UOMO A MARE

È mattina presto quando, l’8 settembre 1937, alcuni pescatori di Paola, a bordo dell’imbarcazione di Gennaro Lattuga, sono in procinto di calare le reti. Più o meno all’altezza del torrente Scirocco notano qualcosa di strano in acqua: capelli umani che affiorano in superficie. Incuriositi si avvicinano e notano con raccapriccio che sotto i capelli c’è il resto del corpo, inanimato, di un uomo. La cosa strana è che, contrariamente a come dovrebbe essere, il corpo galleggia in posizione quasi eretta. Immediatamente interrompono le loro operazioni, assicurano il corpo alla barca con una corda e lo trascinano fin sulla spiaggia, ad evitare che le correnti marine lo avessero potuto trasportare altrove.
I Carabinieri sono subito avvisati, così come il Pretore di Paola, e si precipitano sul posto. Il morto, di sesso maschile, era dell’apparente età di anni 20, alto approssimativamente m. 1,60, e presentava rigidità cadaverica specie agli arti, senza alcuna nota di decomposizione organica. Aveva i capelli castani lisci, corti verso l’occipite e lunghi sul davanti, il naso arricciato, gli occhi chiusi, la bocca socchiusa e dalla narice sinistra gemeva del sangue color rosso; le palpebre gonfie ed annerite, specie quella di sinistra. Sulla fronte del cadavere si notava una ferita lunga 3 cm. e larga 2 cm., profonda fino all’osso, ripiena di sangue color rosso oscuro, ferita che trasse a morte lo sconosciuto. Sul viso si notavano delle altre escoriazioni il che fa propendere subito per l’ipotesi che lo sconosciuto sia stato ucciso e buttato in mare per deviare le tracce del delitto.
Vengono subito spediti telegrammi a tutte le stazioni dei Carabinieri che operano lungo la costa tirrenica ma nessuna ha notizia di persone scomparse e questa circostanza rafforza negli inquirenti la possibilità che si tratti di un
delitto avvenuto in ambito familiare e in questo contesto seguono tre piste: la prima è che i familiari dell’uomo lo abbiano ucciso per gravi motivi e poi si siano disfatti del cadavere e, di conseguenza. non ne abbiano denunciato la scomparsa; la seconda è che l’uccisione sia potuta avvenire per ragioni di amore e che i familiari per potere rivendicare la morte del congiunto non abbiano voluto di proposito presentare alcuna denunzia; la terza è che il cadavere appartenga a un marinaio imbarcato su uno dei tanti motovelieri che navigano su questa costa ed ucciso in rissa dai compagni i quali, per far perdere ogni traccia di identificazione, lo abbiano buttato in mare completamente ignudo e che di conseguenza i di lui parenti non possono essere venuti ancora a conoscenza della sparizione del loro congiunto.
Ci vorrà un po’ di tempo ma se ne verrà a capo. Forse.
Intanto l’autopsia conferma i sospetti dei Carabinieri in merito alla ferita alla testa: il cranio è sfondato in più punti. Con questo risultato viene istruito un procedimento penale a carico di ignoti per omicidio in persona di ignoto.
I giorni passano ma nessuno denuncia la scomparsa di familiari e le cose cominciano a farsi davvero difficili e la speranza di venire a capo della faccenda si affievolisce ogni giorno di più. Neanche le fotografie fatte al cadavere e
diramate alle stazioni costiere per un eventuale riconoscimento ottengono risultati.
Poi viene recapitata alla Pretura di Paola una copia del quotidiano LA GAZZETTA, con le pagine della Cronaca di Messina, del tre settembre, quindi 5 giorni prima del rinvenimento del cadavere, dove è evidenziato un articolo che parla della sparizione di un giovane marinaio ischitano: LA TRAGICA FINE DI UN GIOVANE MARINAIO.
Nell’articolo si racconta che su una minuscola nave, Bella Virginia del compartimento di Ischia, proveniente dalla Sardegna e diretta a Pachino per imbarcarvi del vino da consegnare poi a Napoli, era imbarcato Vincenzo Jacono, appartenente a un’agiata famiglia d’Ischia.
Durante la navigazione, giunta a Capo Peloro, l’imbarcazione era stata sorpresa da una tempesta di vento e pioggia e il povero Jacono era caduto in mare, senza che i compagni di viaggio fossero riusciti a salvarlo. Dov’è il corpo? Si chiede il giornalista.
Potrebbe essere quello recuperato tra Paola e San Lucido? Difficile per le condizioni del corpo senza segni di decomposizione ma non impossibile.
Vengono spedite le fotografie del cadavere a Ischia e vengono mostrate ai familiari di Jacono per il riconoscimento. La madre del giovane ha molti dubbi
No! Questo non è mio figlio! – urla piangendo mentre rigira tra le mani una foto, poi continua – Non mi sembra che sia lui, benché può essere stato gonfiato dall’acqua. Mio figlio aveva un volto più magro. Inoltre gli mancavano alla mascella superiore, tanto dalla parte destra che da quella sinistra, dei molari e canini. Per altro non ho le lenti con me ma comunque posso dire che nella fotografia non rivedo mio figlio. È opportuno far vedere la fotografia a mio marito, pedrino del mio defunto figliuolo. Ho a casa qualche fotografia di mio figlio e a richiesta di V.S. domani le esibirò, portando con me le lenti per un più attento esame
Nemmeno il patrigno di Vincenzo Jacono riconosce nelle foto il figliastro e fornisce alcuni particolari che potrebbero essere decisivi
Non ravviso nella fotografia il mio figliastro. Costui aveva i capelli ondulati ed era alto metri uno e settanta circa
Difficile.
Il giorno dopo tutti i dubbi vengono fugati quando la donna mostra al Pretore di Ischia le foto di suo figlio: due persone completamente diverse!
Passano i mesi e nessuno denuncia niente. Meglio chiudere tutto.
L’11 gennaio 1938 il fascicolo a carico di ignoti per omicidio in persona di ignoto viene archiviato.[1]
L’identità del’uomo rimane ignota e non abbiamo notizie del ritrovamento del corpo di Vincenzo Jacono.

[1] ASCS, Processi Penali.

Be the first to comment

Leave a Reply