QUANTO VALE UNA FIGLIA?

Il 30 maggio 1894 molte donne sono in fila per prendere l’acqua alla fontana nei pressi della farmacia Molezzi a Cosenza e, nell’attesa, discutono in modo concitato della novità del giorno:
– L’avete saputo che Peppino Bruno e la moglie hanno venduto la figlia a uno studente? – fa una.
– Ma chi, Concetta? Non era la mantenuta di Totonno Mazzarella? – chiede un’altra.
– No, non quella. La piccola, Rosina. Mi pare che deve avere sedici o diciassette anni…
– Che mi dici! Io so che Rosina era stata promessa in sposa…
– Io ho sentito che questo studente, uno di Grimaldi, l’ha pagata ottocentolire!
La discussione procede animatamente per tutta la mattinata e dalla fontana la notizia vola di bocca in bocca per tutta la città.
Ma come sono andati i fatti?
Rodolfo Albi, studente diciannovenne, rampollo di una ricca famiglia di Grimaldi, si sente grande, vive da solo, ha soldi a disposizione e vuole fare come fanno moltissimi in città. Vuole avere una mantenuta, un’amante a pagamento. Nota quella bella ragazza e vuole averla a tutti i costi, sempre a sua disposizione. La segue, si informa, osserva le persone che frequentano la sua casa ma non riuscendo a cavare un ragno dal buco, decide di rivolgersi a una certa Serafina Puzzo, la Cerisanese, che usa fare la ruffiana per arrotondare le sue scarse entrate.
Serafina, che frequenta abitualmente la famiglia Bruno, accetta e gli consiglia di procurarsi dell’oro da mandare come regalo di presentazione. E così avviene. La donna è molto brava nel suo mestiere e riesce ben presto a convincere la famiglia. Oltre agli oggettini d’oro pattuiscono con la Cerisanese che Rodolfo debba versare a Peppino Bruno ottocentocinquantalire in contanti, una piccola fortuna per chi non riesce ad abbinare pranzo e cena nella stessa giornata. Ma nella trattativa si inserisce anche Antonio Savuto, Mazzarella, l’amante dell’altra figlia dei coniugi Bruno:
– Quello è pieno di soldi! La vuole davvero? Vi, ci deve dare almeno tremilalire! – spara grosso. Può farlo, d’altra parte è uno di famiglia, in un certo senso.
– Io non lo so… non credo che accetti… – protesta la Cerisanese, temendo di perdere la sua parte.
– Tu diglielo, magari mercanteggi… scendi un po’… ma lui deve pagare molto di più!
In famiglia sono tutti d’accordo con la linea di Mazzarella e la ruffiana va a contrattare di nuovo e, dopo accese discussioni, trova l’accordo. Ottocentocinquantalire in contanti, la biancheria necessaria per Rosina e una cambiale da duemilalire in favore di Antonio Savuto, da portare all’incasso nel caso Rodolfo si dovesse stancare della ragazza.
Anche Rosina si fa quattro conti e decide che in fondo non le dispiace poi tanto fare la vita della signora con un bel giovanotto invece di stentare la vita. E quando finirà? “Beh, c’è la cambiale e senza dubbio mi dovrà pur dare qualcosa… e poi… poi ne troverò un altro o troverò qualcuno che mi sposi” ragiona tra sé e sé. E il fidanzato? E il matrimonio? “Si metterà l’anima in pace e ne troverà un’altra”.
Finalmente, la sera del 28 maggio 1894, Mazzarella si incarica di accompagnare Rosina dallo studente.
– Ohi figlia mia bella! – la mamma, in fondo, è sempre la mamma…
– Ohi mà! Finiscila e falla andare che non va alla forca! – la rimprovera il figlio maschio, Pasquale.
E così Rosina e Mazzarella si avviano all’appuntamento, che è vicino all’albergo Roma, rinominato da poco “La Marina”. I tre vanno insieme fino all’ingresso dell’albergo, aprono la porta e, prima di andare via, Mazzarella saluta la ragazza:
– Vai… vai… vedi che non stai andando al macello! – le fa Mazzarella strizzandole l’occhio.
I due ragazzi entrano, salgono nella stanza e Rodolfo comincia a consumare ciò per cui ha pagato.
Ma a questo punto nasce un problema per la combriccola. Il problema si chiama Ferdinando Alfano, 20 anni, tipografo da Cosenza.
Ferdinando è il promesso sposo di Rosina e la mattina del 29 maggio, quando va a cercare la fidanzata a casa, scopre la brutta sorpresa.
– È scappata di casa stanotte – si sente dire con tono indifferente dal padre.
Incredulo, se ne va con la coda tra le gambe. È davvero innamorato, il colpo è durissimo, si sente frastornato ma ha un moto d’orgoglio: non si darà per vinto.
Quella risposta proprio non gli va giù. Come è possibile che una figlia scappi di casa e i genitori se ne stiano così tranquilli? Chiede in giro. Qualcuno deve per forza sapere qualcosa. Va a trovare Mazzarella che cerca di glissare sull’argomento. Questo basta a convincerlo che c’è sotto qualcosa di losco. Trova conferme ai suoi sospetti da persone che conoscono bene la famiglia, riesce a ricostruire tutta la tresca nei minimi particolari, mette tutto nero su bianco e va a presentare una denuncia alla Questura.
Il 21 gennaio 1895 il Tribunale condanna i genitori di Rosina a due anni di reclusione, a millelire di multa ciascuno e alla perdita di ogni diritto sulla figlia per avere, a fini di lucro per servire all’altrui libidine, indotto alla prostituzione la propria figlia legittima Rosina di anni 17. Vengono pure condannati Pasquale Bruno, il fratello di Rosina, Antonio Savuto e Serafina Puzzo a 3 mesi di reclusione e trecentolire di multa ciascuno. La condanna sarà confermata in appello.
Che diamine! Siamo o non siamo alla vigilia del XX secolo? E allora, se vendi tua figlia devi andare in galera, se compri la figlia di qualcun altro, no. 
Rodolfo, infatti, secondo la legge vigente non è responsabile di alcun reato ed è libero di cercarsi un’altra mantenuta.[1]

[1] ASCS, Processi Penali.

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