È uno degli ultimi giorni di giugno del 1894, Pasquale Cosentino, cinque anni, sta giocando con altri bambini in un vicolo di Casaletto, la parte più antica di San Nicola Arcella. Dalla porta di un basso si affaccia un giovanotto, Cosimo Musolino da Santo Stefano d’Aspromonte in provincia di Reggio Calabria, che ha trovato lavoro come manovale nella costruzione della ferrovia. Guarda divertito i bambini, poi fissa lo sguardo su Pasquale, gli occhi gli si illuminano, si passa la lingua sulle labbra e, attirata la sua attenzione, gli fa segno di avvicinarsi.
– Le vuoi due castagne? – gli dice mentre gli accarezza la testolina.
– Sì! – gli risponde, entusiasta, il bambino.
– Entra e te le scegli…
Pasqualino entra con gli occhi che ridono, già pregustando le castagne, ma Cosimo lo afferra da dietro, gli tappa la bocca e lo sistema su di una cassa, mentre con la mano libera si abbassa i calzoni e fa scempio del corpicino. Sfogata la sua libidine, mentre il bambino piange per il dolore, si ricompone e, guardandolo con aria minacciosa, gli dice:
– Se stai zitto ti regalo questi – mostrandogli due chiodi nuovi di zecca, poi continua – se dici qualcosa ti prendo a calci e ti faccio volare!
Pasqualino è terrorizzato e fa segno di sì col capo. Poi Cosimo gli mette in mano i due chiodi, apre la porta e lo spinge fuori facendogli segno di tacere. E il bambino ubbidisce. Non dice niente resistendo al dolore e alla voglia di piangere nelle braccia della mamma.
Ma finalmente, dopo un paio di giorni, mentre Pasqualino è ancora coricato, la mamma si accorge che il bambino ha l’ano ammalato di malattia sifilitica, per quanto ne possa capire, e lo dice al marito, che a sua volta osserva la parte e sgrana gli occhi preoccupato e incredulo.
– Chi è stato? – gli chiede trattenendo la rabbia.
– Cosimo…
– Ah! Poi ce la vediamo – sibila stringendo i pugni. Fa mettere qualcosa addosso al bambino, lo prende in braccio e corre a Scalea dal dottor Carmelo Del Giudice.
– Dove ti fa male? – chiede il medico a Pasqualino, che gli indica il culetto e la bocca. Il dottor Del Giudice lo visita attentamente, poi si siede alla scrivania e redige una relazione.
In giro in giro all’ano e nel raggio di circa tre centimetri, si osservano delle lacerazioni e dei sollevamenti piatti della pelle, coperti da strati grigio lardaceo con scarso indurimento. L’ano è quasi privo di rugosità, non ha forma infundibolare, ma è un pochino dilatato. Ispezionando e palpando le regioni inguinali si nota che le glandole sono ingrossate quasi quanto una mandorla, sono dure, indolenti e formanti le caratteristiche pleiadi della sifilide. Sulla regione mediana e posteriore della lingua risiede una placca mucosa della grandezza di un lupino, che non arreca molestia all’infermo. Dal fin qui detto posso giudicare essere stato questo fanciullo passivo di atto pederastico, non abituale, seguito da infezione sifilitica.
Del Giudice chiude il foglio in una busta e, mostrandola al padre di Pasqualino, dice:
– Questa tra poco sarà sul tavolo del Pretore, dove andrete voi col bambino…
– Ci andrò domani, adesso è meglio tornare a casa… – risponde Giuseppe mentre, sconsolato, prende in braccio il bambino e si avvia verso San Nicola Arcella. Arrivato a casa, bussa alla porta una paesana, Angela Forastieri.
– Mi ha mandato Aurelio Musolino, il fratello di quel disgraziato di Cosimo, vi prega e scongiura di non parlare del fatto con nessuno perché Cosimo si merita di essere ammazzato e che è pronto ad ammazzarlo davanti a te e si obbliga a pagare tutte le spese, tanto è rimasto indignato dal fatto mostruoso del fratello…
– Io non ho ancora palesato il fatto alla giustizia, ma quello che fa il medico si vedrà!
Una risposta equivoca. Comunque, Giuseppe la mattina dopo va a Scalea in Pretura dove espone formale querela contro Cosimo Musolino che, ricevuto il messaggio da Angela Forastieri, è sparito dalla circolazione.
Il Pretore interroga Giovanni Grimaldi, uno dei bambini che giocavano con Pasqualino, che racconta di aver visto il suo amichetto entrare in casa di Cosimo Musolino dopo che questi gli aveva promesso alcune castagne e aggiunge un particolare che potrebbe essere molto importante:
– Io dissuasi Pasqualino di andare in quella casa perché altra volta chiamato ivi da Cosimo, dopo poco lo cacciò via. Quando lui entrò io mi ritirai a casa mia. Dopo poco tornai e, come arrivai, trovai in quel momento Pasqualino uscire dalla casa e ritirarsi difilato alla sua. Cosimo chiuse la porta e, fuggendo, prese altra via…
Poi Angela Forastieri:
– Venne a casa mia Aurelio Musolino il quale mi incaricò di dire a Giuseppe Cosentino che se l’autore del fatto capitato a suo figlio fosse stato veramente il fratello, esso si obbligava di pagare il danno e financo le spese dei medicinali occorrenti e mi soggiunse che se questo fatto fosse accaduto nel suo paese, a suo fratello l’avrebbero fatto a pezzi…
Quando in un reato sessuale arriva il momento di ascoltare la versione della vittima, è sempre straziante. Figuriamoci quando si tratta di un bambino. È quello che devono avere pensato anche il Pretore ed il Cancelliere davanti alla necessità di trasformare in freddo linguaggio tecnico le innocenti parole di Pasqualino. A noi è rimasta solo la mediazione tra quanto raccontato e quanto freddamente trascritto. Parole che lasciano sconcertati, anche perché viene da chiedersi se sia stato opportuno o meno rivolgergli alcune domande:
– Ricordi se Cosimo spingeva qualcosa dentro di te?
– Ricordo bene che per ben cinque volte Cosimillo spinse gli atti di libidine contro di me e per circa due dita il membro virile penetrò nell’ano…
– Te lo ha messo in bocca?
– Non mi fu mai cacciato in bocca il membro…
– Ti sei sentito bagnato dallo sperma fuori o dentro?
– Non avvertii se lo scolo dello sperma avvenne dentro o fuori, ma ricordo che non mi sentii bagnato…
Torniamo alle indagini per arrestare Cosimo Musolino. Il 27 settembre 1894, tre mesi dopo i fatti, è ancora latitante: da parecchi mesi partì da San Nicola Arcella per ignota direzione e per quante indagini abbiamo fatto è stato impossibile appurare ove attualmente si potrebbe trovare, scrivono i Carabinieri.
Diciannove giorni dopo, però, Cosimo viene rintracciato nel posto in cui nessuno, per mesi, lo ha cercato: Santo Stefano d’Aspromonte, il suo paese. Interrogato e contestatogli il reato, risponde:
– Nulla conosco del fatto che mi si vuole contestare, è una vera calunnia, non conoscendo neppure il Pasquale Cosentino!
Niente altro. Non lo arrestano perché non risulta che sia stato emesso un mandato di cattura nei suoi confronti. Vedremo.
Intanto la buona notizia è che, sottoposto nuovamente a visita il 3 dicembre 1894, Pasqualino è clinicamente guarito dalla sifilide trasmessagli da Musolino. Le ferite interiori, purtroppo, non guariranno mai.
Ciò che era prevedibile, inevitabilmente avviene: messo in allarme, Cosimo Musolino sparisce di nuovo dalla circolazione. È ancora latitante il 22 febbraio 1895, quando la Sezione d’Accusa lo rinvia al giudizio della Corte d’Assise di Cosenza per rispondere di violenta congiunzione carnale. Ma il 17 marzo successivo, mentre il Brigadiere Donato Cisternino, comandante la stazione dei Carabinieri di Santo Stefano d’Aspromonte, e il Carabiniere Giuseppe Facincani stanno tornando dal servizio svolto a Podàrgoni, lo riconoscono e riescono ad arrestarlo.
La discussione della causa viene fissata al 10 giugno 1895 e la Corte, letti gli atti ed ascoltati i testimoni e le parti, riconosce Cosimo Musolino colpevole dei reati ascrittigli e lo condanna, con l’aggravante di avere cagionato a Pasquale Cosentino, di anni 5, una lesione alla sua persona per inoculamento di lue sifilitica che produsse malattia ed incapacità al lavoro per giorni venti, ad anni 5, mesi 6 e giorni 20 di reclusione, ai danni, alle spese ed alle pene accessorie.[1]
[1] ASCS, Processi Penali.