VATTENE PORCELLA!

Assuntina Forte, è nata ad Acri ed è una figlia di nessuno della quale, per pietà, si occupa Filomena Servino fin da prima di sposarsi e con lei resta anche dopo.

Nel 1914 Assuntina ha nove anni e aiuta in casa Filomena. “Mi fa qualche piccolo servizio”, dice. Come il pomeriggio del 21 aprile 1914, quando Filomena le dà incarico di portare un po’ fuori il suo bambino di nemmeno un anno perché deve sbrigare alcune faccende.

Assuntina prende in braccio il piccolo e si allontana lungo le stradine della frazione Picitti, dove abitano. Dopo un’oretta i due bambini stanno tornando a casa, quando una vicina si accorge che Assuntina cammina a gambe larghe e con evidente sofferenza. Guarda meglio e stenta a credere a ciò che vede: del sangue le gocciola da sotto le vesti, proprio in mezzo alle gambette. Inorridita, si mette ad urlare per richiamare l’attenzione di Filomena, che accorre e, visto lo stato della bambina, non sa fare altro che prendere in braccio il suo bambino e chiederle:

Ti sei congiunta con qualche ragazzo?

No! – risponde Assuntina, piangendo.

Le due donne si guardano perplesse, sanno che qualcosa deve essere accaduta e allora Filomena decide di portare Assuntina dalla levatrice per farla visitare.

Credo che si tratti di un tumore maligno, è meglio farla vedere dal medico – dice la levatrice dopo avere osservato la bambina e Filomena diventa bianca come un lenzuolo. Ma ormai è sera e la visita viene rimandata al giorno dopo, quando ad osservare Assuntina sono i dottori Giuseppe Zanfini e Vincenzo Pancaro i quali, dopo un attento esame, si siedono alla scrivania e redigono una lettera indirizzata al comandante la Caserma dei Carabinieri di Acri:

invitati ad osservare la Bambina Forte Assunta, notiamo che la stessa, in corrispondenza dell’ostio vaginale, presenta una tumefazione del volume di una nocciolina, di consistenza molto elastica, di colorito rosso scuro, fortemente infiammata, dolente e facilmente sanguinante e riducibile. Detta tumefazione presenta sull’apice un forame trasversale, attraverso il quale penetra facilmente uno specillo. Caratteri, questi, che depongono per un prolasso utero – vaginale. Riducendo la tumefazione il dito indice penetra facilmente in vagina, ciò che indica che l’imene dev’essere lacerato o per lo meno dilatato da un corpo estraneo. Sebbene nelle altre parti del corpo della bambina, sulle grandi e piccole labbra e sulla forchetta non si notino tracce di lesioni violente, crediamo che la lesione sopra descritta sia il risultato di un trauma subito e ci riserviamo di dare un parere più misurato, più esatto e definitivo sulle condizioni anatomiche e conseguenti alterazioni delle parti genitali non appena i fatti infiammatori si saranno dileguati.

Un giro di parole per dire che Assuntina è stata brutalmente violentata.

A questo punto Filomena, alla presenza dei medici, insiste fino a che Assuntina, piangendo, confessa ciò che le è successo:

Verso le cinque di ieri pomeriggio, mentre rincasavo portando il bambino sulle braccia, giunta vicino alla stalla dove dorme Crapa Ianca, venni chiamata da costui col pretesto di darmi una commissione. Mi portò nella stalla e toltomi il bambino dalle braccia l’appoggiò su una mangiatoia, mi mise con le spalle al muro, dopo di che si inginocchiò, mi sollevò le vestine. Io piangevo e lui per farmi stare zitta mi minacciò con un coltello, poi mi mise la vergogna dentro la natura producendomi sangue e dolorepoi si pulì, mi rimise il bambino in braccio e mi disse “vattene porcella!”. Versando sangue a gambe aperte, rincasai piangendo

Agghiacciante.

Filomena e Assuntina tornano a casa tenendosi per mano, mentre i medici mandano qualcuno a consegnare la lettera ai Carabinieri.

Il Maresciallo Maggiore Giuseppe Gisotti va subito a casa di Filomena e si fa raccontare l’accaduto, poi va a dare un’occhiata alla stalla e verbalizza che si tratta di luogo esposto al pubblico e così il reato è più grave, quindi si informa sulle generalità di Crapa Ianca: Feraudo Angelo, 40 anni, mugnaio nato a Rossano e residente nella frazione Picitti di Acri. Nella stalla non c’è, ma i Carabinieri lo rintracciano nei pressi del mulino Lupinacci, lo portano in caserma e lo interrogano. In un primo momento Feraudo nega tutto, ma poi confessa:

Effettivamente ebbi a congiungermi carnalmente con la bambina, però con il consenso di costei

Cosa? Con il consenso di una bambina di nove anni?

Ma c’è un problema: siccome il reato di violenza carnale è un reato contro la morale e non contro la persona, è procedibile solo su querela di parte e Filomena, che si occupa di Assuntina, figlia di genitori ignoti, solo per pietà, non è mai stata nominata legalmente come tutrice non può esporre formale querela. Allora il Pretore di Acri provvede subito e nomina l’avvocato Antonio Iulia, che subito presenta la querela contro Angelo Feraudo.

Adesso si può procedere penalmente e Crapa Ianca può essere interrogato dal Magistrato:

Ammetto di essermi congiunto carnalmente con la ragazza Assuntina Forte, però ero ubriaco e non ricordo altro.

– Il lenzuolo sporco di sangue sequestrato dai Carabinieri è vostro?

– Sì, in un lembo pulii il mio membro imbrattato di sangue

– La bambina sostiene che l’avete minacciata con un coltello, è vero?

Non è vero che io la minacciai con un coltello, essa ha acconsentito, tanto è vero che io le tolsi dalle braccia un bambino per deporlo nella mangiatoia. Mentre compivo quest’atto, se la ragazza fosse stata discorde, sarebbe scappata.

– Ricordate quando accadde il fatto?

Il fatto risale a lunedì sera verso le diciassette. Io avevo finito di lavorare nel mulino di Angelo Greco, detto Pizzichella.

– E la stalla di chi è?

La stalla è di Pizzichella, io vi dormivo come garzone di costui. Quando commisi il fatto chiusi la mezza porta e nessuno poteva entrare.

Certo che per dire di essere stato ubriaco e non ricordare niente dopo aver raccontato significativi particolari del fatto, Crapa Ianca ha una bella faccia tosta!

La perizia definitiva del dottor Zanfini arriva il 15 maggio successivo e dice:

Ridotto alquanto il prolasso utero – vaginale, si vede l’imene dilatato e lacerato in senso longitudinale. Da tutto ciò e da quanto precedentemente detto, appare chiaro che la bambina è stata deflorata. Ritengo che la violenza del coito avvenuto su organi genitali inadatti al coito per incompleto sviluppo abbia determinato il prolasso utero – vaginale.

Angelo Feraudo, alias Crapa Ianca, il 22 agosto 1914 viene rinviato al giudizio della Corte d’Assise di Cosenza per rispondere di violenza carnale aggravata e la causa si discute il 4 aprile 1916.

La Corte, letti gli atti, ascoltati i testimoni e le parti e visto il verdetto della giuria che concede all’imputato le attenuanti generiche, condanna Angelo Feraudo ad anni 8 e mesi 4 di reclusione, oltre alle spese, ai danni e alle pene accessorie.

Nello stesso tempo, visto il decreto Luogotenenziale di indulto del 27 maggio 1915, riduce di un anno la pena.[1]

[1] ASCS, Processi Penali.