LA DOTE

– Entrate, entrate che ci beviamo un po’ del mio vino –  insiste Antongiulio Stranges per fare entrare i suoi tre amici a casa sua. I quattro, in verità, hanno già bevuto e mangiato castagne arrostite e sono allegri. Antongiulio apre la porta e trova sua moglie Rosa in compagnia del fratello di lei, Pietro. – Ah! C’è pure Pietro! Rosì, piglia un fiasco per gli amici!
Rosa, ha diciassette anni, non è contenta che il marito beva e se ne vada in giro lasciandola da sola con la figlioletta di due mesi, ma non vuole fare scenate davanti a estranei e fa buon viso a cattiva sorte. Tutti insieme si scolano il fiasco di vino, accompagnandolo con delle mele, poi i tre amici e il cognato si congedano e ognuno si avvia, nella notte, verso la propria casa.
Non passano nemmeno cinque minuti che Pasqualina Presta, una vicina di casa di Rosa e Antongiulio, sobbalza sulla sedia messa davanti al braciere. Un colpo di arma da fuoco proprio dietro al muro di casa sua, nella casa dei vicini! In un attimo si riprende ed esce per vedere cosa è successo. La porta dei vicini si apre e Antongiulio esce:
– Che è successo? – gli chiede Pasqualina
– Mi è partito un colpo dalla pistola e credo di avere ammazzato Rosa, aiutala! – le risponde in tono concitato, prima di sparire nel buio.
La donna si precipita dentro e trova la ragazza per terra in una pozza di sangue che si lamenta.
– Rosì… Rosì… Ohi madonnella mia che doveva capitare! Rosì… rispondimi…
– La bambina… vedi se sta bene… – risponde con un filo di voce. Pasqualina si guarda intorno e vede la piccola sul letto che sgambetta, rassicura Rosa, poi le dà un’occhiata più da vicino e si accorge che perde sangue dal collo. Come una furia esce dalla casa e si mette a urlare chiedendo aiuto. Accorre altra gente, si tenta di tamponare la ferita ma è chiaro che deve essere portata subito in ospedale. A forza convincono un autista a caricare la ragazza sulla vettura e, a tutta velocità, partono per la città, mentre qualcuno va nel vicino paese di Torano Castello ad avvisare i Carabinieri.
E Antongiulio?
Appena uscito di casa si dirige verso un dirupo lì vicino e butta la pistola, poi va a casa di un amico, Giovanni Presta. I due si incontrano per strada e Giovanni nota subito che Antongiulio è fuori di sé.
– Compà, che ti è successo? – gli chiede.
– Andiamo a casa tua che ti racconto tutto – gli risponde.
Seduti uno accanto all’altro, Antongiulio comincia il suo racconto.
I medici dell’Ospedale di Cosenza si accorgono subito che le condizioni di Rosa sono molto serie. Ci sono buone speranze che sopravviva ma il proiettile che l’ha colpita al collo le ha frantumato un paio di vertebre cervicali, ha leso il midollo spinale e c’è rimasto conficcato dentro. Nonostante ciò, con un filo di voce riesce a raccontare a un poliziotto la sua versione.
Intanto i Carabinieri di Torano Castello cominciano le indagini per accertare i fatti. Interrogano gli amici e il cognato di Antongiulio e tutti raccontano la serata allo stesso modo. Tutti sono anche concordi nell’affermare che marito e moglie vanno d’amore e d’accordo. In fondo sono sposati da appena un anno e la bambina è la gioia della casa.
Ma è davvero così? Più di qualcuno, a San Martino di Finita, non ne è affatto convinto. Pare che i due litighino frequentemente e frequentemente Antongiulio alza le mani sulla moglie. Ma sono solo voci, a verbale ci sono solo quelle testimonianze che parlano di una famiglia modello. Ai carabinieri non resta che cercare Antongiulio e aspettare che da Cosenza arrivi qualche notizia, semmai Rosa sia riuscita a raccontare qualcosa.
Il mattino successivo Antongiulio si costituisce e racconta al maresciallo la sua
versione:
– Dopo che i miei amici se ne sono andati, mi sono alzato dalla sedia e sono andato a prendere una pistola che tengo nel comò.
– E che volevi fare con la pistola? – lo incalza il maresciallo.
– Che volevo fare… volevo uscire a prendere una boccata d’aria, mi sentivo un po’ stordito dal vino…
– Una boccata d’aria con la pistola? Ma non dire cazzate! Volevi ammazzare tua moglie!
– No! Marescià, e perché avrei dovuto? Io la sera esco sempre a fare due passi e mi piace portarmi dietro la pistola, ecco tutto…
– Della pistola ne parliamo dopo… ora voglio sentire che è successo dopo che hai preso la pistola dal comò.
– Allora… mentre avevo ancora in mano la pistola, mia moglie ha cercato di impedirmi di uscire e ha cercato di disarmarmi. Io, che ero brillo, non volevo che mi prendesse la pistola ed è nata una specie di colluttazione. È stato allora che è partito il colpo…
Il maresciallo non è convinto di questa ricostruzione, ma sente di avere le mani legate se non arriverà niente da Cosenza.
– Va bene… ora mi devi dire dove hai messo la pistola e, soprattutto, dove e con chi hai passato la notte.
Antongiulio non ha nessuna difficoltà a rivelare dove ha buttato l’arma e dove ha passato la notte. Così, accompagnato dai carabinieri, torna nel suo paese, fa recuperare la pistola, ma per interrogare Giovanni Presta ci vorranno delle ore perché lavora un po’ distante dal paese e bisogna aspettare che torni a casa. Sulla strada per tornare in caserma, trafelato, gli va incontro il piantone che ha addirittura chiuso la caserma per precipitarsi a consegnare al maresciallo il verbale dell’interrogatorio di Rosa. Il maresciallo legge d’un fiato e, di tanto in tanto, solleva gli occhi verso Antongiulio, il quale sembra sempre più imbarazzato, poi ripiega i fogli, se li mette in tasca e dice ai suoi sottoposti:
– Chiudetelo bene a chiave, mi raccomando, io torno a San Martino.
Ma cosa era accaduto in realtà? Rosa lo racconta così:
– Mio marito insisteva per raggiungere gli amici e mio fratello, io gli ho detto: “Ma via, non uscire, vuoi continuare a fare il ragazzino come loro? Tu sei sposato!” Lui ha cominciato a insultarmi e a riprendere la storia delle centomilalire di dote che mio padre ancora non mi ha versato. Poi mi ha detto: “Adesso ti faccio vedere io!”. Così dicendo mi si è avvicinato e ha estratto una pistola, che non avevo mai visto prima, dalla tasca e me l’ha puntata contro. Io ero seduta perché stavo allattando la bambina e ho pensato che scherzasse e invece… sono caduta a terra con la bambina in braccio e non ricordo cosa è successo dopo. Non so quanto tempo sia passato, ma quando ho aperto gli occhi ho visto Pasqualina e le ho chiesto della bambina. Ieri sera non è stata la prima volta che mio marito mi ha puntato contro una pistola… io sono sempre riuscita a disarmarlo, ma era un’altra arma, non quella di ieri sera. Spesso si ubriaca e quando torna a casa mi maltratta e mi bastona. D’altra parte, io e mio marito abbiamo cominciato a litigare appena sposati perché la sua famiglia aveva e ha dei risentimenti verso la mia famiglia perché mio padre non vuole darmi le centomilalire di dote che mi aveva promesso, fino a quando mio suocero non comprerà la casa che aveva promesso al figlio.
Un’altra pistola! Il maresciallo chiede in giro e viene a sapere che nella sala da barba di Antongiulio è nascosto un revolver e, in effetti, mentre esegue una perquisizione nel locale, nascosta nella tasca di un cappotto appeso all’appendiabiti, trova un revolver a cinque colpi, carico e in piena efficienza. Rosa ha ragione. Adesso bisogna torchiare per bene Giovanni Presta.
Non c’è bisogno, lui ed altre persone si presentano spontaneamente e raccontano che quella notte Antongiulio ha sparato volontariamente alla moglie, lo ha confessato lui. Addirittura si è rammaricato del fatto che non fosse morta:
– Se fosse morta sarei stato più contento, facevo questi quattro giorni di carcere e tutto sarebbe finito!
Dieci anni gli danno i giudici, ma a Rosa lui  ha dato l’ergastolo, paralizzata in un letto dal 1955 in poi.[1]

[1] ASCS, Processi Penali

Be the first to comment

Leave a Reply