HO FATTO LA FESTA

Sono circa le 8,30 del 24 marzo 1913 quando un anziano, trafelato e visibilmente agitato, si presenta al Maresciallo Vincenzo Abbiati, comandante la stazione dei Carabinieri di Aprigliano, e gli dice:

Signor Maresciallo, ho fatto la festa… ho ammazzato Maddalena che mi ha fatto venire il grasso alla bocca!

– Calmatevi, volete un po’ d’acqua? – cerca di rasserenarlo mentre fa segno al Carabiniere Oronzio Cicorella di andare a prendere dell’acqua – intanto ditemi come vi chiamate e chi è Maddalena…

– Sono De Fazio Leonardo, della frazione Corte, ho settantadue anni… Maddalena è… Maddalena è… aspettate un attimo… – l’anziano ci pensa qualche secondo e poi continua – la moglie di mio genero

– La moglie di vostro genero? Allora avete ammazzato vostra figlia!

– No! Mia figlia è morta e mio genero ha sposato Maddalena!

– Ah! Allora la seconda moglie… e come l’avete ammazzata?

– Le ho dato quattro o cinque colpi di scure alla testa…

De Fazio è molto agitato e il Maresciallo lo fa rinchiudere in camera di sicurezza, costantemente sorvegliato da un piantone, mentre lui ed il Carabiniere Cicorella vanno sul luogo del delitto ad iniziare le indagini. Maddalena De Rose, 45 anni, non è morta ma è ferita molto gravemente, tanto da essere dichiarata in imminente pericolo di vita dal dottor Alfonso Cosentini per le ferite riportate alla regione parieto temporale destra con frattura dell’osso sottostante e alla regione sopraorbitaria destra con frattura dell’osso sottostante, entrambe penetranti nella cavità cranica. Poi ci sono altre ferite, lievi, al labbro, al mento e al dorso del naso.

In attesa di chiarire la dinamica del fatto, Abbiati si concentra sul perché l’anziano De Fazio è arrivato a spingersi fin quasi ad uccidere barbaramente Maddalena De Rose e scopre che per capire bene tutto bisogna partire da più di una ventina di anni prima, da quando, cioè, Tommaso De Miglio, sposata Maria, la figlia di De Fazio, ricevette in donazione la casa del suocero e l’ingrandì costruendo una stanza al piano superiore, dove si sistemarono gli sposi, mentre Leonardo restò nella stanza a piano terra, e la famigliola, che nel tempo si arricchì di cinque figli, visse in concordia ed armonia finché il 27 marzo 1910 Maria a quarantadue anni morì, lasciando vedovo l’ormai quarantottenne Tommaso e orfani i loro cinque figli: Giovanni che adesso ha 20 anni, Leonardo 17, Vito 10, Francesco 7 e Giuseppe 4 anni. Pochi mesi dopo la morte di Maria, Tommaso De Miglio si risposa con Maddalena De Rose e il vecchio Leonardo non ha più pace a causa del carattere della donna. Frequentissime sono le scenate fra essa e De Fazio, che maltrattava, tanto che il vecchio la minaccia più volte di morte, sperando che lo lasciasse in pace. Più volte nelle liti tra i due si intromette Tommaso e spesso devono intervenire i vicini per riportare la calma. A questo bisogna aggiungere che Maddalena non ha molta cura dei tre figliastri più piccoli e, anzi, è il vecchio Leonardo che provvede alle cure di Giuseppe, il piccolino di casa.

Ecco, questo è in contesto in cui è maturato il delitto e ora il Maresciallo Abbiati può dedicarsi a come si sono materialmente svolti i fatti e prova a sentire la versione di Maddalena, ma date le sue condizioni, non è possibile, poi verbalizza: Questa mattina (24 marzo), verso le ore 6, Tommaso De Miglio ed i figli Giovanni e Leonardo si recarono al lavoro e verso le ore 7,30 Maddalena, discesa nella camera a pian terreno, rimproverò a De Fazio, gridando e gesticolando con le mani presso la faccia del vecchio, di trovarsi ancora a letto e di non aver preparato la minestra. De Fazio rispose che avrebbe fatto ancora in tempo a farla e poiché la donna continuava ad insultarlo, approfittò del momento che Maddalena si era seduta sopra una sedia presso il camino per pulire dei fagioli e, raccolta una scure che trovavasi sotto una cassa, la colpì col dorso della scure ripetutamente alla testa, producendole le note lesioni. Presenti al fatto erano i ragazzi Vito, Francesco e Giuseppe. Poi aggiunge: dalle informazioni assunte risulta che il De Fazio è persona di buona condotta in genere, che aveva maggior cura della matrigna dei bambini, che, malgrado l’età avanzata e sofferente di dolori reumatici, ha sempre lavorato onestamente contribuendo al sostentamento della famiglia e tutti confermano che fu la donna la causa di aver spinto il vecchio a consumare il delitto.

Nel frattempo sopraggiungono anche De Miglio ed i figli maggiori e Abbiati porta tutti in caserma per ascoltarli e lì trovano il vecchio nonno che, dopo aver abbracciato, piangendo, i nipoti Giovanni e Vito, dice loro:

In tre anni non ho avuto un’ora di bene, pregate Dio che faccia morire la vostra matrigna pel bene vostro.

La mattina seguente Maddalena sembra stare meglio, tanto da essere in grado di dettare al Pretore la querela contro il vecchio De Fazio:

Da più tempo Leonardo De Fazio, suocero di mio marito, perché di indole cattiva e subitanea, quasi sempre senza ragione si è permesso di ingiuriarmi ed anche di inveire contro di me, tanto da dovere accorrere più volte i vicini per sottrarmi ai suoi maltrattamenti. Per giunta sono stata priva di dare qualche castigo o di rimproverare i miei figliastri se facevano qualche cattiveria, mentre quando lui li maltrattava o li batteva, non tollerava affatto il mio intervento per proteggerli. Ieri mattina doveva comprare delle piante di cipollette e voleva i soldi e poiché io non mi trovai pronta a darglieli perché non avevo moneta spicciola e dovevo cambiare, prese una scure e mi colpì.

– A noi risulta che a maltrattare i vostri figliastri siete voi…

Non è vero! Invece li amo e li accudisco come figli miei!

Possibile che, consapevole di poter morire, menta così spudoratamente? Intanto Leonardo De Fazio, interrogato dal Pretore, ribadisce la sua versione, senza tuttavia indicare fatti specifici concernenti i maltrattamenti subiti. Ma siccome le versioni fornite da Maddalena e da Leonardo sono completamente opposte, il Pretore gliene chiede conto e l’anziano risponde:

È vero che Maddalena scese dalla camera superiore. Io le chiesi due lire per andare a comprare le piante di cipolla, ma lei dapprincipio mi rimproverò dicendomi invece di appicciare il fuoco e fare la minestra. Mi diede le due lire dicendomi “ti darò i soldi contati” e nello stesso tempo mi portò, in atto minaccioso, le mani alla faccia. Dopo ciò si sedette presso il focolare intenta a pulire i fagioli secchi che aveva nel grembiule. Fu allora che io afferrai una scure e la colpii ripetute volte

– Vostro genero mi ha riferito che Maddalena vi dava il pane affettato, che vuole dire?

Mi dava il pane affettato per tema ch’io ne mangiassi troppo… – poi, passandosi le mani sul viso, continua – d’inverno mi toglieva la legna dal fuoco malgrado che io dalla campagna ne trasportassi a casa a fascimi usava un trattamento ingiurioso e molte volte mi chiamava “cacatu”… molte volte mi percuoteva, di modo che io ero costretto ad uscire

– I colpi con la scure li avete inferti… – il Pretore non riesce a finire la domanda perché De Fazio lo interrompe e dice:

– …proprio per ucciderla! Come prossimo me ne duole, ma fui costretto al delitto dai suoi maltrattamenti!

– Vedete, De Fazio, io posso anche credervi, ma bisogna che portiate le prove di questi maltrattamenti di cui parlate, altrimenti sono guai per voi. Avete almeno dei testimoni che abbiano visto qualcosa? Vostro genero e i vostri nipoti?

Mio genero ed i miei nipoti non sanno nulla perché erano sempre fuori per lavoro

– De Fazio, mi servono dei fatti specifici lo capite?

In nessun modo posso indicare fatti specifici, ma sono contento di morire qui nel carcere perché io sono vecchio e ammalato

Non vuole lottare, deve essere proprio distrutto e rassegnato al proprio destino.

Maddalena, anche se volesse, non è in condizione di poter raccontare qualche fatto specifico che avvalori la sua accusa a De Fazio ed il Pretore chiede al padre della donna se sia a conoscenza di qualche maledetto “fatto specifico”, ma nemmeno lui è in grado di riferirne.

No, così non se ne esce e il Pretore decide di ascoltare i nipoti di De Fazio e anche le vicine di casa. Riassumendo le dichiarazioni di Vito, 10 anni, Francesco, 7 anni, e delle vicine, risulta che Maddalena ed il vecchio Leonardo bisticciavano ogni giorno e spesso il vecchio usciva di casa bestemmiando e dicendo “Maddalena non mi può vedere!”, ma nessuno è in grado di riferire “fatti specifici” né da una parte e né dall’altra. Ciò che sorprende di più, invece, sono i racconti che i due bambini, ascoltati separatamente, fanno per descrivere i loro rapporti con la matrigna ed il nonno. Vito dice:

Tanto l’uno che l’altra mi vogliono bene, come ne vogliono ai miei germani, e non è vero che la mia matrigna ci maltratti. Non è vero che il nonno fosse lasciato senza vitto dalla mia matrigna perché era libero di mangiare come e quanto voleva.

Francesco racconta:

Il nonno qualche volta ha bastonato me ed i miei fratelli, mentre la mia matrigna ci vuole bene e ci assiste.

La cosa sulla quale sono assolutamente d’accordo è la dinamica dei fatti e usano praticamente le stesse parole per raccontarla:

La mia matrigna era intenta a preparare una minestra di fagioli e mio nonno pretendeva da lei dei soldi per andare a comprare delle cipollette. Poiché la mia matrigna gli disse di non potergliene dare perché mancava di spiccioli, avendo solo un pezzo da due lire. Nonno prese una scure e col dorso l’ha colpita alle spalle

Praticamente la stessa versione data da Maddalena.

Poi, la mattina del 3 aprile, attraverso una nota del Sindaco di Aprigliano inviata al Pretore, si diffonde in paese la notizia che nessuno avrebbe voluto avere: alle ore 20 e minuti 30 di ieri è deceduta Maddalena De Rose. Il medico condotto ha giudicato causa della morte: “complicanze meningo encefaliche delle lesioni riportate dalla sunnominata”. Ho disposto intanto il trasporto del cadavere al cimitero, senza permetterne il seppellimento, in attesa di disposizioni. Di conseguenza cambia anche l’imputazione per Leonardo De Fazio perché adesso si procede per omicidio volontario.

Il 12 aprile il Pretore decide di ascoltare nuovamente i due bambini e tutto il resto della famiglia e c’è una sorpresa, Vito e Francesco cambiano versione, cominciando dalla discussione fatale e adesso sostengono:

La matrigna scese dalla camera superiore con alcuni fagioli secchi nel grembiale. Nonno pretendeva le due lire, mentre la matrigna diceva: “finisco di mettere la minestra e vado a cambiare lo spezzato d’argento e te li darò”.

In questa nuova versione compare l’espressione “Ti debbo dare i soldi contati” usata dal vecchio De Fazio nel suo primo interrogatorio.

Poi i due bambini parlano dei loro rapporti con la matrigna e col nonno:

Nonno voleva bene a noi tutti, tanto è vero che tenne sempre presso di sé Giuseppe, l’ultimo dei fratelli. Non posso dire altrettanto della matrigna

Chiesto conto di questo rovesciamento, i bambini rispondono che nel primo interrogatorio si saranno confusi.

Anche se della dinamica dei fatti i due fratelli maggiori non possono dire niente in quanto non erano presenti, sui rapporti interni alla famiglia potrebbero essere molto più affidabili. Il diciassettenne Leonardo ed il ventenne Giovanni danno la stessa versione:

Io sto fuori di casa per ragione di lavoro e non posso dire, perciò, se la mia matrigna usasse maltrattamenti ai miei fratelli ed al nonno, il quale è molto affezionato con noi, tanto è vero che, morta la mamma, continuò ad abitare con noi malgrado che mio padre fosse passato a seconde nozze – poi parla della circostanza delle due lire, la goccia che fece traboccare il vaso –. I fratellini dissero che la matrigna si era rifiutata di dare al nonno uno spezzato di argento che mio padre la mattina le aveva lasciato con l’incarico di consegnarglielo per comprare delle cipolle da piantare vicino la nostra casa

E infine il quarantottenne Tommaso De Miglio, il vedovo:

Nel 1910 rimasi vedovo di Maria De Fazio e poi contrassi matrimonio con Maddalena De Rosa, la quale non andò mai d’accordo con mio suocero Leonardo De Fazio, che continuò ad abitare con noi essendo molto affezionato ai miei bambini. La sera, quando rincasavo, mi si diceva che mia moglie non usava nessun riguardo al vecchio, al quale, per esempio, delle volte d’inverno toglieva la legna dal fuoco perché non si riscaldasse; altre volte gli affettava il pane e non permetteva che egli lo prendesse da sé. Mio suocero era molto affezionato a me, alla sua figliuola e alla famiglia, dormiva coi bambini nella camera sottoposta all’abitazione… mi si diceva pure che mia moglie non aveva troppa cura dei bambini, io però non sono in grado di raccontare fatti specifici perché andavo sempre fuori per ragioni di lavoro. La mattina del 24 marzo io e i miei figli Giovanni e Leonardo ci recammo al lavoro e lasciai mia moglie a letto, consegnandole uno spezzato di argento da due lire per comprare delle cipolle da piantare e mio suocero dormiva con i bambini nel pianterreno. Verso le sette Vito venne ad avvisarmi che il nonno aveva ferito la matrigna. Tornai a casa e mia moglie mi narrò che era stata ferita senza alcun motivo dal vecchio De Fazio e i miei bambini mi narrarono che la quistione era stata perché il vecchio pretendeva lo spezzato di argento per andare a comprare le cipolle, mentre mia moglie, intenta a pulire dei fagioli, gli rispondeva: “Finisco di pulire la minestra, vado a cambiare lo spezzato e ti do i soldi contati”. Mio suocero deve essersi offeso per questa mancanza di fiducia perché è una persona dabbene ed incapace di commettere scorrettezze simili. Non intendo sporgere querela a mio suocero che, data la sua età e la sua indole, era incapace di usare maltrattamenti a mia moglie, la quale era un po’ linguacciuta ma di buon cuore.

Maltrattamenti o non maltrattamenti c’è un omicidio e c’è un reo confesso, quindi la Procura chiede il rinvio a giudizio di Leonardo De Fazio per rispondere di omicidio volontario. La Sezione d’Accusa, il 2 luglio 1913 accoglie la richiesta. Ad occuparsi del caso sarà la Corte d’Assise di Cosenza ed il dibattimento viene fissato per il 5 gennaio 1914.

Ma non ci sarà nessun dibattimento perché il tragico auspicio di Leonardo De Fazio: “sono contento di morire qui nel carcere perché io sono vecchio e ammalato” si avvera e non resta che dichiarare estinta l’azione penale per la sopravvenuta morte dell’imputato.[1]

 

[1] ASCS, Processi Penali.