LA BANDA DI FIUME

– Marescià, ci ha fregati! La deve pagare quel farabutto! – a parlare è il trentaquattrenne sergente maggiore Nicola Mele ma tutti cominciano a sbraitare e le voci si sovrappongono una all’altra, costringendo il maresciallo a battere sul tavolo per calmare gli animi.
– Calma, calma… chi è questo che vi ha fregati e, soprattutto, che ha fatto? Parlate solo voi, però, altrimenti faccio valere il mio grado, intesi? – dice rivolto a Nicola Mele.
– Ecco… – Nicola si schiarisce la voce e comincia il suo racconto – tutto è cominciato alla fine di ottobre 1920. Noi eravamo stati congedati tutti insieme dal Nono Reggimento Fanteria, Terzo Battaglione, Comando Zona di Guerra e tutti insieme siamo tornati qui a Lattarico. Senonchè, dopo qualche giorno, siamo stati avvicinati dal Tenente Colonnello Aristide Manes di San Martino di Finita, anche lui congedato ma attualmente volontario nell’esercito dannunziano a Fiume, che ci ha proposto di arruolarci e seguirlo a Fiume per suonare nella banda musicale militare. Noi siamo tutti suonatori e suonavamo nella banda del nostro Battaglione e così, essendo disoccupati, abbiamo accettato, sapendo che la paga era buona, da 9 a 15 lire al giorno a seconda dei concerti, e in più ci avrebbero dato vitto e alloggio gratis. Poi, l’undici novembre, il signor Colonnello spedì un telegramma col quale ci convocava a Cosenza perché gli consegnassimo i nostri fogli di congedo dall’Esercito Italiano e firmassimo il
contratto con quello dannunziano. Una volta in città siamo andati tutti dal genero del Colonnello, il giudice Massimilla, e ci trovammo Manes in persona al quale consegnammo i nostri fogli di congedo e lui ci consegnò i fogli nuovi con tanto di timbri e firme. In più ci diede millecentoventicinque lire e uno scontrino di colore arancione per il viaggio da Torano Lattarico a Trieste e da qui a Fiume con un battello. Così il 25 novembre siamo partiti ma una volta
arrivati a Trieste abbiamo trovato la sorpresa: ma quale banda, marescià! Quello ci aveva arruolato per combattere! Noi ci siamo tutti incazzati come bestie – e come noi c’erano almeno altre trenta o quaranta persone – e abbiamo strappato i fogli che ci aveva dato Manes; ce ne volevamo tornare a casa ma avevamo finito i soldi, così siamo andati alla Questura di Trieste per farci dare un foglio di via gratuito ma noi eravamo otto e i biglietti gratuiti solo due. Meno male che ci hanno fatto mandare un telegramma al paese senza pagare e i parenti, chi più e chi meno, hanno raccolto la somma necessaria per i biglietti di ritorno e ci hanno fatto un vaglia postale. Appena arrivati, siamo venuti qui per fare la denuncia…
– E bravi ai fessi! Volevate suonare nella banda! – ridacchia il maresciallo – datemi nome, cognome e grado di tutti che scriviamo la denuncia…
1. Serg. Magg. Mele Nicola fu Francesco di anni 38
2. Serg. Magg. Lombardo Francesco fu Luigi di anni 40
3. Serg. Magg. Mele Nicola di Antonio di anni 34
4. Serg. Magg. De Luca Sinibaldo di Pietro di anni 28
5. Serg. Magg. Bottino Richelmo di Pietro di anni 24
6. Serg. Magg. Cameriere Florindo di Gennaro di anni 30
7. Sergente Talarico Filippo di Nicola di anni 20
8. Sergente Vetere Samuele di Beniamino di anni 18
Manes viene indagato per arruolamenti non approvati dal governo che turbano le relazioni amichevoli del governo italiano con un governo estero ma il 5 febbraio 1921 viene prosciolto in istruttoria con questa motivazione:
Letti gli atti a carico di Manes Aristide sopracitato, del delitto di cui all’art. 193 c.p. per aver arruolato dei  soldati ai fini dello stato fiumano. Osserva che nel fatto ascritto all’imputato Manes esula il reato di cui in rubrica, per cui deve essere prosciolto dal reato ascrittogli.
Estremo sostanziale dell’art. 119 è il pericolo cui potrebbe essere esposto il Governo Italiano per  l’arruolamento suddetto, di una guerra o a delle rappresaglie verso lo Stato cui è diretto l’arruolamento.
Ora nella specie tale pericolo non esiste, sia perché l’arruolamento non era diretto contro Fiume, ma anzi a suo favore, né contro la Jugoslavia, perché costei non avendo alcuna ingerenza su Fiume, la quale era sottoposta al controllo delle Nazioni, fra cui l’Italia, non poteva pretendere dei diritti che non ha mai avuto, per come in seguito si è verificato con l’elezione di Fiume a Stato Indipendente.
Tutto al più quella forma di arruolamento era una manifestazione platonica di Italianità e manifestava l’interesse dei cittadini italiani verso i propri fratelli fiumani.
Per questi motivi
Visto l’art. 274 di p.p. (…) non doversi procedere a carico di Manes Aristide pel delitto di cui in rubrica per insussistenza di reato.[1]

 

[1] ASCS, Processi Penali.

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