IL COMANDANTE DEI VIGILI DEL FUOCO E I BOMBARDAMENTI

L’armistizio
con gli Alleati è in vigore da un giorno appena quando Sua Eccellenza, Grande
Ufficiale Enrico Endrich, Prefetto di Cosenza denuncia ai Carabinieri il
Comandante del Corpo dei Vigili del Fuoco, ing. Oliviero Colistro, con parole
di fuoco, è proprio il caso di dire, mentre la città già dal 31 agosto di notte appariva come una torcia ardente e
di giorno innalzava al cielo colonne enormi di fumo
:
Il sig. Oliviero Colistro, Comandante del
Corpo dei Vigli del Fuoco deve essere denunziato in stato di arresto al
Tribunale Militare.
Già fin dal mese di agosto egli si era
comportato in modo riprovevole, assentandosi spesso dalla sede per recarsi a
casa sua a Grimaldi, valendosi di automezzo del Corpo.
Fu necessario, ad un certo momento, mandarlo
a prendere a Grimaldi e condurlo a Cosenza dove la sua presenza era necessaria,
date le incursioni nemiche.
Riassunto il comando del reparto, il
Colistro dava nuove e sempre più gravi prove di mancanza assoluta del senso del
dovere, lasciando che gli incendi si sviluppassero a Cosenza e non
presentandosi durante il giorno o neppure quando lo si mandava a chiamare. Una
sola volta si presentava a sera inoltrata e ritornava subito dopo nella
località a qualche chilometro dalla città dove si era accampato il reparto, che
era già ridotto notevolissimamente di forza in seguito alle continue diserzioni
del Comandante.
Ai primi del corrente mese, quando più
intensa diventava l’azione nemica su Cosenza, il Colistro (che pure era accampato
fuori della città) abbandonava definitivamente il reparto e si recava a
Grimaldi senza avvertire la
Prefettura, lasciando in balia di sé stessi i vigili, i quali
si riducevano a pochissimi e non svolgevano alcuna attività, per quanto gli
incendi divampassero tutti i giorni a Cosenza.
L’inqualificabile comportamento del
Comandante faceva si che il Corpo, in cui innumerevoli erano state le
diserzioni, si liquefacesse completamente, suscitando nella opinione pubblica
un senso di profondo sdegno
.
Accuse gravissime
che portano il Tenente Colonnello Ottorino Pellegrino, Comandante ad interim
del Gruppo Carabinieri di Cosenza, ad ordinare al Capitano Domenico Meneri
l’arresto di Colistro, da effettuarsi a Grimaldi. È l’11 settembre 1943. Nel
darne comunicazione al Procuratore Militare del Tribunale Militare di Cosenza,
Pellegrino aggiunge:
Sento il dovere di aggiungere a quanto
l’Ecc. Prefetto ha consacrato nel suo referto, che la diserzione dell’Ing.
Colistro fina dal giorno del primo bombardamento di Cosenza avvenuto il 28
agosto u.s., camuffata da indisposizione, accampata su larga scala da molti
altri funzionari che hanno così inteso di sottrarsi legalmente ai loro doveri,
ha portato all’acefalia completa del corpo dei vigili del fuoco, che senza
comandante, si sono dispersi e più volte quest’arma ha dovuto intervenire, armi
alla mano, per ricondurli a Cosenza dove però, non potendo essere sorvegliati,
si disperdevano nuovamente per la mancanza del capo che esercitasse l’autorità
del grado.
La diserzione del capitano Colistro e la
disperazione dei suoi dipendenti hanno causato in Cosenza gravissimi danni
perché i numerosi incendi scoppiati in seguito ai bombardamenti avrebbero
potuto essere facilmente domati se il corpo dei vigili fosse intervenuto prima
che gli incendi avessero assunto proporzioni indomabili, anche perché gli altri
corpi spesso intervenuti, quest’arma compresa, non avevano alcuna attrezzatura
per far fronte agli incendi stessi
.
Lo stesso 11
settembre, in una lettera al Prefetto, è il Maresciallo dei Vigili del Fuoco
Alfredo Godrano ad accusare l’ingegnere Colistro
Informo l’Ecc/za Vostra che il giorno 1
Settembre c.a. il Comandante di questo 26° Corpo, Ing. Oliviero Colistro, ha
lasciato il Comando e si portò al suo paese di Grimaldi trascurando il suo alto
compito vero e tutto il personale.
Il giorno successivo ho creduto opportuno
mandare il V. Brigadiere Covelli Adolfo ed il Vig. Sc. Zicarelli Lorenzo perché
fosse rientrato in sede, ma il Comandante si rifiutò di rientrare ed ordinò
agli stessi che tutto il materiale e gli automezzi fossero trasportati a
Grimaldi, esortandoli di non perdere tempo, appena compiuto detto servizio, e
di andare via del Corpo e di presentarsi dopo 48 ore dall’invasione.
Il personale tutto è venuto a conoscenza di
questa rivelazione,così ognuno si allontanava giustamente come gli era nota e
non tenendo conto delle mie insistenze a rimanere in servizio
.
Di male in
peggio, anche se le accuse sembrano incredibili. Come può un uomo stimato da
tutti per la sua professionalità perdere la testa in questo modo?
Il Comandante
Oliviero Colistro, Capitano di
complemento del Genio in congedo (Distretto di Cosenza)
, all’accusa di
abbandono di posto di lavoro in caso di pericolo, elevatagli dal Tribunale
Militare Territoriale di Guerra di Cosenza, il 21 settembre si difende così
Appartengo al Corpo dei Vigili del Fuoco di
Cosenza fin dalla sua istituzione avvenuta nel settembre 1939. Conosco
perfettamente la legislazione del Corpo cui appartengo e posso quindi con
sicura coscienza affermare che esso non è militarizzato; è però mobilitato
civile. Prima di bombardamenti di Cosenza mi sono sempre recato coi miei uomini
nei comuni della Provincia per opera di soccorso nei sinistri causati dalle
incursioni nemiche. Mi trovavo in Cosenza ed in città sono rimasto durante i
giorni in cui sono avvenuti i bombardamenti alla fine di agosto e primi di
settembre e precisamente nei giorni di sabato 28, domenica 29 e martedì 31
agosto e nel giorno di giovedì 2 settembre. Ammetto di essere stato assente
soltanto nell’ultimo bombardamento avvenuto il giorno 3, quando furono colpiti
con spezzoni incendiari i fabbricati della cattedrale e del distretto militare.
Nella mattina del 3 settembre mi allontanai perché venni colpito da un attacco
di colica renale e viscerale di cui io soffro e dal mio Brigadiere Covelli fui
accompagnato con la mia macchina
(si tratta ovviamente dell’autovettura di
servizio assegnata al Comandante. Nda) al
mio paese Grimaldi, dove avevo anche la mia famiglia sfollata da Cosenza. feci
trattenere presso di me la mia macchina appunto perché avevo intenzione di
ritornare a Cosenza appena i disturbi renali mi fossero passati
.
– Avete
avvisato il Prefetto della vostra partenza per malattia?
Allontanandomi non avvertii la Prefettura perché, come
altre volte mi era capitato, ritenevo che la colica mi sarebbe passata più
presto
– Quali
sarebbero state le attività che avreste svolto durante i giorni che avete
indicato? E perché non avete risposto alle convocazioni del Prefetto?
Io di persona davo gli ordini necessari per
il servizio di soccorso ai sinistrati ed alle case incendiate. Tengo a far
rilevare che la mia presenza non era neanche necessaria in quanto avendo a mia
disposizione cinque squadre agli ordini di Brigadieri, a ciascuna di esse avevo
assegnato dei compiti precisi da espletare nel caso di incursioni nemiche. Mai,
quindi, ho abbandonato per alcun tempo il mio posto di comando ed escludo nella
maniera più assoluta di essere stato richiamato dalla Prefettura al mio paese di
Grimaldi. Notte tempo io ho dormito, nei giorni delle incursioni, in una casa
colonica a meno di un chilometro da Cosenza e di ciò avevo dato notizia ai miei
dipendenti ed al mio autista che aveva l’ordine preciso di venirmi a rilevare
in qualsiasi caso di necessità. Posso infine precisare che subito dopo la
incursione del 28 agosto ho ispezionato la città con la mia macchina, seguita
da due squadre munite di autopompe e può essere in proposito sentito il
brigadiere Gordano, comandante delle due squadre con le quali procedetti ad
opera di soccorso nel rione Panebianco, facendo anche trasportare con la mia
macchina alcuni feriti all’ospedale. Nel pomeriggio dello stesso giorno 28,
mentre mi trovavo nei pressi della Stazione Ferroviaria di Cosenza, fui avvicinato
dal brigadiere dei carabinieri De Francesco il quale mi avvertì che il
fabbricato ove è sito il caffè “Gatti” era in preda alle fiamme. Detti subito
l’ordine di spegnimento del fuoco. Nel frattempo io mi ero unito col maggiore
dei carabinieri di Cosenza e col direttore della Banca Nazionale del Lavoro,
signor Ficocelli, i quali stettero con me alcun tempo mentre gli uomini erano
intenti al lavoro
– E gli altri
giorni?
Per il giorno 29 sono in grado di precisare
che io stesso diressi l’opera di spegnimento del palazzo ex Intendenza di
Finanza in Corso Mazzini insieme al brigadiere Covelli Adolfo del mio reparto,
comandante la squadra adibita a quel lavoro. in queste circostanze, cioè nei
giorni 28 e 29, fui visto al mio posto di lavoro da Sua Eccellenza il Prefetto
che si interessò circa l’opera di soccorso che stavamo espletando. Ritengo
opportuno far presente che io rimasi a Grimaldi in seguito all’attacco renale
della mattina del 3, fino a tutto giorno 8 quando venni tratto in arresto  dal Capitano dei carabinieri che mi trovò a
letto
.
– E nei
giorni 31 agosto e 2 settembre non avete fatto niente dopo i bombardamenti?
Avete detto di essere stato a Cosenza ma forse non è così…
Durante il bombardamento del giorno 31,
ricordo di aver ricoverato nella mia macchina un contadino che trovai ferito in
rione Cosenza-Casali e precisamente vicino alla fornace di mattoni in proprietà
Spadafora e io stesso lo accompagnai all’ospedale. Questo contadino si chiama
Guzzo di cognome. Il giorno 1° settembre sono stato insieme con Sua Eccellenza
il Prefetto, da me invitato anche ad una frugalissima colazione consumata a
Cosenza nel nostro accantonamento. Durante la permanenza a Grimaldi

continua – fui visitato dal vice
brigadiere Covelli Adolfo e dal vigile scelto Zicarelli i quali vennero a
riferirmi che erano stati più volte maltrattati dal Tenente Colonnello
Pellegrini che adduceva disservizio nell’opera di soccorso da parte dei miei
dipendenti. Il Colonnello si riferiva anche al fatto di aver dovuto mandare a
ritirare gli uomini del mio reparto in località Sant’Ippolito ove essi si erano
accantonati in seguito a mie disposizioni che io detti quando il signor
Prefetto mi aveva autorizzato di spostare il reparto a Pietrafitta ove erano
gli uffici della Prefettura, la Protezione
Antiaerea e l’UNPA (Unione Nazionale Protezione Antiaerea).
La contrada Sant’Ippolito si trova a soli 4 Km da Cosenza mentre Pietrafitta è
a 15 Km. Tranquillizzai i miei graduati dipendenti dopo di averli assicurati
che io sarei rientrato appena ristabilito. Mi consta che durante la mia assenza
per malattia i miei militi hanno compiuto ugualmente il loro dovere. Mi
protesto quindi innocente e chiedo di essere scarcerato o per lo meno di esser
posto in libertà provvisoria
Niente da
fare, l’ingegnere Colistro resta in carcere. Non in quello di Cosenza, però,
perché è stato così danneggiato dai bombardamenti da consentire l’evasione di
qualche detenuto. Il carcere prescelto è quello Mandamentale di Mormanno, dove
Colistro viene sottoposto a visita fiscale dal Sottotenente Medico Domenico
Sarno il quale lo trova affetto da calcolosi
renale bilaterale e cistite secondaria con emissione di urine sanguigne
.
Ciò che preoccupa di più, però, sono le parole con le quali conclude la
relazione: Tale stato morboso può essere
letale  perché le attuali condizioni
d’ambiente aggravano i fatti morbosi in atto
. Quel carcere non è idoneo per
ospitare un detenuto nelle condizioni fisiche di Colistro e, il 23 settembre,
gli viene concessa la libertà provvisoria.
Nel frattempo
l’avvocato Benedetto Carratelli, difensore di Colistro, invia al Tribunale
Militare una memoria difensiva nella quale sostiene che la presenza a Cosenza
dei Vigili del Fuoco, a partire dal 28 agosto 1943, sarebbe stata quasi
inutile, dato che, in conseguenza dei bombardamenti, la città è rimasta
senz’acqua, affermazione che contraddice il suo stesso assistito il quale aveva
dichiarato che dopo il bombardamento del 28 agosto si era recato nel rione
Panebianco con due autopompe e il 29 era stato spento l’incendio del palazzo ex
sede dell’Intendenza di Finanza. In più, gli incendi non sarebbero stati
provocati dalle incursioni nemiche ma da ladri
di mestiere e… occasionali
i quali, profittando
dell’immane calamità, hanno saccheggiato i più ricchi depositi di generi
alimentari e i più lussuosi magazzini della città nuova e poi vi hanno
appiccato il fuoco per dare l’impressione che tutto era sparito per l’azione di
bombe incendiarie
, con la conseguenza che il fuoco, partito dai magazzini,
si è propagato alle sovrastanti case di
abitazione
. Quindi Colistro non
avrebbe potuto spegnere, senza acqua, gli incendi e la responsabilità di tanta
devastazione deve ricadere sugli accusatori del Colistro stesso, cioè su coloro
che avevano il dovere di impedire la consumazione dei furti
. Poi Carratelli
punta l’indice contro le altre accuse
false e calunniose
basate sulle
insolenti direttive di un malfamato Vice Brigadiere dei vigili del fuoco, tale
Gordano, responsabile di inesecuzione di ordini e di sparizione di materiali!!!
L’Ing. Colistro è un religioso del dovere;
affermare che egli abbia abbandonato il suo posto di responsabilità durante le
incursioni nemiche è infame calunnia
.
A supporto di
questa tesi vengono citate come testimoni numerose importanti personalità.
Ma non basta.
Carratelli sostiene che il suo assistito, contrariamente a quanto verbalizzato,
avvertì l’Ecc. Prefetto la sera del 2
settembre us del suo stato d’infermità
e ne indica anche le modalità: Nel pomeriggio del 2 settembre  l’Ecc. Prefetto, il Barone Carlo Campagna, il
medico ufficiale Sanitario del Comune, dott. Ruggiero, con l’ing Colistro si
recarono a Pietrafitta. Consumatovi il rancio, il Capo della Provincia

(Carlo Campagna. Nda) e gli altri
ripartirono; il Colistro, che già aveva avvertito la propria indisposizione,
restò, informandone il sig. Prefetto. Questi può avere facilmente dimenticato,
ma la circostanza è vera: le coliche renali con ematurie determinarono il
paziente a ritornare in famiglia, a Grimaldi, dove avrebbe avuto assistenza sanitaria
e familiare
.
Il
commendator Giovanni Palaia, Procuratore
della Legge
(non più del re. Nda), per vederci più chiaro comincia con
l’ascoltare il Prefetto il quale esordisce confermando e ratificando la sua
lettera di denuncia del 9 settembre, poi riferisce
Ricordo che una volta io stesso mi sono
recato in S. Ippolito per costringere i vigili a venire a Cosenza per domare
gli incendi, altre volte incaricai di chiamarli il dott. Franco Porfidia,
Commissario Prefettizio del Comune
– È vero che
il 2 settembre foste con Colistro e altri?
Il due settembre fui effettivamente nella
località in cui si trovavano i vigili del fuoco, dove consumai da solo una
frugale colazione. Feci ritorno a Cosenza verso mezzogiorno. Escludo che in
tale occasione l’Ing. Colistro abbia manifestato il desiderio o l’intenzione di
allontanarsi dal Reparto perché indisposto. Dopo parecchi giorni dal suo
arbitrario allontanamento venni a sapere, per pura combinazione, che si trovava
a Grimaldi
Guai in
vista, anche perché il Tenente Colonnello Pellegrini e il brigadiere dei Vigili
del Fuoco Godrano, ascoltati a loro volta, rincarano la dose
Dice
Pellegrini
L’allontanamento del Colistro dal Comando
del reparto, dovuto alla comune vigliaccheria e solo camuffato da malattia, ha
portato alla dispersione di quasi tutti i vigili del fuoco che, se presenti,
avrebbero certo evitato tanto danno alla città
Anche Godrano
conferma quanto già aveva messo per iscritto nella lettera dell’11 settembre al
Prefetto e aggiunge
Non mi consta che il Colistro negli ultimi
giorni di agosto e nei primi giorni di settembre fosse ammalato. Se così fosse
stato, egli avrebbe, come prescritto, presentato il certificato medico o
avrebbe informato il Prefetto
Il Vigile del
Fuoco Adolfo Covelli, con sorpresa generale, consegna una lettera a firma di
Colistro recapitatagli, non ricorda bene, il 2 o 3 settembre
In giornata, nelle ore possibili, dispongo
che sia fatto lo spostamento di tutti gli automezzi e del materiale qui a
Grimaldi. Dovranno essere presenti tutti i vigili permanenti e tutti gli altri
presenti. Bisogna caricare tutta la benzina, altrimenti rimarremo bloccati.
Bisognerebbe fare di tutto per rimorchiare il camioncino. Il motofurgone, ch’è
già carico di materiale, dovrà essere mandato allo sfascio; la benzina si
potrebbe caricare col motofurgone di Loizzo. Del resto cerca tu di organizzare
come meglio pensi per salvare ogni cosa. Io non mi posso muovere perché ho la
febbre. Ti aspetto stasera a qualunque ora. Cerca di sapere se la mia casa è
salva.
N.B. A voce parleremo…
Perché? Forse
per salvare il materiale? Ma se così fosse, come si sarebbe potuto intervenire
in caso di bisogno? O, forse, si tratta di un tentativo di boicottaggio da
parte di un fervente fascista in vista della caduta definitiva per ingraziarsi gli
Alleati? Tutte ipotesi.
Covelli poi racconta
l’avventuroso viaggio da Cosenza a Grimaldi, fatto col suo collega Lorenzo
Zicarelli.
Giunti a Pietrafitta non potemmo più
proseguire perché la strada, e più precisamente quella vicino a Pian del lago,
era stata bombardata. Tornammo perciò indietro e mi recai da Sua Eccellenza il
Prefetto il quale cercava per ragioni di servizio l’ingegner Colistro.
L’indomani mi diressi alla volta di Grimaldi insieme a Zicarelli. Dissi a lui
che non potevo eseguire l’ordine essendo rimasto con pochi vigili perché gli
altri si erano sbandati e che sarebbe stata necessaria la sua presenza a
Cosenza per decidere meglio sull’eventuale trasporto dei mezzi ed anche perché
era attivamente desiderato dal Prefetto. Il Colistro mi rispose che non poteva
assolutamente muoversi perché non si sentiva bene. mi ordinò, invece, di
trasportare tutto con i vigili che avevo a disposizione e, dopo avere eseguito
l’ordine, di andarcene tutti nelle località preferite e di presentarci a lui
dopo 48 ore dall’invasione, epoca in cui si sarebbe ricostituito il corpo.
Ritornai l’indomani a Cosenza e comunicai l’ordine al Brigadiere Godrano il
quale mi disse che non potevamo muoverci perché il Prefetto aveva disposto che
si restava in residenza. Con noi rimasero solo 6 o 7 vigili
Zicarelli
aggiunge altre circostanze
Ieri (27 ottobre 1943. Nda) mentre ero a passeggio, fui invitato a
recarmi a casa dell’ingegner Colistro e quivi giunto egli mi chiese se
effettivamente avevo reso una dichiarazione scritta riguardante il suo
comportamento, al che gli risposi affermativamente e, mentre ciò dicevamo, egli
per due volte consecutive mandò a chiamare, a mezzo di tal Mauro Paolo
residente a Grimaldi, l’avvocato Carratelli, ma questi non fu rintracciato.
Allora il Colistro mi licenziò dicendomi di tornare da lui alle ore 13 per
parlare con lui e l’avvocato Carratelli ma io non andai. Anche questa mattina
il Mauro è venuto in caserma a cercarmi perché mi recassi dal Colistro, ma io
non ci sono andato
.
– Ricordate
le condizioni fisiche di Colistro quando lo incontraste a Grimaldi? Mangiava
cibi cucinati apposta per lui?
Egli mangiò normalmente, bevette vino e non
mi sembrò affatto sofferente. Posso dire, fra l’altro, che la sera mangiammo
insalata di pomodoro e salame
Molti
testimoni indicati dalla difesa cadono in numerose contraddizioni sulle date in
cui l’imputato ha dichiarato di averli incontrati. Così il Brigadiere dei
Carabinieri Vincenzo De Francesco nel confermare di averlo incontrato dopo il bombardamento
del 28 agosto e di avergli comunicato di un incendio, nega di averlo visto nei
giorni successivi. L’Ispettore delle Tasse Francesco Nigro dice di averlo visto
il 28 e 31 agosto e poi il 1 e 2 settembre; Eugenio Anselmi dice di averlo
visto negli ultimi giorni di agosto, sofferente
con dolore ai reni
, ma poi dovette allontanarsi da Cosenza il 30 agosto e
non può dire niente altro; il Colonnello Emilio Ambrogi, Comandante del 16°
Fanteria, lo ha visto il 28 agosto e che non
gli risulta che il Colistro dal 29 al 3 settembre fosse in Cosenza
; Arturo
Scola lo ha visto nei giorni precedenti
al 29 agosto per le vie di Cosenza
, ma nulla può dire dal 29 in poi,
essendosi assentato dalla città; Giuseppe de Napoli, Agente del Banco di
Napoli, lo ha visto il 31 agosto nei pressi della fontana dei 13 Canali, ma
dopo è stato sfollato e non sa niente; Battista Iacoe, autista di Grimaldi,
dice di essere stato incaricato dalla madre di Colistro di portargli ogni
giorno il desinare speciale che gli
veniva da lei preparato per le sue speciali condizioni di salute
.
Certamente lo ha visto il 31 agosto, ma non può precisare se dal 1° settembre in poi l’ingegner Colistro fosse a Cosenza; il
Professor Dottor Raffaele Pugliese dice di averlo visto a Cosenza nei giorni
28, 29 agosto e 2 settembre; Ugo Pellegrini lo ha visto il pomeriggio del 2
settembre mentre passava in automobile da Cellara, lo fermò e lo invitò a
fermarsi, ma Colistro rifiutò perché si
sentiva male
; padre Geremia Marsico, cappellano dell’ospedale, dice di
averlo visto il 28 e 29 agosto ma dal 30 in poi non lo ha più incontrato perché
il 1° settembre si è trasferito a
Cerisano con l’intero ospedale
; il dottor Ortenzio Amantea, medico di
Grimaldi, è il testimone sul quale gli inquirenti posano maggiormente l’attenzione
In un giorno che non posso precisare, ma
credo nei primi di settembre, forse il 2 o il 3, fui chiamato dall’ingegner
Colistro per una visita medica. Mi riferì che soffriva dolori renali e
vescicali e che orinava sangue da 5 giorni e siccome conosco da anni che egli
soffre di questi mali, mi richiese un certificato medico che io gli rilasciai.
Con detto certificato che attestava che egli soffriva di dolori colici, renali
e vescicali, nonché ematuria, consigliavo assoluto riposo. Il Colistro mi
riferì che le sofferenze rimontavano a 5 giorni e che aveva sempre prestato
servizio
– Dopo quella
volta lo avete rivisto?
Vidi il Colistro per altri 3 o 4 giorni
consecutivi
Quindi il
dottor Amantea avrebbe rilasciato il certificato medico solo in base ai sintomi
riferiti da Colistro e alla conoscenza storica della sua patologia, senza
nemmeno sfiorarlo con un dito, ma il problema è che di questo certificato non
c’è traccia negli atti, così la
Procura della Legge dispone una perizia medica per stabilire
le esatte condizioni di Colistro. Ad eseguirla saranno il Professor Dottor
Giuseppe Santoro, il dottor Matteo Dursi, Medico Provinciale, e il dottor
Achille Mandarino. È il 1° novembre 1943.
Dopo un mese
i periti presentano la loro relazione ed è un colpo mortale per la difesa di
Colistro:
1) L’ing. Oliviero Colistro è sicuramente
affetto, da molti anni, da calcolosi renale bilaterale, specie a sinistra, da
idronefrosi sinistra, da calcolosi vescicale, da insufficiente funzionalità
renale.
2) È perciò verisimile quanto egli afferma
di avere, cioè, sofferto di due coliche renali, verificatesi il 2 settembre
alle 16,30 ed il 6 settembre.
3) Poiché le coliche accusate dal Colistro
non vennero precedute da prodromi, né il Colistro era affetto da infezioni dell’albero
urinario che potevano venire esaltate dall’episodio colica e provocare crisi
febbrili defatiganti e pericolose, riteniamo, accettando in pieno le asserzioni
del Colistro, che durante la decade che va dal 1° al 10 settembre egli sia
stato malato solo per tre giorni (ad abundantiam!!)
4) Riteniamo pertanto che il Colistro, per
sette giorni della decade 1°-10 settembre fosse in condizioni di salute tali da
poter esplicare le sue mansioni di Comandante dei Vigili del Fuoco.
5) Condizioni esistenti, per sua stessa
dichiarazione, all’atto della nomina del Colistro al gravoso Ufficio per cui si
richiede non solo competenza tecnica, che al Colistro non manca, ma efficienza
fisica piena ed assoluta
.
La difesa, da
parte sua, presenta una perizia di parte redatta dal dottor Alberto Talarico,
di tenore completamente opposto:
Gli estensori della perizia a carico del
sig. Ing. Oliviero Colistro, sino al punto in cui han dovuto scrivere in qualità
di medici, si nono mostrati all’altezza della situazione, e di questo il
sottoscritto ne è convinto, perché in qualità di tecnici se ne conosce ed
apprezza l’alto valore; ma quando si nono voluti impancare a giudici, hanno
emesso una sentenza che non è né scientifica, né serena, né obiettiva, perché
non è necessario che lo accesso febbrile accompagni la colica, perché questa
diventi defatigante e pericolosa. Al sottoscritto non importa il pericolo di
vita o di morte; importa affermare con coscienza onesta e serena che il
soffrire, il non dormire, il non poter riposare, il perdere sangue siano
fattori ultra sufficienti per mettere un individuo nella impossibilità di
attendere a qualsiasi lavoro e di qualsiasi entità; perciò , dopo quanto
minuziosamente illustrato, sembra arbitrario affermare, così categoricamente,
che nel periodo di tempo intercorrente fra le due coliche, il Colistro fosse in
piena efficienza, specie quando si considera che questi è un uomo da loro
stessi dichiarato insufficiente
. È il 4 dicembre 1943.
Il 29
dicembre 1943 Oliviero Colistro viene rinviato a giudizio per avere, dalla sera del 2 settembre all’8 settembre 1943, cioè in
caso di pericolo dipendente dalle incursioni aeree sulla città di Cosenza,
abbandonato il suo posto di lavoro di Comandante del 26° Corpo dei Vigili del
Fuoco, in modo che dal fatto è derivato grave danno
.
Durante il
dibattimento, che si apre il 17 aprile 1944, Colistro, per avvalorare la sua
presenza in servizio, esibisce una lettera del Prefetto indirizzata al
Comandante dei Vigili del Fuoco, datata 1 settembre 1943 con l’ordine di mettere subito a disposizione dell’Ufficiale
sanitario di Cosenza l’autoambulanza con l’autista ed un furgoncino con 4
Vigili per la rimozione delle carogne
Ma il
Brigadiere Gordano lo smentisce
Era stato ordinato all’ingegner Colistro di
sgomberare la caserma situata ai “13 canali” da Sua Eccellenza il Prefetto il
31 agosto a sera. Il Colistro aveva dato appuntamento a noi Vigili per il
giorno primo settembre alle ore 7, ma egli non venne, né fu con me e con altri
vigili nel pomeriggio dopo il bombardamento, allorquando si sviluppò un
incendio al rione Portapiana. Nell’occasione la casa del Vigile Grandinetti era
in preda alle fiamme
.
Colistro
insorge e accusa Godrano, Zicarelli e altri Vigili del Fuoco di avere abbandonato
il servizio il 31 agosto e, per questo, di non avere potuto ottemperare
all’ordine del Prefetto. I vigili, a loro volta, denunciano Colistro. Un vero
guazzabuglio e una figuraccia per tutti.
Viene anche
chiarito che non era vera la circostanza della mancanza d’acqua in tutta la
città dopo il bombardamento del 28 agosto, ma che mancò solo a Piazza del Carmine, nel senso che scorreva ma non aveva
pressione
.
Il Vigile del
Fuoco Francesco Del Buono afferma che il suo collega Zicarelli gli raccontò che
Gordano l’aveva costretto a rilasciare una
dichiarazione contro il Colistro
, ma questi nega tutto.
Poi spunta il
famoso certificato del dottor Amantea, dimenticato dal Maresciallo scrivano dei
Carabinieri di Cosenza nel fascicolo di Colistro, solo che, contrariamente a
quanto affermato sia dall’imputato che dal medico, riporta la data del 5
settembre, a scandalo già esploso.
È il 20
aprile 1944 e non c’è altro, si può procedere ad emettere la sentenza che è di
colpevolezza. È il caso di evidenziare alcuni passaggi delle motivazioni: le risultanze processuali, convenientemente
valutate, inducono ad affermare la piena responsabilità dell’imputato, senza
che possa darsi peso alle sue pronte quanto vane giustificazioni, adattate di
volta in volta – anche se a costo di stridenti contrasti – alle singole
situazioni processuali. Giova rilevare anzitutto che non proprio a Cosenza e
non sempre intento al suo servizio egli è stato fino al giorno 2 settembre 1943
poiché, come risulta dalla denunzia sporta dal prefetto a suo tempo, “fin dal
mese di agosto egli si era comportato in modo riprovevole, assentandosi spesso
dalla sede per recarsi a casa sua a Grimaldi valendosi di automezzo del
corpo…”. L’impugnativa fatta in dibattimento contro la denunzia che, secondo la
difesa, conterrebbe voci correnti nel pubblico, è assolutamente infondata
poiché risulta chiaramente nel detto atto che quanto in esso riferito è frutto
di dirette constatazioni del pubblico ufficiale che lo ha redatto e che, per la
sua qualità e le sue funzioni, aveva il diritto ed il dovere di controllare
l’operato dei vigili del fuoco. E tanto la parola del Prefetto merita conferma
in quanto risulta per le stesse affermazioni dell’imputato e di tutti i
testimoni che hanno deposto in merito, che quegli era fermo al suo posto e si
preoccupava del funzionamento dei vari servizi anche quando diversi funzionari
si erano allontanati, alligando tutti – naturalmente – scuse sostenute da
certificati medici. Strana epidemia invero, dovuta evidentemente alla paura
delle bombe, a cui non è sfuggito lo stesso Colistro, tanto più censurabile in
quanto doveva pur sapere che la sua utilità sociale si sarebbe dovuta
dimostrare proprio e soltanto nei momenti di pericolo.
A nulla valgono gli elogi raccolti
dall’imputato prima della guerra, quando la più appariscente, se non l’unica,
attività dei vigili del fuoco si riduceva a qualche esercitazione o parata,
oppure durante la guerra e prima della sua fase critica quando, data la
saltuarietà e la non reiterazione dei bombardamenti, gli interventi si
attuavano a cessato pericolo. È noto infatti che solo nel mese di agosto, e
precisamente dal giorno 28 in poi, le incursioni aeree, dapprima limitate ad un
bombardamento su Cosenza, al lancio di uno spezzone a Paola ed a qualche
mitragliamento sui treni, si sono intensificate in città ed in provincia e
proprio allora, come si rileva dalla denunzia, l’ingegnere Colistro ha
cominciato a tenere quel contegno, culminato poi col completo abbandono del
posto. E davanti alla parola del prefetto del tempo
(Enrico Endrich è stato
sostituito da Pietro Mancini il 20 aprile 1944, un giorno prima dell’emissione
della sentenza. La stesura delle motivazioni è, come da prassi, avvenuta
qualche giorno più tardi. Nda) non
possono certo prevalere compiacenti dichiarazioni di testi, facili a trovarsi
nel campo di compaesani, degli amici e dei conoscenti, in un ristretto ambiente
come quello di Cosenza
.
Accertata l’assenza e stabilito dai periti
che solo parte di detta assenza può essere giustificata da malattia, si
dovrebbe già affermare senz’altro la responsabilità penale dell’imputato in
ordine al delitto ascrittogli poiché il suo allontanamento dal posto di lavoro,
mentre persisteva il pericolo di incursioni aeree, è stato dolosamente voluto
dalle ore 10 del giorno 3 settembre a tutto il giorno 5 successivo e durante il
giorno 8 successivo fino al momento dello arresto. Ma il processo non offre
soltanto le prove di reità già esaminate poiché consente di stabilire che lo
imputato, con prove maliziosamente preparate al fine di ingannare la Giustizia, ha posto in
essere falsamente uno stato di riacutizzazione della sua malattia nei giorni 2
e 6 settembre. La esistenza delle pretese coliche basa infatti sui soli detti
dell’imputato e dei testi Mauro e dottor Amantea, nonché sul referto di
quest’ultimo. Ma queste fonti di prova non meritano valore. Il dottor Amantea,
rendendo la sua deposizione, ha parlato di una sola colica che si sarebbe
verificata “nei primi giorni di settembre, forse il 2 o il 3”, senza far cenno
alcuno a ricadute o fenomeni febbrili ed anzi dichiarando, così come si rileva
dal chiaro tenore della sua deposizione, di essere stato chiamato non per una
visita ma solo per un rilascio di un certificato, che difatti rilasciò
ritenendo attendibili le sole dichiarazione del Colistro che conosceva come
sofferente di tal male.
Dalle contraddizioni in cui è caduto
l’imputato, dai rilevati contrasti tra l’imputato medesimo ed i testimoni, dal
tenore del certificato medico e dalle circostanze riguardanti l’approntamento
ed il mancato uso, o meglio il subdolo uso del certificato stesso, discende una
sola, logica conclusione e cioè che nessuna malattia il Colistro ha avuto
durante il periodo di tempo in esame, salvo quella latente e pregressa, che non
gli ha impedito, a suo tempo, di accettare il posto e di esercitare poi le sue
funzioni, fino a che il pericolo non diventi così continuo ed effettivo da
indurlo ad abbandonare tutto per egoistico e comprensibile – ma non
giustificabile – spirito di conservazione.
Altro che intenzione di riprendere servizio
aveva l’imputato il quale, disponendo arbitrariamente il trasferimento di
materiali ed uomini a Grimaldi, e quindi in un punto notevolmente più lontano
(40 Km) da Cosenza di quanto non fosse l’accantonamento del bivio S. Ippolito,
ed annunziando lo scioglimento temporaneo del corpo, proprio quando e Prefetto
e Colonnello dei Carabinieri cercavano insistentemente di lui e dei Vigili
perché fosse recato un qualche soccorso alla città che bruciava – così come
testimoniano ancora i ruderi di interi isolati distrutti dalle fiamme – nella
speranza che col giungere dello invasore nessuno gli avrebbe chiesto conto del
suo operato, si è messo freddamente in aperta ribellione verso le autorità
superiori e verso le leggi patrie, venendo meno ai suoi più elementari doveri
di funzionario, di cittadino, di uomo
.
Nonostante la eccezionale gravità del reato,
in vista delle menomate condizioni fisiche dello imputato accertate dai periti;
ed anche se il Colistro – che doveva conoscere sé stesso – ha volontariamente
accettato a suo tempo simile incarico che richiede efficienza fisica assoluta,
il Collegio ritiene di dover determinare la pena nella ridotta misura di anni
tre di reclusione. Non ostando i precedenti penali del Colistro ed il titolo
del reato, la pena di cui sopra va dichiarata interamente condonata in virtù
dell’art. 5 R.D. 5-4-1944
.
L’ingegnere
Colistro propone ricorso presso la
Corte d’Appello di Catanzaro la quale, il 27 settembre 1944, elimina dall’imputazione l’aggravante di cui
al capoverso dell’art. 28 R.D. 31/10/1942 e dichiara non doversi procedere
contro il Colistro per amnistia
.[1]

[1] ASCS, Processi Penali.

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