
È l’8 aprile 1875 quando la trentaquattrenne contadina Maria Rosaria Sarro da San Giacomo di Cerzeto si presenta al Pretore di Cerzeto per formalizzare una querela e racconta:
– I miei paesani Leone Sarro, Giacomo Santoro, Angelo Musacchio, Lorenzo Golemme e Vincenzo Franzese la notte dal 6 al 7 scassinarono l’uscio della mia abitazione in San Giacomo e violentemente mi stuprarono.
– Avete testimoni che possano confermarlo?
– Sì.
Ma la prima cosa da fare non è ascoltare i testimoni, bensì sottoporre Maria Rosaria a perizia medica ed il Pretore convoca immediatamente il dottor Antonio Aloe il quale, dopo un’attenta visita, dichiara:
– Le parti pudende sono nello stato naturale, cioè le grandi labbra si presentano senza gonfiore, senza lacerazioni, senza ecchimosi, né altra traccia di violenza. Le piccole labbra non manifestano neppure alcun segno di recente violenza. Le caruncole mirtiformi sono molto pronunziate. L’orifizio non manifesta alcuna traccia di violenza, né alcuno scolo seminale recente vi si appalesa. Nella parte anteriore del femore sinistro si osserva una lacerazione longitudinale di quattro centimetri; nello stesso femore, e superiormente alla prima lesione, si osserva un’ecchimosi irregolarmente circolare. Altro non si osserva.
– Quindi qual è il vostro giudizio in proposito?
– Essendo le parti pudende nello stato naturale, non posso giudicare da quanti giorni la donna abbia potuto coire con uomini. Certo però che la Sarro Maria Rosaria ha avuto da molto tempo continuo commercio carnale con uomini; la deflorazione rimonta a più anni addietro.
– E le lesioni sulla coscia? Da cosa sono state prodotte?
– Le lesioni sono di nessun pericolo. La lacerazione fu effetto d’istrumento lacerante, come l’ecchimosi fu effetto d’istrumento contundente. Ambedue sono avvenute da un due giorni dietro.
Siccome Maria Rosaria non è sposata, le parole del dottor Aloe suonano come un modo elegante per dire che è una puttana. E infatti è ciò che scrivono i Carabinieri il 10 aprile nel loro rapporto al Pretore, con oggetto lo stupro violento e la violazione del domicilio di Maria Rosaria:
Nelle ore pomeridiane di ieri comparve in quest’Ufficio Sarro Maria Rosaria, d’anni 34, meretrice clandestina, la quale asseriva che il 6 andante Sarro Leone, mulattiere d’anni 19, Santoro Giacomo, calzolaio d’anni 17, Franzese Giovanni, mulattiere d’anni 25, Musacchio Angelo, contadino d’anni 22, e Golemme Lorenzo, fabro ferraio d’anni 30, sforzarono la porta della di lei abitazione, s’introdussero dentro tutti e cinque e dopo averla minacciata della vita si misero a maltrattarla giacché, levatogli i mezzi di difesa, a viva forza la stuprarono e quindi, dopo ch’ebbero sfogato tutti e cinque la loro libidine, se ne fuggirono.
Che il comandante la stazione, Brigadiere De Piro, non creda ad una sola parola del racconto della donna è dimostrato dalla frase di chiusura del rapporto: porto alla di Lei conoscenza di quanto per discarico del proprio dovere.
il Pretore, sebbene convinto che non ci sia stato nessuno stupro, a questo punto pensa di verificare che non ci sia stata nemmeno la violazione di domicilio e dispone una perizia sulla porta e l’incarico viene affidato al falegname Francesco Altimari che, dopo aver osservato attentamente i segni lasciati sulla porta e le condizioni della serratura, conclude:
– Giudico che mediante leva di ferro o di legno è stata aperta, circa quindici giorni fa, la porta della casa Sarro, senza però che vi esista danno alcuno.
Qualcosa deve essere scattata nella mente del Pretore perché scrive al Sindaco di Cerzeto di volergli fornire i nomi dei conoscitori dei fatti pubblici, i vicini di casa di Maria Rosaria Sarro, nonché gli amici e confidenti dei cinque denunciati. Cosa vorrà scoprire?
Comunque, in attesa di ricevere la lista di persone chiesta al Sindaco, cominciano a sfilare gli indagati. Il primo è Lorenzo Golemme:
– Sono innocente. Maria Rosaria Sarro è una prostituta e non meritava i miei sguardi!
– Hai testimoni che possano dire che non eri a casa della Sarro?
– No.
Giacomo Santoro, il sedicenne calzolaio:
– Sono innocente – e poi non apre più bocca.
Leone Sarro, Angelo Musacchio e Giovanni Franzese rispondono esattamente come gli altri due.
Arrivata la lista dei possibili testimoni ed interrogati, il risultato è che qualcuno dice di aver sentito picchiare violentemente alla porta della meretrice Maria Rosaria Sarro e di aver saputo la mattina seguente dell’accaduto, altri dicono di non saperne niente ed altri ancora dicono di aver saputo dell’accaduto dalla voce pubblica.
Poi si presenta di nuovo in pretura Maria Rosaria per confermare la querela e chiede di ascoltare alcuni nuovi testimoni. Tra questi il ventitreenne contadino Francesco Oliviero che, interrogato, lascia tutti a bocca aperta e tutto cambia:
– Verso le nove pomeridiane del 6 aprile corrente io mi trovavo in casa di Maria Rosaria Sarro per passare con lei un’ora divertita. Mentre che noi ci eravamo coricati sentimmo un rumore alla porta e la violenza esterna fu tanto forte che l’uscio si aprì e penetrarono in quella casa Leone Sarro, Giacomo Santoro, Angelo Musacchio, Lorenzo Golemme e Vincenzo Franzese i quali violentemente si presero la donna, se la portarono sulla soffitta della sua casa e la stuprarono.
Evidentemente Maria Rosaria sperava che la sola sua parola bastasse a certificare lo stupro, ma è una puttana e la sua parola vale meno di zero. Non sappiamo se Francesco Oliviero sia stato convinto dalla donna a testimoniare o, piuttosto, sia stato lui a convincerla a fare il suo nome, tanto andare a puttane per un uomo è una medaglia al valore.
L’istruttoria, caparbiamente portata avanti dal Vice Pretore Scipione Pucci, contro ogni previsione può essere chiusa con la richiesta di rinvio a giudizio di tutti e cinque gli imputati per rispondere di stupro violento, lesioni personali e violazione di domicilio.
Ma prima che la richiesta sia esaminata dalla Sezione d’Accusa Maria Rosaria ed i suoi stupratori raggiungono un accordo in base al quale lei rimette la querela ed i cinque, che pagheranno tutte le spese di giudizio ed i danni arrecatile.
Dopo un anno e mezzo, però, i cinque non hanno ancora imparato la lezione e continuano con le loro scorribande notturne, così il 7 febbraio 1877, sollecitato dal Delegato di P.S., il Pretore di Cerzeto emette a loro carico un’ammonizione di Pubblica Sicurezza, cioè di impegnarsi a continuare a dedicarsi al lavoro, di non permettersi uscire di casa di notte e così non dare nessun appiglio alla gente di malignarsi contro di loro, prevenendoli ancora delle importanti conseguenze che la Legge ammette al presente ammonimento.[1]
Adesso devono rigare dritto altrimenti al prossimo sgarro finiranno dritti ai lavori forzati.
[1] ASCS, Processi Penali.