IL MISTERO DEL TESCHIO – parte prima

PARTE PRIMA

Verso le 7,00 del 20 giugno 1923 la cinquantenne Mariangiola Stamile di San Giacomo di Cerzeto sta raccogliendo legna con sua figlia Marsilia in contrada Lamatina. Nota, poco oltre il limite della mulattiera che sta percorrendo, qualcosa che la fa sobbalzare: una testa di animale, o almeno così le sembra. Ne rimane talmente impressionata che non ha il coraggio di osservare bene e impedisce anche alla figlia di guardare, anzi affretta il passo e si allontana dal posto. Quando le due donne percorrono la stessa stradina al ritorno, arrivate nello stesso punto, guardano ma non c’è più niente. Incoraggiata da questo fatto si sporge e vede per terra alcune ciocche che potevano essere di capelli o di peli. Potrebbe chiamare un pastore che è lì vicino col suo gregge ma preferisce correre a casa e raccontare tutto con parole concitate al marito Beniamino Sarro il quale, un po’ perché è incuriosito dalla cosa  e un po’ per tranquillizzare la moglie, va a chiamare due suoi amici per andare a dare un’occhiata

– È certamente qualche testa di animale divorato dai lupi – le dice mentre si avvia
Arrivati sul posto trovano in effetti alcune ciocche che potevano essere di capelli umani o di peli di capra, ma non c’è nessuna testa. I tre non si danno per vinti e si mettono a cercare nei dintorni e poco dopo uno dei tre, qualche metro più sotto le ciocche, trova qualcosa ed esclama
– È una testa di capra e puzza! – Beniamino, disgustato, rimane sulla mulattiera mentre l’altro amico si avvicina e conferma
– Si, è proprio una testa di capra
I tre uomini riprendono la strada verso il paese e, dopo essere rimasto un po’ pensieroso, uno dei due amici che ha visto la testa esclama
– Può benissimo essere una testa umana! Torniamo indietro
E infatti, riosservata con più attenzione, quella è proprio la testa di un uomo, seppure irriconoscibile anche perché, rotolandosi, si era coperta di foglie secche di castagno e terra. I tre tornano subito in paese e Beniamino prosegue per Cerzeto dove va a denunciare il macabro ritrovamento ai Carabinieri.
Cerzeto li 20 giugno 1923
Oggi ore 10,30 in contrada Lamattina (Cerzeto) fu rinvenuta testa umana che ritienesi trattarsi cadavere Musacchio Agostino.
Pregasi dare disposizioni
Il Maresciallo d’all. Capo a Piedi
Comandante la Stazione
Sabatini Domenico
È questo il sospetto che assale subito il Maresciallo perché tutti sanno che Agostino Musacchio manca dal paese da un paio di settimane.
– Ohi Madonna mia! – esclama la donna battendosi le mani sul viso – Emì, hanno trovato una testa in montagna… dicono che è quella di tuo marito Agostino!
La diciannovenne Maria Emilia Fornarina Laino che in compagnia di sua madre sta tornando da San Martino di Finita, suo paese natio, sviene senza dire una parola. Poi, non appena rinviene, si avvia piangendo verso il luogo dove le hanno detto trovarsi la testa ma per strada incontra il Maresciallo Sabatini che le impedisce di andare a vedere quell’orrore e l’accompagna in caserma per sentire cosa ha da dire.
La sera del 4 giugno io e mio marito, dopo aver chiuso il negozio, stavamo tornando a casa e passammo davanti all’abitazione di Vincenzo Santoro. Invitati, siamo entrati e ci siamo fermati a discorrere con lui e sua moglie di fatti piuttosto allegri, per circa un’ora, e poi siamo tornati a casa e mentre eravamo in procinto di andare a letto, un individuo dall’accento forestiero e parlando in italiano, dopo aver picchiato alla porta, chiamò mio marito dicendo: “Agostino, vieni che dobbiamo andare a fare quell’ambasciata, giusto come siamo rimasti”. Mio marito rispose “Si” e subito aprì la porta, chiudendosela dietro con la chiave che solevamo lasciare nella serratura. Io cercai di vedere ma non potetti uscire; ascoltai dal buco della serratura e intesi che due individui scendevano per la scala. Dopo circa un quarto d’ora ritornò solo e, dopo aver indossato il vestito nuovo che io, a sua richiesta, gli avevo preparato, nell’allontanarsi mi disse queste precise parole: “Statti bene perché io parto per gli affari miei… chi lo sa come va la mia fortuna? Se non torno fra tre o quattro giorni tu vendi qualche oggetto del negozio per i tuoi bisogni perché io denaro non ne ho da lasciartene di questo che tengo”. Io gli domandai dove andasse ed egli mi rispose che non dovevo entrare nei fatti suoi e si allontanò senza nemmeno stringermi la mano. Io rimasi pensierosa e dispiaciuta però non mi preoccupai troppo non essendo la prima volta che egli si allontanasse di casa così all’improvviso. Qualche volta è pure partito per la via della montagna, diretto a Paola dove prendeva il treno. Egli era con me circospetto perché mi sapeva un po’ ingenua e dubitava che io manifestassi ad altri i suoi segreti. Per lo più durante le sue assenze egli non mi scriveva e, quando qualche volta mi scriveva, le sue comunicazioni erano scritte da altri perché egli sapeva scrivere molto poco, infatti anche qualche giorno dopo la sua partenza ha mandato alcune cartoline illustrate da Napoli, scritte da alieno carattere. La mattina dopo che mio marito era partito, andando al negozio, ho raccontato tutto a Vincenzo Santoro il quale ha sparso la voce ed il pubblico aveva cominciato a commentare intorno all’allontanamento misterioso di mio marito ed è arrivato financo a fantasticare circa la sua triste fine, ma nessuno è venuto a dirmi direttamente alcuna cosa. Io, sinceramente, non credo alla sua morte perché il cuore mi dice che tornerà o se non tornerà, è vivo. Mio marito stava cercando di emigrare clandestinamente perché non gli davano il passaporto per alcune condanne ed era dedito al giuoco di baratto e spesso ha subito delle perdite considerevoli. Per lo più giuocava con due venditori ambulanti di Cosenza: uno si chiama Pasquale e ha un occhio offeso e l’altro Pennino Luigi e siccome io gli dicevo di non giocare più, qualche volta mi ha picchiata
– Sappiamo che qualche mese fa ti ha cacciata di casa…
È vero che una volta mi cacciò di casa per sospetti avuti sulla mia infedeltà che invece erano insussistenti, tanto è vero che spontaneamente mi fece ritornare in casa
– Qualcuno, nei giorni scorsi, ha visto tua madre che portava via una cassa, cosa c’era?
– Era una cassa vuota nella quale era arrivata merce per il negozio…
– Ti viene in mente qualche cosa che può interessare le indagini?
Spesse volte egli, come ho saputo, andava a Santa Maria le Grotte da una vedova dove si tratteneva anche la notte e a me diceva che si recava per i paesi per affari di commercio e spesso ella veniva nel negozio ed egli le complimentava oggetti anche di valore notevole. Ho saputo che questa donna, che si chiama Scolpito Maria, ora è anche lei scomparsa da Santa Maria
Ma è sicuro che il teschio trovato è davvero quello di Agostino Musacchio? Ripulitolo e constatato che è ridotto davvero male per le diciassette fratture provocate dai colpi di una scure, colpi che hanno anche staccato o spezzato quasi tutti i denti e disarticolato la mascella, i periti azzardano che si tratti di un teschio umano di sesso maschile, avuto riguardo ai capelli (castano scuro) più corti posteriormente e più lunghi in avanti e staccato dal busto violentemente per colpi di arma da taglio, probabilmente scure, avuto riguardo al taglio netto dei tessuti reliquati della regione nucale, nonché al taglio netto del corpo della terza vertebra cervicale. I periti sono anche convinti che il primo colpo ricevuto dalla vittima sia stato quello che ha reciso la testa e tutti gli altri siano stati inferti successivamente, allo scopo di alterare i connotati per il riconoscimento dell’individuo. Ma è così o chi ha orrendamente sfigurato la testa ha agito spinto da un inenarrabile odio, tendente a cancellare ogni segno di umanità dalla vittima?
Intanto, mentre il Maresciallo e il Pretore si scervellano per capire chi può avere  avuto interesse a uccidere quell’uomo in un modo così orrendo, tutto il paese è convinto che si tratti proprio di Agostino Musacchio, anche se nessuno è in grado di riconoscerlo con certezza perché, come abbiamo visto, di umano è rimasto davvero poco. Solo il colore dei capelli è un indizio che potrebbe portare all’identificazione perché, per quanti sforzi si facciano, il resto del corpo non si trova. Nemmeno Emilia Laino riesce a riconoscerlo con certezza
Le ciocche dei capelli rassomigliano molto, per lunghezza e per colore ai capelli di mio marito, ma non posso affermare se questi che mi mostrate siano i capelli di mio marito. Tanto meno posso dire se le mole, mio marito le aveva come queste del teschio che mi mostrate, perché non gliele ho mai osservate. Gli ho osservato qualche volta soltanto i denti, ma questi mancano nel teschio – poi il Pretore le chiede di raccontare di nuovo i fatti della sera del 4 giugno e sorge una contraddizione: secondo il racconto della moglie di Vincenzo Santoro, Emilia e il marito avrebbero cenato insieme a loro, ma secondo Santoro ed Emilia no. Poi ammette di essersi forse sbagliata nel racconto a causa dell’emozione del momento.
In paese pochi credono alla versione della ragazza, che è sempre stata considerata una forestiera e una poco di buono e il Sindaco di Cerzeto, nella sua qualità di Ufficiale di Pubblica Sicurezza, scrive una lettera al Pretore per esprimere le sue perplessità circa il racconto di Emilia, chiedendosi e chiedendo al magistrato
Mi sembra strano come il Musacchio, che in quei giorni si mostrava tanto allegro perché gli era stata spedita tanta merce a fido, che aveva incaricato il Segretario comunale, proprio la sera del 4 corrente, affinché si fosse interessato di fargli le pratiche per ottenere la riabilitazione [dalle condanne], poi dopo poche ore si decidesse ad abbandonare tutto per seguire il voluto forestiero. E un forestiero veniva in S. Giacomo e, senza sbagliarsi, andava direttamente alla casa del Musacchio? Poi dal di fuori, ad alta voce, diceva la ragione perché lo chiamava e il Musacchio rispondeva “si” di dentro e quindi usciva, chiudendo a chiave la moglie dentro? E giacché il forestiero si era tanto incomodato ad arrivare fino alla porta di sua casa, perché il Musacchio non lo fece entrare, dappoichè alla moglie, rientrando, le dava conoscenza della chiamata del forestiero? E questo avrebbe dovuto tenersi nascosto mentre la moglie né dice che il marito le avesse raccomandato segretezza, né lei pensa a star zitta perché al mattino ebbe premura di dirlo all’amico Santoro. Possibile che, uscito il marito per seguire il forestiero, per naturale curiosità, non sia uscita sul pianerottolo dell’altissima scala per vedere chi fosse lo sconosciuto, se era una o più persone? E questo veniva armato di scure a chiamare l’amico? Avrebbe potuto ucciderlo lungo la strada che conduce a Cerzeto, a Torano, a San Martino con arma da fuoco o pugnale, ma mai a colpi di scure e in luoghi lontani, quasi inaccessibili di giorno, assolutamente impossibili in una notte senza luna e lontano dalla via che conduce alle marine. E poi perché partire in quell’ora? Per quale destinazione? Per pigliare quale treno? Il forestiero adunque avrebbe poi dovuto inviare le cartoline qua giunte: ma costui conosceva le persone alle quali era solito il Musacchio di scrivere quando partiva? E poteva mai un forestiero sapere i particolari del Musacchio e scriverli nelle cartoline? Deve dunque trattarsi di persone che conoscevano abbastanza le cose del Musacchio ed allora, ammesso pure che sia stato chiamato fuori mai più dal voluto
forestiero, ma di persone del luogo, il Musacchio non ha potuto uscire che come si trovava con l’abito giornaliero. Dunque è bugia la chiamata da parte del Napoletano che non sarebbe venuto da lontano armato di scure per uccidere e forse ridurre in pezzi il Musacchio nei boschi di Cerzeto, né che avesse potuto spedire le cartoline. Di conseguenza bugia l’affare dell’abito nuovo. E perché la moglie ha dette tali bugie? Perché se non si fosse trovata la testa, la cosa per molti poteva camminare e se anche ora sostiene quasi la stessa cosa è per non trovarsi in contraddizione con la prima dichiarazione fatta. E perciò concludo che la Laino o è l’autrice materiale o è a conoscenza di come si sia svolto il delitto. Ricordo alla giustizia che nel perquisire la casa della Laino, mi sembra non aver trovato né biancheria da letto, né copertura, tranne quella esistente sul letto, né un abito di velluto che doveva avere. Corrono voci discordi che il letto avea, oltre che pagliericcio, anche il materasso che mancava alla nostra visita
.
Poi i Carabinieri scoprono che tra Agostino Musacchio e Vincenzo Santoro c’erano stati dei momenti di tensione, superati in qualche mese, perché quest’ultimo si permise toccare le gambe alla moglie Laino Emilia. Le considerazioni del Sindaco, la possibilità che tra Santoro ed Emilia ci fosse una illecita relazione, la voce che Santoro si fosse messo a esigere i crediti di Agostino per conto della moglie e la presenza in casa della donna di una cassa di legno sporca di sangue, fanno scattare ai polsi dei due i ferri con l’accusa di correità in omicidio volontario con premeditazione.
Santoro si dice estraneo ai fatti e non vuole nemmeno nominare un difensore perché non credo di essere imputato e di rispondere di alcun delitto, precisa. D’ufficio gli viene assegnato l’avvocato Samuele Tocci di Cosenza.
Emilia Laino, da parte sua, conferma le prime dichiarazioni e controbatte alle accuse del Sindaco
Mio marito, prima di partire, aveva soltanto due abiti: uno di uso giornaliero e che aveva indosso il giorno precedente alla sua partenza ed un altro nuovo che ha indossato nell’atto della partenza. Egli aveva l’abitudine di smettere e regalare l’abito vecchio quando si era già fatto manifatturare il nuovo e perciò il vestito di velluto che indossava questo inverno è stato, almeno in quanto al calzone, regalato a mio fratello che tuttavia lo possiede; la giacchetta e non mi ricordo se avesse anche il panciotto, non so a chi l’abbia regalato. Così faceva anche per la biancheria personale. Il nostro letto non ha mai avuto materassi, né abbiamo avuto biancheria sufficiente, tranne quella che ho portato io come corredo, che del resto sopperiva ai bisogni quotidiani. Egli non ha mai pensato, né mi ha permesso, di confezionare biancheria. Nella cassa abbiamo macellato il maiale lo scorso inverno ed è rimasta intrisa di
sangue: ho lavato la cassa ma il sangue non è andato via
. Chiedete ad Antonio Serpa, Giuseppe Iuliano, Ercole Candreva e Salvatore Fortino che ci hanno aiutato a fare il maiale.
– Tutti dicono che non ti volevi mettere il lutto…
Pur avendo la speranza che mio marito fosse vivo, mi sono dovuta vestire a nero per soddisfazione del pubblico, dico così, il quale trovava sempre da ridire sui fatti altrui e così, se non mi fossi vestita a nero, avrebbe detto che io non piangevo mio marito, come ora, o meglio come dopo essermi vestita a nero, ha detto e credo continui a dire che fingo  di piangere mio marito che, forse, non è morto. Non è vero che mi sono lagnata di Vincenzo Santoro con Pietrangelo Candreva, saranno state zizzanie ordite dalla famiglia del Candreva per mettere discordia tra me, mio marito ed il Santoro. Non è vero assolutamente che io avessi mancato di fedeltà a mio marito, non so spiegarmi il perché delle continue diffamazioni, probabilmente parlavano perché avevano invidia di me e perché ero forestiera. Anche mio marito era parecchio invidiato perché sapeva fare gli affari suoi ed era sorto dal nulla. Io sono innocente ma con tutto ciò, se nel caso mio marito effettivamente è morto, io non so a chi darne la colpa
Le accuse sono troppo generiche e non c’è nemmeno lo straccio di un indizio serio, così i due vengono rimessi in libertà.
Al Procuratore del re di Cosenza arrivano un paio di lettere, una delle quali anonime e l’altra a firma del consigliere comunale di Cerzeto Giovanni Ricioppo, che accusano il Pretore e il Maresciallo Sabatini di inerzia nelle
indagini
L’autorità Giudiziaria di questo Mandamento di Cerzeto si mostra incapace ed ingenua, non sa portare a luce i barbari delitti che si verificano continuamente nella frazione di questo Comune, San Giacomo di Cerzeto. Si prega quindi V.S.Ill.ma di dare dovuti provvedimenti per chiarire questi fatti di orribile mostruosità che dissonorano l’orgoglio e l’onestà dei nostri paesi.
Con stima, Ricioppo Giovanni
Poi l’anonimo
Come vostra S.I. sa, fu trovata una testa umana che certamente e del povero Agostino Musacchio, il benefattore di S. Giacomo perché negoziante che à sfidato tutti i negoziante del mandamento di Cerzeto vendento i suoi generi di negozio a prezzi con ribasso. Non aveva per questo però nessuna nimicizia e non nutriva odio e rancore per il suo agire con tutti i negoziante del mandamento. Se il povero Agostino à brutti precedenti e perché era ragazzo perché da quanto ritorno dalla vita militare aveva messo la testa a posto amogliandosi e cercando di fare qualche negozietto per vivere. Di essere la testa di Agostino tutti ne sono convinti , eccetto forse del pretore, del marescialo che sono di accordo per non avere pigliato fino a desso nessuno provedimento.
Che cosa e questa indiferenza della giustizia? Siamo proprio a colmo se non si e saputo nulla dell’omicidio comesso anche qui nel maggio del 1921, forse deve succedere anche questa volta similmente. Forse il pretore e il maresciallo anno compasione di quella bella donna che e la moglie della vittima di Agostino Musacchio. Tutta la popolazione del mandamento di Cerzeto siamo convinti che se non e reo la moglie e almeno complice. Forse il maresciallo e il pretore non sanno che il povero Agostino Musacchio era sempre in discordia con la moglie per fatti di gelosia? Forse non sanno essi che il povero Agostino se diviso per un mese con la moglie per averla trovata a casa propria col ganzo? Di fatti si sono recati in pretura nel marzo scorso per dividersi col tribunale e lo stesso pretore li à fatto mettere in pace, forse non sano il pretore e il maresciallo che Agostino aveva proprio una passione per la moglie mentre la moglie non aveva nessuno affetto perché puttana nel vero senso della parola?difatti la moglie non voleva unirsi più con il marito per vivere col ganzo. Certamente la giustizia si sta comportanto così indiferente perché il povero Agostino non à nessuno parente e perché la moglie e molto atraente, di fatti va proprio a casa del pretore non in uficio. Che indagini à fatto l’arma? Niente fino a desso. Forse à visto se ci sono macchie di sangue ed altro nella propria casa del povero Agostino, o nella casa della suocera di Agostino che è di S. Martino di Finita? Oramai tutti ne siamo convinti
della complicità della moglie e anche della suocera. Tutti siamo a lutto e non vediamo il momento di essere svelato il misfatto, perciò ci rivolgiamo alla S.V. per provedere
.
Devotissimi Cittadini di S. Giacomo
Il Vice Pretore Carlucci non ci sta a passare per quello che protegge una possibile assassina e ordina di nuovo l’arresto dei due sospettati, quindi risponde alle accuse con una lettera di fuoco al Procuratore del re
Per il corso ulteriore trasmetto a V.S.Ill.ma gli uniti atti. Come da mio precedente telegramma, ho preferito, al
rapporto informativo, l’invio di essi perché Ella possa avere cognizione esatta degli elementi raccolti e della solerzia da me usata, come sempre, per coscienza del proprio dovere e per rettitudine ed indipendenza, ormai note, e non mai per la spinta dei ricorrenti che non onoro nemmeno del mio disprezzo. Che vuole?… il ricorrente firmatario è uno spregevole socialistoide, infatuato della carica di consigliere comunale, ciabattino, che si dibatte fra le strettezze economiche e la porta del manicomio. Contro di lui, tempo fa, ho istruito procedimento penale per sparo in rissa ed in luogo abitato, reato che si sarebbe voluto soffocare; inoltre egli è mio debitore per spese di atti notarili.
L’altro ricorso ho ragione di credere che sia sorto dalla stessa fonte.
Non credo i Sangiacomesi di tanto capaci, sia perché sono convinti che quest’ufficio nulla ha trascurato, sia perché conoscono a fondo la mia persona e ne hanno tutta la stima possibile. E poi essi se, in un primo tempo, hanno mostrato un certo interessamento al fatto, sono presto caduti nell’indifferentismo. Se diversa è la fonte, la mancata sottoscrizione rende i ricorrenti ancora più spregevoli e li mostra alla luce del sole col vizio d’origine del mendacio e della viltà.
Ma, al contrario di quello che Carlucci scrive, la situazione in paese è esplosiva.
Come procedere in una situazione nella quale gli inquirenti possono muoversi soltanto nello strettissimo spazio offerto da testimonianze vaghe, lettere più o meno anonime e con solo un cranio fracassato e irriconoscibile? Almeno se si trovasse il resto del corpo si potrebbe avere la certezza che Agostino Musacchio è davvero morto e si potrebbe avere la speranza di trovare qualche cosa che possa indirizzare le indagini nella direzione giusta. In questo contesto, però, un piccolissimo passo avanti viene fatto recuperando tutte le cartoline illustrate spedite a nome di Agostino da Napoli. Potrebbero, forse, servire per identificare chi le ha scritte e che certamente deve sapere qualcosa.[1]
Fine parte prima


[1] ASCS, Processi Penali

 

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