LETTERE PER UNA BAMBINA VIOLATA

 Il 24 ottobre 1912 Ortenzina Papa di sette anni viene violentata (Leggi la storia di Ortenzina). Lei sostiene che a stuprarla sia stato don Alfonso Castagnaro, titolare della parrocchia di San Pietro Apostolo a Bisignano e lo querela ma le cose si ingarbugliano e don Alfonso potrebbe farla franca. La popolazione di Bisignano è indignata per questo e protesta vibratamente, anche scrivendo lettere anonime ai giudici per suggerire testimoni e illustrare circostanze. Non c’è differenza di ceto sociale nelle proteste: nobili, ricchi, letterati, poveri analfabeti danno tutti il proprio contributo per denunciare don Alfonso e i genitori della bambina che scagionano il prete.
L’ANONIMO COLTO
(lettera spedita da Bisignano il 21 gennaio 1913 e arrivata a Cosenza lo stesso giorno alle ore 22,00)
Ill.mo
Signor Presidente del tribunale Penale di Cosenza
Imprezzo alla turpitudine, alla degenerazione sessuale, un fatto più lubrico e mostruoso si è svolto in questo paese del quale ne ha perfetta conoscenza ed è alla sua illuminata giustizia che la mia parola modesta ma commossa come un’eco fedele fa arrivare al suo cuore l’indignazione, del resto giustissima indignazione di tutto il popolo Bisignanese senza distinzione di classi o di principii.
Illustre Signor presidente, si vocifera, e tutto per opera della donna nefasta e di un padre snaturato, che l’ultima carta del nostro codice mercoledì prossimo sarà bruciata in cotesto illustre Tribunale, in omagio al vizio come la somma del grande Aquinate [si riferisce alla Summa Theologiae di San Tommaso d’Aquino. Nda] sulla piazza di Vitemberg! [si riferisce, probabilmente, alla riforma luterana cominciata con l’affissione delle 95 tesi sulla porta della chiesa del castello di Wittemberg. Nda] Dicono l’Eustachio e la sua immonda Teodora che il sacrifizio è grande ma il prete, il compare, dovrà essere scarcerato, si scarcerato, perché è un fatto tutto personale che riguarda il santuario della famiglia sul cui vestibolo nessuno à diritto di penetrare impunemente Teodora? Almeno l’antica cortigiana se ebbe merito fu proprio di aver spinto il suo drudo a mettere ordine alle leggi, opera veramente gloriosa e imperitura che in certo modo attenua la sregolata esistenza della moglie di Giustiniano. E che dire di questa Immonda Teodora che spinge il marito a demolire le basi di una morale Santa? A sperperare le carte di un diritto incorruttibile? A si Signor presidente, se il diritto è incurruttibile, questo marito modello è stato corrotto! È vero, sono cose che ripugnano a credersi, ma… pure è così: questo immondo uomo se pure può chiamarsi uomo, è stato comperato. Questo, Illustre Presidente, è quello che ha indignato non solo un paese, ma un’intera provincia. Si possono avere degli uomini che vendono e sfruttano le proprie mogli, si possono avere degli uomini che possono vendere e sfruttare le proprie figlie ma mai, mai, si è riscontrato nella tradizione e nella storia che un padre abbia venduto e sfruttato un angelo, che abbia lui stesso con mano sacrilega sfogliato ad uno ad uno e gettato nel fango i petali di una corona virginale. Si rabbrividisce, si fa la pelle d’oca, ma intanto questa è la realtà, nuda, straziante realtà, una nuova forma di degenerazione che meriterebbe lo studio accurato e paziente di Lombroso! Illustre Signore, lo
guardi attentamente mercoledì questo novello Erostrato del nostro codice Penale dalla persona tozza e ributtante a cui potremmo applicare quei versi del Carducci “in canin ceffo occhio porcino/ se ti baciasma onora e se ti loda insozza [i versi originali del Carducci sono: in canin ceffo occhio porcino/Se biasma, onora; quando loda, insozza. Nda]” e se i lui continua a lodare l’illustre compare, l’illustre stupratore di sua figlia.
Ma lei, onesto e giusta personalità del foro cosentino, dovrà stimmatizare in costui figura veramente losca di lupanaro il vizio il tempo grezzo che pende sul suo capo come una maledizione divina, Giuda ebbe a vindice del suo tradimento la coscienza e recatosi nel sinedrio scagliò in faccia ai sacerdoti il misero argento che aveva comprato Cristo; questo novello Giuda non ha nemmeno questa coscienza è lui designato dalla giustizia di Dio a fare vendetta mentre il trupeluno resterà l’eterno carnefice di quell’anima vile.
Tutti da lui aspetta giustizia un popolo offeso nella parte più nobile, nell’onore, nella stima, nella moralità che deve formare l’arco santo di ogni popolo di ogni paese. Morte, morte illi in mondo che sfronda fino all’ultima foglia una candida rosa che annega nel fango l’onore di un paese.
Illustre presidente il mio è il grido di tutto un popolo, di tutte le coscienze di tutte le età, di tutti gli onesti: morte al drudo che non merita di essere chiamato col dolce nome di padre; levate una buona volta la candida colomba dalle unghie del falco e Iddio prospera i vostri figli, la vostra carriera.
P.S. L’Eccellenza vostra non deve tenere conto delle informazioni mandate da questo comando dei carabinieri poiché tali informazioni sono state mandate favorevoli a mezzo di un carabiniere che regge provvisorio la nostra stazione perché il carabiniere strettissimo amico con un certo Gaetano Russo, usciere di Conciliazione che è compare del Castagnaro, ma se le informazioni fossero state chieste ai gentiluomini e alle persone dabbene avrebbero visto V.E. quanto ben di Dio gli fosse risultato.
L’ANONIMO FINTO IGNORANTE
(lettera spedita l’11 febbraio 1913 da Bisignano e arrivata a Cosenza lo stesso giorno alle 13,22)
Illustrissimo
Signor Giudice Istruttore
Se lagiustizia vostra vuole veramente accertarsi del comercio che aveva il pretascio Castagnaro con la sua commare Annuziata Cosenza dovrà citare i seguenti testimoni Filomena Petti, Bombina Maiuri domandari a questi due quanto e come si sono svolti i fatti quanto la Cosenza voleva salvare il Signor compare dicento che il maledetto porco aveva fatto quel danno alla discraziata Ortenzina Papa in una parola questi due testimoni sanno tutto de commercio che avevano il compare e la commare. Unaltro testimoni inportante è Umile Bruno falegname al quale dovete somantare della forte gelosia che aveva il Castagnaro. Vincenzo Benedetto che e perla seconta volta citato questo intividuo quanto doveva sposare la cognata di Cosenza, Carmela Papa, lui andava sempre in casa della Cosenza e ci trovava sempre il Prete sia di notte che di giorno e nella stagione di està si caccia la zimmarra e il matinè il Benedetto viene costà accompagnato dalla madre come la volta passata per istigarlo di non dire la verità perché la madre amicissima della famiglia Castagnaro, e i mestatori non mancano e cercano con ogni modo lecito o illecito far tacere i testimoni i quali sono più che convinti che il vero autore di tal misfatto è Castagnaro; ne è pruova che nessun alibe e stato potuto trovare e siatene pur certo che se tanto avesse potuto farsi non sarebbe mancato un secondo. Cristo si attente giustizia e un popolo intero vive sicuro che le leggi italiani non saranno infrante.
(lettera spedita l’11 febbraio 1913 da Bisignano e arrivata a Cosenza lo stesso giorno alle 13,22. La grafia è molto simile a quella della lettera precedente)
Signor Presidente
i testimoni che vencono costà sanno tutto e se voi li mettete ale strette dicono la verità sulla tresca che regnava tra l’integno prete Castagnaro e la sua druda e lui il reio e la giustizia non deve stancarsi a lasciare inpunito tale misfatto vi avviso che il fratello di Castagnaro e la druda non appena anno saputo che dovevano venire i testimoni sono andati accasa a pregarli di nascondere avanti la giustizia. Vincenzino Nicoletti e cognato a la druda Annunziata Cosenza e viene bene preparato per salvare il signor compare. Angiolo Fusaro stretto amico del Castagnaro ed ex discepolo sa tutto però tace ma si voi non donate il giuramento tutti negano Pasquale Barone Antonio Gentile Ferdinando Alitto presente testimoni alla resistenza della querela la disgraziata ragazza due volte si
rifiutò di pentire la querela e la brutta madre la minaciò che la faceva mettere in carcero e questi se ne tornarono indietro dopo due ore andarono a chiamare lassesore Vingenzo Giglio speriamo che questi tre testimoni dicono la verità però voi dovete costringerli; tutto il paese vorrebbe venire a testimoniare perché questi che vencono ora la magiore parte sono vincolati di strettissima amicizia col Castagnaro e se non date il giuramento e tutto nutile che dicono aspettiamo la verità tutto il paese [vuole]giustizia.
IN TRIBUNALE
(lettera fatta pervenire a mano durante il dibattimento)
Illustrissimo Presidente
Come un fulmine si è appreso il sollecito per la causa dell’immondo prete stupratore, detrattore di un intero paese. Si dice che sarà assoluto e questo è un fatto che demoralizza la illustre corte di Cosenza. assolvete chi ha versato a piene mani il fango sul volto di un intero paese, su tutta la casta sacerdotale. Ci saranno parecchi testimoni a discarico fra i quali i solitio farabutti che hanno fatto tanto contro Castagnaro che ora passano dalla parte difensiva e verranno a deporre bene dell’assassino immondo. Tra i molti un certo Giuseppe Molino e figlio, due esseri venali capaci di tutto perché tutte le arti lecite e illecite esercitano senza scrupoli o rimorsi. Due testimoni onesti e buoni che potranno molto illuminare la giustizia sono Antonio trotta e moglie. Questi, stretti da vostra signoria, diranno tutto e quel che più una circostanza che loro solo sanno ed è il punto vitale della questione. Si cerca di pigliare in contraddizione la ragazza perché ha detto che fu stuprata dal prete mentre parecchi testimoni , buoni e affettuosi testimoni, diranno che la ragazza non andava mai a casa del compare. La figlia di Antonio Trotta vide lei impersona, cioè la ragazza, proprio nel giorno del reato a casa del prete e questa è l’indagine scrupolosa che deve fare vostra signoria e contrapporre la donna al mustazzuto Serra (si riferisce all’avvocato Nicola Serra. Nda) che tanto a cuore ha pigliato il cliente. Un testimone e perito cosciente e onesto è il dottore Vita. Cercate di non farlo scappare perché lui è dispiaciuto di essere citato prima perché compare al prete immondo perché teme che tutto ciò che dirà sarà di somma rovina al compare.
Il Vita col giuramento potrà illuminare la giustizia perché fu a lui che Castagnaro la mattina che seguì il fatto pregò che non essere fatto verbale e curò di dimordere in mille maodi ma il Vita cosciente e onesto non volle acconsentire a tanto e allora il prete accorato e pieno di paura andò in caserma a pregare il brigadiere ma anche questi fu sordo. Il dottore Vita è un testimone prezioso come pure i coniugi Trotta di quelli del discarico tutti venali e prezzolati. Si faccia giustizia perché la vuole tutto il paese. Costui assoluto continuerebbe a fare il parroco e che parroco e che moralizzatore e a voi che questo compito spetta siamo sicuri che lo disimpegnerete bene come lo vuole Iddio e la verità che vuole giustizia  e non grideranno viva e il nostro paese vi sarà sempre caro, carissimo e lo
benediremo[1]
Sappiamo come andarono le cose…


[1] ASCS, Processi Penali.

Be the first to comment

Leave a Reply