L’EX FIDANZATO

La sedicenne Carmela Posca vive a Caraffa, in provincia di Catanzaro, con la madre Carmina Astorino. La loro casa è al primo piano del fabbricato dove al piano terra abita, da sola, la nonna, Angela Mancuso. Carmela amoreggia col diciannovenne Vincenzo Bubba il quale, nella notte del 17 marzo 1932, approfittando che la madre della fidanzatina è andata ad assistere al parto di un’altra sua figlia, penetra in casa attraverso uno sportello del balcone rimasto socchiuso, entra nella stanza dove Carmela dorme da sola e si congiunge carnalmente con lei.

Carmela, ammaliata dalla solenne promessa di matrimonio, non dice niente a nessuno, ma quando poco tempo dopo è costretta a constatare di essere stata abbandonata, rivela il suo segreto alla madre che, dopo aver fatto accertare dal medico la deflorazione della figlia, sporge querela contro Vincenzo per corruzione di minorenne e per violazione di domicilio. Vincenzo viene arrestato ma, in attesa della discussione della causa, viene rimesso in libertà provvisoria.

È luglio. La sera del 21 luglio verso le otto e mezza, per la precisione.

Carmela scende dalla nonna che sta per andare a letto e si mette vicino alla finestra aperta a legare in una salvietta la colazione per il mattino seguente. All’improvviso una detonazione scuote la tranquillità del luogo. Carmela istintivamente chiude gli occhi e abbassa la testa. Poi sente come un tonfo e quando riapre gli occhi vede la nonna a terra, centrata da un proiettile alla regione occipitale sinistra. Chi sarà stato e perché?

– È stato lui! Girava qui intorno pochi minuti prima dello sparo – dice Carmela al Maresciallo.

– Chi hai visto girare?

– Vincenzo Bubba, il mio ex fidanzato! Ha una rivoltella che più volte ebbi agio di vedergli e custodirgli durante il nostro amoreggiamento.

– Si, è stato lui, anche io l’ho visto intorno alla casa poco prima della tragedia – conferma la madre di Carmela.

Denunziato il fatto ai Carabinieri, Vincenzo Bubba viene perseguito per il reato di lesioni volontarie gravissime e l’istruttoria di questo nuovo processo viene unificata a quella per corruzione di minorenne e violazione di domicilio.

Ma le accuse di Carmela e della madre non bastano, non possono bastare perché si potrebbe pensare che siano dichiarazioni dettate dal rancore per i fatti precedenti. Però ci sono un paio di testimoni a cui si può dare credito perché uno è amico intimo di Vincenzo e l’altro è un paesano che non ha motivi per accusarlo falsamente, che confermano le parole di Carmela e della madre:

Passai in compagnia di Vincenzo sotto casa dell’ex fidanzata poco prima del fatto e notai che la madre di lei era affacciata al balcone e ci osservava con una certa insistenza – ammette Angelo Arcuri.

Quella sera vidi Bubba in compagnia di Arcuri dirigersi verso il rione Telegrafo, ove abita l’ex fidanzata – rivela il teste Puoci.

Tuttalpiù indizi. Che gironzolasse intorno alla casa di Carmela non vuole dire che sia stato lui a sparare. Qualcosa in più aggiungono altri testimoni:

Qualche giorno prima del fatto, precisamente il 18 luglio, essendo entrato nella bottega di Giuseppe Sciumbata, vi trovai Vincenzo Bubba il quale metteva le cartucce nella propria rivoltella, che poi si affrettò a riporre in tasca quando si accorse della mia presenza – dice il teste Lombardo.

Qualche giorno prima Vincenzo Bubba venne nel mio negozio chiedendo di comprare cartucce per rivoltella, ma gliele rifiutai – racconta Armando Sciumbata.

È sempre troppo poco e gli inquirenti mettono sotto torchio Angelo Arcuri che, come abbiamo visto, era con Bubba pochi minuti prima del fatto. Alla fine Arcuri cede e ammette:

Passando sotto casa dell’ex fidanzata, dopo avermi detto di essere stato minacciato dai parenti di lei, mostrandomi una rivoltella che estrasse dalla tasca posteriore dei pantaloni, scuotendola aggiunse che con essa in quella sera avrebbe voluto compiere una strage in casa di Carmela Posca. Dopo di ciò io entrai nella bettola di Corno, mentre Bubba si allontanò da solo. Passarono pochi minuti e si sparse la notizia del ferimento dell’anziana Mancuso

 

Interrogato, Vincenzo Bubba si irrigidisce nel negare tutte le specifiche circostanze deposte dai testi, senza riferire o addurre alcun motivo che avrebbe dovuto indurre costoro ad accusarlo e aggiunge:

Nell’ora del delitto dormivo nel mio letto.

E porta due testimoni a conferma del fatto che nel momento del delitto era a letto a casa sua.

– Vidi Bubba verso le otto di sera nei pressi di casa sua – assicura Giuseppe Miceli.

Verso le otto e mezza o nove di quella sera andai a casa di Bubba e lo trovai a letto che dormiva – asserisce Francesco Fimiano.

Ma gli inquirenti non tengono conto di queste testimonianze perché, anche se vere le circostanze in esse affermate, i testi hanno indicato le ore solo in via di approssimazione e, tenuto conto che le abitazioni della Posca e di Bubba sono entrambe nell’abitato della piccola borgata di Caraffa, è stato agevole al Bubba compiere il delitto e dopo pochi minuti rientrare in casa e mettersi a letto.

Interrogato nuovamente, Bubba sposta l’attenzione su Giuseppe Gariano, che aveva sposato Carmela e l’aveva abbandonata dopo soli due mesi di matrimonio:

L’ha sposata quantunque la sapesse sedotta da me, per questo voleva ucciderla…

Gariano, per togliersi dai guai, cerca di intorbidire ancora di più le acque:

Carmela mi ha confidato che non è stato Bubba ad esplodere il colpo di rivoltella

Messa a confronto col marito, Carmela nega vivacemente la circostanza e gli inquirenti si convincono che le parole di Giuseppe Gariano non meritano fede, sia perché la reità di Bubba è dimostrata da elementi diversi dall’accusa di Carmela, sia perché è palese come Gariano, stanco della convivenza coniugale con la giovane sposa, dopo soli due mesi abbia creduto di abbandonarla a causa della precedente seduzione e poi, in odio a costei, si sia alleato proprio coll’autore di quella seduzione.

Per fortuna la ferita riportata dall’anziana nonna di Carmela, dopo gli iniziali timori, non si è rivelata né mortale e né gravemente invalidante, lasciando come esito una nevrosi, che comunque è una patologia inguaribile.

Il 18 maggio 1933 il Giudice Istruttore, dopo aver dichiarato estinti per amnistia i delitti di corruzione di minorenne e violazione di domicilio, nonché le contravvenzioni per porto abusivo di rivoltella e di omessa denunzia dell’arma, modificato il titolo del reato in tentato omicidio premeditato per avere, a fine di uccidere, esploso contro l’ex fidanzata Carmela Posca un colpo di rivoltella colpendo, per aberratio ictus, la nonna di costei, Mancuso Angela, con l’aggravante, altresì, di avere agito per motivi futili e abietti, rinvia l’imputato al giudizio della Corte d’Assise di Locri.

La causa si discute il 19 dicembre 1933 e la Corte, letti gli atti ed ascoltati i testimoni e le parti, osserva che esaurienti sono gli elementi di prova diretti a dimostrare essere stato Bubba l’autore del fatto incriminato ed elenca tutti gli elementi a suo carico raccolti nell’istruttoria. Poi continua: ritenuto adunque essere stato Vincenzo Bubba l’autore del fatto incriminato, da lui compiuto in normali condizioni di intendere e di volere ed in attuazione di volontario e cosciente proposito, va rilevato che le emergenze istruttorie non dimostrano in lui la volontà omicida, principalmente perché egli si è limitato ad esplodere un solo colpo nella penombra di una stanza, illuminata dalla fioca luce di una lucerna ad olio lasciata davanti alla porta stessa. Queste circostanze inducono a ritenere che il prevenuto abbia avuto soltanto la volontà di ferire Carmela Posca, intravista nei pressi del vano della finestra. Dovendosi pertanto discendere alla più tenue ipotesi del delitto di lesioni volontarie, debbano queste essere ritenute gravissime giacché le perizie eseguite in periodo istruttorio, e non impugnate, hanno constatato che il proiettile, dopo aver attinto la Mancuso nella regione occipitale sinistra, si era incuneata nella regione latero cervicale destra ed aveva prodotto in primo tempo commozione cerebrale e residuato poi nevrosi, costituente malattia insanabile. Né vale addurre che a questo esito hanno potuto contribuire anche le condizioni di deperimento organico della Mancuso, vecchia ottantenne, perché il concorso di cause preesistenti, anche se indipendenti dall’azione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità. Di esse deve tenersi conto soltanto nel determinare la misura della pena. Ritiene, però, la Corte di dovere escludere l’aggravante della premeditazione perché non risulta provato quando è sorto il proposito criminoso e se lo stesso sia stato alimentato dalla continua riflessione. Per la Corte non sussiste neanche l’aggravante dei motivi futili e abietti sia perché non difetta la proporzione tra causale (vendetta) ed azione delittuosa e sia perché non ogni atto di vendetta o di rappresaglia, come quello in esame, appalesa una speciale perversità dell’agente.

Dichiarato Vincenzo Bubba colpevole di lesioni personali gravissime con la sola aggravante dell’arma, non resta che determinare l’entità della pena: tenendo conto di tutte le circostanze di fatto e dei buoni precedenti del prevenuto, si stima giusto infliggere la pena nella mite misura di anni 6 di reclusione, che si aumenta di anni 1 per l’uso dell’arma, fissandola in anni 7, oltre alle spese, ai danni ed alle pene accessorie. I buoni precedenti dell’imputato consentono che siano dichiarati condonati anni 3 per effetto del R.D. 5 novembre 1932, N. 1403.[1]

[1] ASCZ, Sezione di Lamezia Terme, Sentenze della Corte di Assise di Catanzaro.