CARO ABESTIA

Giuseppe
Russo di Santa Maria Le Grotte, si innamora di una sua paesana, Arbellina
Ringa, e ne chiede la mano, ma il padre della ragazza gliela rifiuta, salvo poi
ripensarci con la condizione che Giuseppe gli venda tutte le sue proprietà. Il
giovane accetta e cede le sue proprietà, più quelle che amministra per conto
del suo fratello emigrato, per 15.000 lire, di cui ne incasserà solo 1.000.
Felice di aver sposato la sua amata, ben presto si accorge che il clima in
famiglia è cambiato e viene costretto ad emigrare in America. Lì si ammala e
torna in paese. Scopre che la moglie lo ha tradito e adesso non lo vuole più.
La disperazione lo assale e arriva a premeditare di uccidere il suocero, causa
di tutte le sue disgrazie. Arrestato, viene processato e, esibendo alcune lettere
ricevute e spedite quando era in America, riesce a convincere la giuria di non
avere commesso il fatto volontariamente ed al fine di uccidere e viene assolto
(Leggi la storia di Giuseppe).
Queste sono
le lettere
  
Santa Fe, 26 del 1912
Mia carissima consorte vengo con la seconda
lettera a farti sapere che godo in perfetta salute come meglio spero sentire di
te. Duncue fatemi assapire per che mottivo non mia vete risposto perchio non
posso dormire di notte penzando sempre sulla tua persona e tu invece ti passerai
così crudele verso di me almeno mandarmi due righe di carta per sapere tue
notizie. Duncue io aveva penzato di fare un bene che tio mandato a dire se
voleva venire cui invece per te e stato il contrario del mio piacere che
neanche mi rispondete. Duncue io sapendo tue notizie aveva penzato di
rimpatriarmi pero ti fo sapere che a tre mesi non lavoro perche sono stato
ammalato e te molto bene puo calculare che guasto a potuto avere e così che tre
mesi di malattia mio mangiato cuel poco di denaro che io aveva guadagnato e
àdesso se iddio mi dava salute e forza mi mettero a lavoro e cuando prima
ricupero il denaro che mio guastato. Io mi rimpatrio e così ci daremo un caro
abbraccio insieme.
Basta, penzate bene che cuando piu prima
posso venire verro
Ti faro assapere che tirimetto anche il mio
ritratto per fare il mio camino e poi piutardi ni vediamo se non moriro, no piu
che dirti, ti saluto e ti abbraccio nel mio cuore e credime per sempre il
vostro affezzionatissimo consorto
Giuseppe Russo
Pronta risposta e buoni notizie a Dio
La mia direzione è sempre la stessa
Mio rispettabile suocero rispondo subbito
nella tua cara letterina che ti sei degnato mandarli al tuo caro figlio
parlando della mia persona mi rallegro molto del vostro buon procedimento che
usate verso di me grazie infinite mi allegro che godete in perfetta salute con
tutta la vostra amata famiglia come pure vi notizio di me io spero cuando piu
prima posso rimpatriarmi ci daremo un caro abbraccio tutti insieme in famiglia.
Non piu che dirti vi saluto e viabbraccio di vero cuore con tutta la vostra
amata famiglia e vi chiedo la santa benedizione e sono per sempre il vostro
affezionato genero Giuseppe Russo
Ma Arbellina,
questa lettera la rispedisce a suo fratello che abita con Giuseppe a Santa Fe,
New Mexico, condita da parole tremende, scritte nei pochi spazi liberi intorno
al testo:
caro fratello vi prego di dare questa
lettera a quello cretino di peppe e questa testa di ciuco ciaio lasciato della
sua fotografia ca non mi aio voluto acittare nello ritratto e ne anche la sua
lettera. Io caro fratello tanno staro contenta quanno mi mannano il sigillo
nero della sua vita. Caro fratello io tanno tengo sposo quando mure quella
abestia chi mi sposerò unaltra volta camò come nonni tengo sposo. Caro fratello
nonni cio dite pecchi si ne venisse così si ni viene io parto a  naltra merica calui nonni lo volglio vedere
più a quella bestia ciucone
Poi Arbellina
scrive a suo marito:
S. Maria Legrotte 29 Marzo 1912
Caro abestia
Ti farò sapere che conni il vostro ritratto
miciaio apiciato un sicaro, voi midite che siete stati amalati mame poco
miportta de vostra malattia, cabiate fatto voi mi dite ca quelle dinaro che vi
abiate guastato vi lo lucrate i vi ripatriate, maperme si vi ripatriati vi
ripatriati capoco miporta. Voi mi scrivete quando siete amalate cqquanno state
bene si perde calamaio penne e carta, voi gia siete stato uno bestia
daprincipio cadica posso dire che nonnapena siete arivate dentra lamerica si
state bene ascrivere o mandare qualchi biglietto da dieci lire alli meno perri
mi fare qualchi motanna perri un aricordo. date voi gia abiate vinto una
primera di ti pigliare ame ma lo vogliono piangere le mie genitore che manno
fatto prendere ate, ma voi siete andate alla merica perri mi lasciare vavete minato
un conti perri la testa caio era maritata e io oro minaio minato unaltro per
te, come quanno che siete mortte caperrime noni cechi fare più, io caro abestia
mera acontentato più presto di mi pigliare un pasagiere chera senza camicia
adosso enon ate cherate conni tanto dota cacerano pegliu e magiore dite e le
mie genitore manno fatto pigliare a questo chretino duomo chi sei tu, malemie
genitore lo debono piangere invita e in morte che micicurpano di mi pigliare
ate che voi nonn erate buono a vi pigliare ame, la vostra dota sene andata ma
si ce rimane qualchi cosa ci debbo stare io che io cio apizzata anche la mia
verginita e voi nonni ci pretentete niente più acapito mi minerò unconto che
sono rimasta vedova ca per te nonni cepiù niente ma si volete fare una buona
vita vi state dove siete efarete una buona vita euna buona vechiaia caperme
nonni voglio sapere niente più dite. Voi gia lo vedevate cq quanno mi doveva
pigliare a voi e rientravate alla casa delli mio padre como quanno che vedeva
unombra, ora nonni la la penza como tiposso vedere a queste buone cose che
abiate fatto, io caro a bestia si mavia preso a chine diceva la mia mimorio io
miaveva inpegnato il batesimo e lera andato a trovare ma per te nonni li vado
trovando ne per mo e ne per niterno nella ternita e nivediamo unaltra volta ma
però sinesi digno dove ai fato la tua giovendu larai latua vichieza aveduto o
ca quano ni simo sposati nonni siamo godute un giorno di bene perche perche
perche no ti voleva non ti aveva preso conni amore ma mo mi sei fugito dello
tutto delli cuore nonni ti posso sentire nemeno indominare caro abistia le mi
intenzione non e questo di stagliarmi conni il tribunale e queste sono lemie
intenzione e o preso un giuramento ca te non ti voglio vedere più come gia
laveva mandato adire alli mio fratello e nonni via detto niente, questo etutti
mo e nonni vi scrivo più, per te sono morta[1]


[1] ASCS, Processi Penali.

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