriare. Ma il suo nome non compare in nessuna lista
di imbarco: dove diavolo sarà andato? Forse c’è una pista che può, potrebbe,
essere seguita: il 30 aprile 1911 i Carabinieri di Scalea comunicano al Pretore
che il catturando si trova, in atto, a
Marsiglia in attesa di imbarcarsi da colà o da Barcellona per l’America. si dà
per certo ch’egli si imbarcherà in uno di questi due porti e sul piroscafo Città
di Torino della “Società Italiana La
Veloce” che salperà da Genova domani 1° maggio pel Centro
d’America
.
Parte
immediatamente la segnalazione al Ministero
dell’Interno
, ma il 6 maggio ancora non c’è risposta, risposta che arriva
il 15 dall’Ufficio di Pubblica Sicurezza della Provincia di Cosenza:
Partecipo alla S.V. che il Ministero
dell’Interno, per commissione del nostro Console in Barcellona, interessato per
le ricerche del catturando, ha partecipato a quest’ufficio che il medesimo non
fu reperibile a bordo del piroscafo “Città di Torino”, il quale peraltro non
ammetteva passeggeri da Marsiglia a Barcellona.
Il Capitano del detto piroscafo assicurò
tuttavia che avrebbe fatto continuare le ricerche nell’ulteriore percorso alla
volta di Santa Ana e Trinidad.
Ma poiché Santa Ana appartiene alle Americhe
Spagnuole mentre Trinidad è un’isola delle Antille Inglesi, non è possibile
iniziare le pratiche di estradizione in riguardo al controscritto, non essendo
il reato commesso da costui compreso nella convenzione con la Spagna e neppure in quella
con l’Inghilterra.
Ciò stante e ritenendosi peraltro possa il
Colucci trovarsi tuttora a Marsiglia, il suddetto Ministero ha pregato
quest’ufficio di voler disporre le opportune indagini e la dovuta vigilanza sui
di lui parecchi amici e conoscenti onde accertare ove egli precisamente si
trovi ora rifugiato
.
 Probabilmente è già troppo tardi.
Poi, l’8
luglio, una comunicazione che sorprende tutti: Colucci Italo trovasi arrestato ad Ancona per truffa.
Il 19 luglio
arriva, invece, una doccia gelata: Italo Colucci non è stato arrestato, ma
soltanto denunciato per truffa, quindi è sempre latitante. Almeno ora sappiamo
che è certamente in Italia. Ma siamo sicuri che si tratti proprio del nostro
Italo Colucci?
Intanto i
mesi passano senza altre novità e il 7 novembre 1911 gli inquirenti decidono di
chiudere l’istruttoria e di chiedere il rinvio a giudizio di Italo Colucci,
seppure latitante.
Il 24 gennaio
1912 la sezione d’Accusa accoglie la richiesta e rinvia l’imputato al giudizio
della Corte d’Assise di Cosenza per il reato di lesioni personali gravissime premeditate.
L’8 aprile
1913 l’imputato viene condannato in contumacia e con l’aggravante della
recidiva specifica, alla pena di 17 anni, 9 mesi e 10 giorni di reclusione, più
pene accessorie.[1]
Probabilmente
mentre il Presidente della Corte legge la sentenza, Italo Colucci sta ancora
dormendo dall’altra parte dell’Atlantico. L’ennesimo criminale scampato alla
galera emigrando clandestinamente.

[1] ASCS, Processi Penali.

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